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Ex dipendenti Facebook e Google contro la dipendenza tecnologica

Lanciano la campagna "Truth About Tech". Sotto accusa la connettività costante, che potrebbe minare "lo sviluppo sociale e cognitivo dei bambini"

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Simona Santoni

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Ex dipendenti di alcune delle più importanti aziende della Silicon Valley lanciano una campagna per combattere la dipendenza dalla tecnologia.

L'iniziativa si chiama "Truth About Tech" ("Verità sulla tecnologia") e mira a sensibilizzare sul lato negativo della connettività costante, facendo anche pressione sulle aziende tecnologiche affinché i loro prodotti siano meno avvincenti e manipolativi. Nasce da un'idea del Center for Humane Technology, un gruppo di ex dipendenti di Facebook e Google impegnati a far sì che la tecnologia si riallinei sui migliori interessi dell'umanità. È finanziata da Common Sense, un ente non profit che promuove tecnologia e mezzi di comunicazione sicuri per i bambini.

L'obiettivo principale di Truth About Tech è una campagna pluriennale per educare genitori e figli su come la qualitià di cellulari e altri disposiviti sia capace di dare assuefazione. Lo step successivo è trovare soluzioni, tra cui la richiesta di modifiche di design direttamente ai produttori.

La campagna includerà materiale didattico rivolto alle famiglie che evidenzi i potenziali danni causati dalle piattaforme digitali e le tecniche per attenuare la dipendenza tecnologica, ad esempio disattivare le notifiche o modificare lo schermo in scala di grigi.

Tra i leader di Truth About Tech c'è Tristan Harris, ex etico del design di Google e co-fondatore del Center for Humane Technology.

"Parliamo di dipendenza e tendiamo a pensare, 'Oh, sta accadendo semplicemente per un fatto culturale'", ha detto Harris a Cbs. "La verità su ciò che sta accadendo dall'altra parte dello schermo è che questo sta accadendo per colpa del design. Ci sono un sacco di tecniche che vengono deliberatamente utilizzate per fa continuare a guardare il prossimo video su YouTube, o per tenere i bambini agganciati a Snapchat".

Gli fa eco James Steyer, il CEO di Common Sense, che ha detto al Guardian: "Le aziende tecnologiche stanno conducendo un enorme esperimento in tempo reale sui nostri bambini e, al momento, nessuno li sta davvero ritenendo responsabili". A suo avviso i modelli di business che attirano l'attenzione delle aziende tecnologiche potrebbero danneggiare "lo sviluppo sociale, emotivo e cognitivo dei bambini". Questo il suo proposito: "Quando i genitori impareanno come queste aziende possono trarre vantaggio dai nostri figli, si uniranno a noi nel chiedere al settore di cambiare i suoi modi e migliorare certe pratiche".

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