La lotta contro le fake news passa dall'autoregolamentazione di Google e Facebook

Sollecitato dalla Ue, il Codice di condotta sottoscritto dai big del Web e da numerose piattaforme di pubblicità per scongiurare l'inquinamento da informazioni false delle elezioni europee del 2019

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– Credits: iStock/nadia_bormotova

Luigi Gavazzi

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Una nuova iniziativa congiunta dell'Unione europea e di alcune aziende hi tech per scongiurare l’inquinamento da fake news delle elezioni europee del 2019.

Google, Facebook, Twitter e altre piattaforme, per esempio Mozilla, e alcune imprese di gestione della pubblicità online hanno infatti sottoscritto un Codice di condotta per combattere la diffusione di informazioni false online in Europa.

Si tratta di un passo sollecitato la scorsa primavera dalla Commissione europea, e accolto mercoledì 26 aprile con soddisfazione dalla Commissaria per l’Economia digitale, Mariya Gabriel.

Tuttavia, è un provvedimento in alcun modo vincolante per coloro che lo adottano come linea guida volontaria, salvo un generico impegno morale a rispettarlo e a farlo rispettare.

Gabriel nel comunicato ha anche annunciato che convocherà le parti che hanno aderito al Codice di condotta per discutere le procedure operative per rendere effettivi gli impegni sottoscritti.

Queste alcune delle attività previste nel documento:

- ridurre il più possibile le fonti di ricavi pubblicitari dei siti e degli account social che diffondono contenuti di disinformazione;

- rendere il più trasparente possibile l’attività di pubblicità politica e di discussione di argomenti di importanza sociale e politica;

- ostacolare l’uso dei bot e degli account contraffatti per bombardare Twitter di informazioni errate e false;

- permettere agli utenti di segnalare le fonti di false notizie;

- migliorare il posizionamento nei risultati delle ricerche e nei news feed di contenuti autorevoli e affidabili; garantire però al contempo la visibilità di differenti prospettive politiche. Per raggiungere questi obiettivi i firmatari  collaboreranno con testate giornalistiche allo sviluppo di indicatori efficaci della attendibilità delle informazioni;

- favorire il monitoraggio della diffusione delle informazioni false attraverso l’accesso ai dati delle varie piattaforme online (ovviamente nel rispetto delle norme sulla privacy).

L'assenza di impegni specifici e di obiettivi misurabili rende limitata la possibilità di monitorare il processo di contrasto alla disinformazione, come ha spiegato a Bloomberg News un esponente del cosiddetto "sounding board" - costituito da associazioni di consumatori, e da alcuni media - che la Ue aveva incaricato in maggio di tenere sotto osservazione lo sforzo delle big del web per contrastare la diffusione di fake news.

Per ora di più non si è fatto. Seguiremo da vicino l'iniziativa, e ci auguriamo che abbia successo.

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