Roberto Catania

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Due miliardi di sterline. A tanto ammonta l'investimento che Dyson ha riservato per il suo prossimo progetto. Ma, è bene precisarlo, non si tratta dell’ennesimo aspirapolvere ciclonico.

No. Per il futuro, la società britannica ha in mente qualcosa di più ambizioso, e al contempo più rischioso: un’auto elettrica tutta sua.

Proprio così. La prossima scommessa del marchio capitanato dal visionario James Dyson sarà quella di competere con Tesla e tutti gli altri brand automobilistici nella conquista di quella che, presumibilmente, sarà la prossima frontiera della mobilità. Le stime degli analisti parlano chiaro: il numero di auto alimentate a batteria crescerà nei prossimi anni in maniera esponenziale. Arrivando, nel 2025, a coprire circa il 30% del mercato (fonte UBS Bernstein).

Materiaii, batterie e motori: la tecnologia è già in casa

La domanda, però, sorge spontanea: quali percentuali di successo può avere un marchio che fino ad oggi si è occupato di tutt’altro, tanto più in un mercato così impegnativo come quello automobilistico? Il presupposto di base, spiegano gli analisti, è che l’auto elettrica seguirà un modello di sviluppo completamente diverso da quello tradizionale. Nel quale le attività di ricerca e sviluppo saranno fondamentali.

Su questo fronte, il pedigree tecnologico di Dyson (e i suoi numerosi brevetti) potrebbero avere un peso determinante: la società ha lavorato in questi anni sui materiali leggeri e sulle batterie, due componenti chiave per lo sviluppo dei veicoli senza combustibile. E ha maturato una certa esperienza anche nel settore dei motori elettrici, essenziali per alimentare gli aspirapolveri e gli altri elettrodomestici di sua produzione.

Passo più lungo della gamba?

La vera sfida sarà però quella di convertire questi principi in un mercato assai diverso, per dimensioni e costi. In questo senso gli analisti sono un po’ scettici sulle capacità dell'azienda di sostenere un certo livello di investimenti. Tesla -  sottolinea il Financial Times - è riuscita ad acquisire credibilità grazie agli investimenti dell’azionariato, cosa che Dyson non potrà fare, almeno fintantoché non deciderà di quotarsi in borsa.

Resta poi da capire che tipo di coinvolgimento vorrà avere la società nella produzione dei componenti. Ovvero se deciderà di fare tutto in casa, o se invece lascerà che siano altri a occuparsene. I pregressi del recente passato farebbero pensare alla prima ipotesi, tanto più se si considera che un’auto elettrica dispone di un numero di componenti più basso rispetto a un veicolo a combustibile, ma in certi casi sarà consigliabile affidarsi alla sub-fornitura.

La vedremo nel prossimo decennio

Ad ogni modo. Per capire come sarà in concreto l’auto di Dyson dovremo aspettare il 2020. Quel che si può dire, al momento, è che la società si concentrerà inizialmente su una cubatura modesta per poi scalare su una produzione di massa.

“Sarà un auto abbastanza diversa”, ha comunque precisato James Dyson a chi gli chiedeva qualche anticipazione in merito. Viene ovviamente da credergli. Se non altro per ciò che ha espresso la sua azienda in questi anni. Da chi è stato capace di trasformare l’aspirapolvere in un oggetto “sexy”, del resto, ci si può attendere di tutto.

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