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Cosa rimane della legge di Moore

A 50 anni dalla sua formulazione, le previsioni del fondatore di Intel sono ancora attuali. Ma i limiti del silicio sembrano ormai raggiunti

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Roberto Catania

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Tre anni dopo aver fondato Intel, Gordon Moore pubblicò su Electronics di McGraw-Hill, una rivista specializzata in elettronica, un articolo destinato a lasciare un segno indelebile su tutto l’Universo delle nuove tecnologie. In esso si faceva riferimento all’evoluzione dei componenti elettronici e in particolare a quella dei processori: il numero di transistor all’interno di un circuito integrato - scriveva Moore a quel tempo - raddoppia ogni 12 mesi.

Quando la previsione diventa legge
L’osservazione di Moore si basava su semplici considerazioni empiriche. Ma per l’industria dell’elettronica, e in particolare per quella dei microprocessori, assurse ben presto a vero e propria assioma. Fu definita, non a caso, legge di Moore, quasi a sottolineare il carattere deterministico di quell'enunciato. In effetti le previsioni di Moore si rivelarono corrette, sebbene fu necessario - di tanto in tanto in tanto - ricalibrare le prospettive: dai 12 mesi del primo enunciato del 1965, si passò ai 24 mesi di fine anni Setttanta, per arrivare a quella che ad oggi rimane la formulazione ufficiale della legge, ovvero che le prestazioni dei processori raddoppiano ogni 18 mesi.

Un'evoluzione che non ha pari
La legge di Moore è stata per molti anni una vera e propria bussola per lo sviluppo tecnologico, e non solo per i produttori di processori. C’è stato un tempo in cui l’industria hi-tech pareva correre a una velocità folle solo per soddisfare l’incremento delle prestazioni sancito dal fondatore di Intel. In 50 anni - non dimentichiamocelo - siamo passati dal mainframe all’iPhone 6, e ciò lo dobbiamo soprattutto ai progressi compiuti dall’industria del silicio. Basti pensare che all’inizio degli anni Settanta un chip conteneva circa 2300 transistor mentre oggi ne conta circa 5 miliardi. Se l’industria automobilistica fosse cresciuta allo stesso ritmo, fa notare Re/Code le macchine di oggi viaggerebbero a velocità di circa 800 km/h e costerebbero… un dollaro e 50 centesimi.

Il silicio ha il fiato corto
A distanza di 50 anni dalla sua formulazione, la legge di Moore sembra però aver perso il vigore degli anni migliori. Ancorché il numero dei transistor continui ad aumentare, i limiti fisici del silicio sono tali da far pensare a un appiattimento della proporzioni enunciate a suo tempo dal fondatore dei Intel. Che oggi, alla veneranda età di 86 anni, ammette: "La mia legge potrebbe non essere più valida fra 10 anni". Poco male. Se non sarà il silicio, ci sarà qualche altro materiale (il grafene?) a consentire all'umanità di progredire a ritmi vertiginosi. Qualunque sia lo scenario che ci attende vale comunque la pena oggi più che mai sottolineare il lavoro di Moore e di tutti i gli altri grandi visionari dell’elettronica del silicio: i progressi compiuti dall'industria dei semiconduttori negli ultimi 50 anni delle nuove tecnologie hanno guidato la produttività, l'economia e, probabilmente, buona parte dell'evoluzione della società moderna.

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