Roberto Catania

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Sulla carta dovrebbero essere due concetti agli antipodi. Da un lato il food, anzi, lo slow-food, l’idea di valorizzare il cibo, partendo dalle buone materie prime. Dall’altro le tecnologie della cosiddetta delivery economy, quelle che negli ultimi anni ci hanno permesso di avere servizi e prodotti da qualsiasi luogo (e in tempi rapidissimi) passando da semplici applicazioni mobili.

Eppure sono proprio questi due ingredienti ad aver dato a Cortilia lo slancio per costruire la sua personalissima storia di successo. Sono i numeri a parlare: il primo mercato agricolo online - così amano definirlo i suoi creatori - cresce ogni anno del 20%, ed è diventato il punto di riferimento per tutti quegli italiani che la frutta, la verdura, la carne, il pesce, il formaggio e gli altri beni di primi necessità non vanno a prenderli al supermercato, ma preferiscono comprarli direttamente da casa, con un paio di clic da PC o telefono cellulare.

Questione di comodità, ma non solo

"Non è solo una questione di comodità", ci tiene a sottolineare Marco Porcaro, CEO e fondatore della società. "Dietro l’affermazione di Cortilia c’è anche e soprattutto la volontà di molti consumatori di avere un partner che selezioni per loro i prodotti migliori, quelli che spesso è difficile trovare nella grande distribuzione".

Principali utilizzatori del servizio sono le donne residenti nelle grandi città. Lavoratrici, perlopiù, che hanno poco tempo da dedicare alla spesa fisica, ma anche molto attente a quello che portano in tavola ai propri familiari.

Non è un caso che i principali utilizzatori del servizio siano le donne residenti nelle grandi città. Lavoratrici, perlopiù, che hanno poco tempo da dedicare alla spesa fisica, ma anche molto attente a quello che portano in tavola ai propri familiari. Per molte di loro, Cortilia è diventato una sorta di gruppo d’acquisto digitalizzato, quasi un personal shopper della spesa alimentare.

"Il principio di base non è molto diverso", spiega Porcaro. "Come i GAS anche noi amiamo i prodotti di qualità, le eccellenze regionali, ma abbiamo scelto una strada diversa per la distribuzione. Siamo noi a farci carico di tutto il processo, dalla gestione dell’inbound fino alla consegna a casa. In questo modo produttore e consumatore possono concentrarsi su ciò che conta davvero: da un lato realizzare il miglior prodotto possibile, dall’altro sceglierlo e acquistarlo per averlo in tavola il prima possibile".

Cortilia

Marco Porcaro, fondatore e CEO di Cortilia – Credits: Cortilia

Un servizio condito da tanta tecnologia

Per gestire tanta complessità -  il catalogo ad oggi conta più di 1500 referenze provenienti da quasi 150 aziende agricole - Cortilia ha scelto la strada degli investimenti tecnologici. Che si sono tradotti soprattutto in grandi lavori di sviluppo software per gestire le continue triangolazioni fra il suo back-end, i produttori e i clienti. In alcuni casi si ricorre pure all’intelligenza artificiale, sempre più strategica quando si tratta di capire quali sono i prodotti significativi per ciascun cliente. 

Il risultato è un servizio che in 5 anni ha abbattuto i tempi di consegna dalle 72 ore di media alle attuali 24 ore.  "In molti casi" - ci tiene a sottolineare Porcaro con una nota di orgoglio - i nostri utenti possono fare un ordine alla sera per avere i prodotti a casa già dal mattino seguente. Oppure scegliere fra 15 fasce orarie di consegna".

Decisivo, sempre su questo fronte, il rapporto con i produttori, coinvolti in buona parte dei processi, dalla pianificazione della consegna alla gestione del magazzino, e quello con i corrieri specializzati. "Per i prodotti freschi, sottolinea il CEO, è necessario gestire anche tutta la catena del freddo, da 0 a 4 gradi, a temperatura controllata".

Ci sono aziende che hanno cambiato fisionomia proprio grazie al business avviato su Cortilia. Hanno iniziato con un paio di dipendenti, poi via via che arrivavano gli ordini si sono trovati ad assumere nuovo personale

Del successo di Cortilia se ne giova inevitabilmente tutta la filiera agroalimentare: "Ci sono aziende che hanno cambiato fisionomia proprio grazie al business avviato su Cortilia. Hanno iniziato con un paio di dipendenti, poi hanno visto crescere gli ordini e si sono trovati ad assumere nuovo personale. Con molti di loro c'è un rapporto speciale. Ci confrontiamo sui valori che fanno parte del nostro manifesto, dall’ottimizzazione della filiera ai principi di qualità, sostenibilità e tradizione dei prodotti in vendita, dall’attenzione alla tracciabilità e alla sicurezza dei prodotti al rinsaldamento del senso di comunità degli ecosistemi agricoli. Per noi è importante aiutarli a individuare e comunicare le proprie peculiarità facendo leva sullo storytelling. Il sistema agroalimentare deve ancora evolversi, soprattutto per ciò che riguarda il concetto di imprenditorialità, ma le basi sono buone, è bello vedere questo ritorno alla campagna, ci sempre più giovani che si dedicano a produzioni agricole di qualità.

Rischio Amazon? Meglio concentrarsi sulle opportunità

Di fronte a un servizio così ben avviato, suona quasi strano scoprire che non ci sono ancora utili in cassa, ma - ci tengono a precisare i responsabili  - tutto risponde a una logica di business ben precisa.

"Con i nostri investitori (dietro la società c’è P101, società di Venture Capital specializzata in investimenti early stage nel settore digitale, ndr) abbiamo deciso di rimanere ancora focalizzati sulla parte di sviluppo, crediamo ci sia ancora molto lavoro da fare per scalare il servizio a livello nazionale".

Che significa da una lato ampliare il bacino d'utenza - ad oggi sono 12 le province e città italiane servite (Milano, Monza e Brianza, Varese, Como, Pavia, Lodi, Bergamo, Brescia, Novara, Torino, Bologna, Modena) - dall'altro lavorare sulla multicanalità, cercando un punto di contatto con il canale fisico. "Tutto ciò comporterà un alto livello di spesa", commenta il numero uno di Cortilia. Ma con questo tasso di crescita e un mercato così vasto - la spesa dell’approvvigionamento alimentare in Italia è di 110 miliardi di euro l’anno - la profittabilità sarà solo una naturale conseguenza. L'ambizione della società è arrivare prima o poi a quotarsi in Borsa".

Amazon? Non è una minaccia, ma un'opportunità. Per fare cultura in una Paese che fa ancora fatica a comprendere i vantaggi di un certo genere di servizi online

Quanto all’eventualità che Amazon prima o poi possa cannibalizzare anche il nostro settore alimentare, l’impressione è che da queste parti non ci sia grande preoccupazione: "Non li consideriamo come minaccia, ma come creatori di opportunità. Società come Amazon hanno avuto e hanno tuttora il merito di fare cultura. Gli italiani stanno finalmente cominciando a farsi qualche domanda sui vantaggi che questo genere di servizi è in grado di offrire".

Come dire che in questo momento è più importante provare a cambiare i comportamenti d’acquisto dei nostri connazionali - fra i più diffidenti a livello europeo in termini di predispozione agli acquisti online - piuttosto che pensare di difendersi dall’avanzata inesorabile dei grandi colossi dell’economia digitale.

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