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Come saranno i trasporti del futuro

Auto volanti, aerei supersonici, treni ad altissima velocità. Il punto sui progetti concreti al decollo nei prossimi anni

Treni-apertura

Marco Morello

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Ci sono gli aerei che sbriciolano il muro del suono, i treni in grado di saettare sottovuoto, gli elicotteri elettrici che si credono taxi e infine l’evoluzione più ardita, strappata dalle pagine di un libro di fantascienza: l’automobile volante. Una macchina con le eliche sul bagagliaio, capace di staccarsi dall’asfalto. E nessuna di queste è una visione di un orizzonte vago: sono tutti progetti reali, in cantiere, in arrivo nei prossimi cinque anni.

«Nell’ultimo secolo il mondo dei trasporti quasi non si è evoluto, mentre le città sono diventate trappole per uomini. Sta per cambiare tutto: spostarsi diventerà semplice, veloce, intermodale. Per raggiungere la propria destinazione si avrà a disposizione un ampio ventaglio di mezzi, alcuni oggi impensabili». A confermarlo a Panorama è Bibop Gresta, imprenditore di origini italiane vissuto per 14 anni negli Stati Uniti. Qui il più geniale inventore contemporaneo, Elon Musk, lo ha autorizzato a concretizzare una sua intuizione: Hyperloop. Un treno che corre in una rete di tubi in cui un sistema di pompe succhia via buona parte dell’aria. Così l’attrito svanisce e la capsula, con un massimo di 40 passeggeri a bordo, può raggiungere i 1.200 chilometri orari, il triplo della velocità potenziale di picco del Frecciarossa nostrano. Con dispendi di energia pari a un decimo di quelli odierni: «Anzi, installando pannelli solari sulla superficie delle gallerie, si arriva a generare il 30 per cento di energia in più di quella consumata» spiega Gresta, che ha co-fondato la società Hyperloop Transportation Technologies e dà lavoro a 800 persone in 42 Paesi. Ha già vari progetti siglati in giro per il mondo, mentre «in Italia sono state individuate due tratte in due regioni». Altri dettagli restano top secret. Di sicuro, il primo percorso a livello internazionale sarà inaugurato l’anno prossimo ad Abu Dhabi.

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L’aereo Overture dell’americana Boom – Credits: Boom Technology

Bisognerà invece attendere il 2023 per salire a bordo di Overture, il jet costruito dall’americana Boom che, in verità, è un ritorno alle origini: riporta in vita la tecnologia del Concorde. Già, proprio l’aereo supersonico, in grado di viaggiare circa due volte più rapidamente del suono (Overture arriverà a 2.335 km/h, un velivolo di linea oggi si aggira intorno ai 1.000). Rispetto al suo glorioso predecessore, ha un’aerodinamica più spinta, materiali alleggeriti (fibra di carbonio), motori potenziati. E non sarà per pochi intimi: avrà fino a 75 posti, tutti con accesso al finestrino. E tariffe paragonabili a quelle delle attuali Business Class, ma con tempi di percorrenza più che dimezzati: tre ore abbondanti anziché sette per andare da Londra a New York, quasi sette e non quindici per spostarsi da Sydney a Los Angeles. Il mondo sembrerà una prateria meno sterminata.

All’affare è interessata un’altra azienda storica statunitense, la Lockheed Martin, che collabora addirittura con la Nasa per spedire tra le nuvole l’X-59, un aereo supersonico capace di risolvere il problema più fastidioso di questa tecnologia: l’insopportabile chiasso che fanno i suoi motori. Gli ingegneri promettono di ridurlo a un rumore soffuso. Staremo a sentire: i voli di test sono previsti per la fine del 2022 su città americane come Chicago. Un anno più tardi, a Los Angeles, Dallas e Melbourne, dovrebbe partire Elevate, il progetto di Uber per collegare grandi metropoli con i sobborghi o città vicine tramite piccoli aerei a decollo e atterraggio verticale, dunque senza rincorsa. I trasbordi si ordineranno tramite un’applicazione sullo smartphone e ospiteranno più passeggeri, come avviene già oggi per risparmiare sui tragitti in auto. «Premere un pulsante e prenotare un volo è un traguardo molto più vicino di quanto possiate pensare. La nostra visione è spostare in cielo la condivisione delle corse tramite taxi aerei completamenti elettrici che sono green, silenziosi e sicuri» sintetizza Eric Allison, responsabile di Uber Elevate.

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PAL-V, progettata in Olanda, è una vettura biposto che può decollare – Credits: PAL-V

E mentre quelle raccontate fin qui sono tutte soluzioni che richiedono di affidarsi a un pilota, c’è una rivoluzione dei trasporti che ci vedrà protagonisti al volante. Anzi, alla cloche. O meglio, a un ibrido di tutti e due. Costruttori come le americane Terrafugia e Nft (quest’ultima con un un’unità operativa in Israele) hanno mostrato i loro prototipi di auto volanti. L’olandese PAL-V, intanto, ha iniziato a venderle: il nome è un’abbreviazione di «Personal air land vehicle», ovvero veicolo personale terra-aria. Il prezzo risulta abbastanza intimidatorio: 299 mila euro, che salgono a 499 mila nella versione con vari optional e personalizzazioni. Peraltro, iva esclusa. Inclusi sono invece i corsi per prendere confidenza con il mezzo, che richiede dimestichezza con comandi molto sui generis: grazie alle sue eliche, gironzola in quota a una velocità massima di 180 km/h.

«Le prime consegne in Europa sono previste per il 2021» ci racconta Joris Wolters della PAL-V. Che la fa semplice, come se stesse parlando di un banale veicolo, non del sogno proibito di generazioni di sognatori: «Si potrà parcheggiare l’aeroplano in garage, guidarlo fino a un’area in cui può decollare e farlo viaggiare in aria per 500 chilometri. Essere bloccati nel traffico sarà un brutto ricordo».

Formule accattivanti e voli (poco pindarici) a parte, la sostanza è che se fosse già sul mercato, PAL-V lo si potrebbe usare da subito: «Servono» chiarisce Wolters «una normale patente di guida e una licenza di pilota privato». Cioè quella di base obbligatoria per chiunque intenda manovrare un aereo: «Bisognerà ubbidire al codice della strada e agli stringenti regolamenti del trasporto in quota». Ma che succederà quando i cieli saranno intasati di questi mosconi a motore? Aumenterà il rischio delle collisioni? «Non pensiamo di venderne subito centinaia di migliaia di pezzi, non è probabile che ci saranno incidenti» spegne la questione Wolters. Il suo è un modo elegante per dire che l’auto volante, come d’altronde l’aereo supersonico, nei primi anni saranno un privilegio per pochissimi. È la prassi per le avanguardie tecnologiche ma è comunque il segnale che qualcosa si muove, che la rivoluzione dei trasporti comincia a decollare. O, almeno, sta prendendo la rincorsa.

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