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Come sarà l'aereo elettrico

La visione di easyJet, che intende usarlo entro i prossimi dieci anni. Intanto ha deciso di compensare tutte le sue emissioni di anidride carbonica

EasyJet-apertura

Marco Morello

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Sulla carta, è tutto molto semplice. Basta dare retta all’immaginazione per elaborare una visione che abbia senso. Al posto dei classici giganteschi motori posti su entrambi i lati, ci sarà un sistema di propulsori distribuiti, capaci di spingere il velivolo all’unisono, come il coro di un’orchestra. E in sostituzione del serbatoio del carburante, nella parte posteriore della fusoliera, per capirci sotto le file dei sedili di dietro, ecco un altro puzzle. Questa volta di batterie che rappresentano un muro di tanti mattoncini, così, se necessario, se ne può sostituire una parte alla volta e non occorre smontare tutto.

Il ruolo della forma

Una mano supplementare la dà la morfologia delle ali, pensate per ottimizzare l’aerodinamica e quindi diminuire i consumi. E poi c’è lo zampino di materiali ultraleggeri o di ultima generazione (la fibra di carbonio e le sue possibili raffinazioni ed evoluzioni) per raggiungere un obiettivo parecchio ambizioso: rendere elettrico qualsiasi volo da qui ai prossimi vent’anni. E prima ancora, nell’arco di due lustri, arrivare a coprire con questa tecnologia le tratte più brevi: intorno ai 500 chilometri, che rappresentano comunque circa il 20 per cento odierno dei posti a bordo venduti da un vettore come easyJet. Ecco la sintesi del video che potete vedere qui sotto e che riassume, spiegandone i meccanismi, l’impegno della compagnia per un futuro green ad alta quota.

Ibrido, tanto per cominciare

easyJet ha deciso di darsi molto da fare sul fronte ambientale, cercando di avvicinare una prospettiva raccontata da molti e da tempo, però sempre con toni fantascientifici. Se qualcuno, tratteggiando il domani dell’aviazione, si concentra su velivoli supersonici che arriveranno fino a dimezzare i tempi di percorrenza dei trasbordi intercontinentali, la low cost ragiona in ottica di efficienza e sostenibilità. Ha perciò siglato un accordo con il costruttore Airbus per sviluppare un progetto di ricerca comune per mezzi del cielo che siano elettrici e, magari prima, ibridi: che cioè possano contare sull’approccio e i carburanti tradizionali in attesa che sia perfezionati quelli puliti. La chiave è non ragionare sugli esperimenti, le avanguardie, le nicchie, ma portare il discorso sulla larga scala. Trasformarlo da eccezione auspicabile in regola. Normalità. In parallelo con Airbus, il vettore ha confermato la sua alleanza con la start-up americana Wright Electric, che è già avanti nella costruzione di un motore elettrico potente abbastanza da consentire a un aereo a nove posti di viaggiare. Di più: ha già portato tra le nuvole un biposto. È il segnale che è tutta questione di scala, non di fattibilità.

L’urgenza di agire

Dal 2000 a oggi, easyJet è riuscita a ridurre le sue emissioni di CO2 per passeggero a chilometro del 33,67 per cento. E mentre avanza verso un futuro tutto a batterie, ha annunciato di voler fare di più da subito: azzerare quelle emissioni. Compensare tutta l’anidride carbonica creata sulle sue rotte, per conto di tutti i passeggeri. Senza chiedere loro un euro in più sul prezzo del biglietto. Lo farà aderendo a progetti di rimboschimento, lotta alla deforestazione, produzione di corrente da fonti rinnovabili e tutto ciò che, calcoli alla mano, pareggerà il suo impatto sul pianeta.

Intanto, a terra

Se ancora è troppo presto per commercializzare voli a propulsione elettrica, ha deciso di adottare questa forma di energia per i sistemi di rullaggio e le unità di potenza ausiliaria. Insomma, per ciò che fa muovere o alimenta i sistemi di bordo quando si trova ancora con le ruote sulla pista. Johan Lundgren, CEO di easyJet, ha così commentato l’iniziativa: «Sono orgoglioso di aver annunciato che da oggi easyJet diventerà la prima grande compagnia aerea nel mondo a volare a zero impatto di CO2, su tutti i voli del suo network. Sappiamo che la compensazione è solo una misura provvisoria in attesa che tecnologie in grado di ridurre le emissioni all’origine diventino disponibili, ma desideravamo agire subito».

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