Roberto Catania

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È la storia a insegnarcelo: una città a misura d’uomo non si progetta a tavolino. Costruire una bella piazza, un cinema o un parco rappresenta solo il primo passo verso lo sviluppo di modello urbanistico che favorisca l’incontro e la socialità, un incipit che ha sempre bisogno dell’esperienza di vita reale per essere verificato.

È il motivo che spinge sempre più esperti di progettazione a uscire dal seminato del disegno per andare sul campo, alla ricerca di spunti che vadano oltre gli aspetti architetturali. Affinché le nostre città evolvano in meglio - questa sembra essere la convinzione di molti ingegneri, architetti, designer e urbanisti - occorre tenere sempre più conto di tutte quelle consuetudini maturate nel tempo, soprattutto per ciò che riguarda le dinamiche di aggregazione sociale.

La luce calata nella società

In un contesto di questo tipo, l’illuminazione avrà un ruolo fondamentale, per non dire decisivo. "La luce è un elemento sociale - ci spiega Don Slater, Associate Professor (Reader) in Sociology della London School of Economics (LSE) - partecipa a definire la vita e lo spazio sociale. Illuminare una strada piuttosto che un'altra può cambiare in modo radicale l’interazione delle persone con il territorio. Per questo è fondamentale tenerne conto, fin dai primi passi della progettazione".

Grazie a un progetto finanziato da iGuzzini, società marchigiana specializzata in soluzioni di illuminazione per interni e per esterni, Slater ha avviato nel 2015 un ciclo di workshop che si è concentrato proprio sul ruolo degli spazi sociali come parte integrante del lighting design. Ne è scaturita una pubblicazione - Social Lightscapes Workshops - che racconta una serie di esperienze di "progettazione sociale" in sei diverse città: Londra, Muscat, Timisoara, Brisbane, Roma e Parigi e Peabody.

"In ciascuna di queste città", spiega il docente, "abbiamo lavorato su metodologie che combinassero il project design con la ricerca sociale. L’idea è che solo dalla convergenza di questi due elementi possano nascere risposte alle esigenze reali delle persone".

Gli insegnamenti della strada

Slater cita il caso di Whitecross, un complesso residenziale di Londra con due accessi, uno principale e l’altro situato sul retro. "Se non ci fossimo confrontati con le persone", spiega il docente, "avremmo sbagliato le nostre valutazioni: avremmo concentrato l’illuminazione su un accesso, quello principale, sottovalutando quello secondario che invece è proprio quello più utilizzato dai condomini".

"La ricerca sociale è importante per comprendere meglio il territorio e i suoi utilizzi", puntualizza Ellettra Bordonaro, Visiting Fellow presso la London School of Economics and Political Science nonché membro del Social Light Movement; "in essa confluiscono tutti quegli aspetti, spesso anche disparati fra loro, che fanno di un territorio qualcosa di vivo. Pensiamo solo a quanta diversità c’è nelle nostre città. Basta passeggiare per strada per rendersene conto: ci sono giovani mamme, coppie di anziani, teenager, persone che portano a spasso il cane, commercianti, pendolari, minoranze etiniche in alcuni casi in conflitto fra loro. La ricerca sociale deve preoccuparsi di analizzare questa complessità e tradurla in proposte di progettazione migliorative".

Un'opportunità per cambiare il volto delle città

È un cambio di paradigma che, va da sé, deve essere accettato anche da chi amministra le città. "Spostare l’attenzione sulle necessità delle persone ci fatto capire in che modo l’illuminazione può migliorare la qualità della vita", puntualizza Don Slater. "La luce dovrebbe focalizzarsi sulle attività delle persone, non solo sulle automobili o sull’efficienza dei costi. Un approccio centrato sull'uomo può sfruttare i tanti input che provengono dalle scienze psicologiche, mediche e comportamentali per comprendere gli impatti della luce sul corpo e sul cervello.

"Progetti di questo tipo sono importanti per costruire nuove metodologie a sostegno della città del futuro", chiosa Massimiliano Guzzini, Direttore Business Innovation di iGuzzini, e Presidente di ASSIL (Associazione Nazionale Produttori Illuminazione). "La luce è un elemento capace di aggregare e che può fornire un importante contributo per risolvere problemi di degrado. Crediamo che in un momento di digital transformation e di forte discontinuità col passato, progettare la luce in base ai suoi risvolti sociali costituisca una grande opportunità per rinnovare le nostre città".

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