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Ces 2020, ora le cuffie si sintonizzano con le nostre orecchie

Basta calibrarle con un test sul telefono. È una delle novità di Harman, che ha anche svelato una soundbar con diffusori staccabili

Harman-Club

Marco Morello

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da Las Vegas

Alla fine, non è altro che logica. Una camicia o un paio di scarpe di un’identica taglia non calzano sempre a pennello, a qualcuno stanno bene, ad altri meno. Così avviene con le cuffie: a parità di sorgente audio ed eccellenza costruttiva, la resa sonora può essere più o meno soddisfacente. Perché le caratteristiche delle orecchie, come i piedi o un corpo, variano da persona a persona. Per questa ragione, Harman ha deciso di rendere l’audio personalizzabile come un abito su misura. Senza bisogno di rivolgersi a tecnici o ingegneri di volta e in volta e, soprattutto, senza sostenere alcuna spesa supplementare. Basta seguire poche istruzioni su una app su uno smartphone, rispondere a un rapido questionario (ci viene chiesto, tra le altre cose, di indicare sesso ed età), infine sottoporsi a un breve test acustico. A questo punto, il gioco è fatto: delle cuffie buone o ottime sulla carta, diventano eccellenti in concreto. Perché tarate sulle caratteristiche dei nostri timpani.

Due anni di studi

«Ci abbiamo messo due anni. Abbiamo condotto studi approfonditi per sviluppare un algoritmo capace di adattare in automatico il suono a ogni singolo ascoltatore» racconta a Panorama.it Damon Johnson, responsabile globale per la categoria cuffie di Harman. Una volta finito il test sul telefonino, l’equalizzazione viene trasmessa alla cuffia per rifinirne le impostazioni: «Ovviamente i risultati non sono scolpiti all’interno del prodotto. Si può ripetere l’operazione ogni volta che si vuole». Per esempio, per prestare la cuffia a un amico o un familiare. Questa tecnologia ha un nome, si chiama Personi-Fi (il riferimento alla personalizzazione dell’alta fedeltà è immediato) e sarà disponibile a partire dalla primavera sulla nuova serie Club, che vanta diverse caratteristiche molto interessanti.

 

Anche il silenzio è su misura

A colpire in particolare è il top di gamma, Club One, che sarà in vendita a 350 euro. Oltre alla batteria da record, fino a 45 ore di autonomia, gli assistenti vocali di Google e Amazon, i controlli touch e altre specifiche consuete nei modelli di punta di JBL, c’è una cancellazione attiva del rumore che è stata ripensata e arricchita. «Grazie a un sistema di microfoni presenti sia all’interno che all’esterno della cuffia, la cancellazione del rumore viene riaggiustata 50 mila volte al secondo. Così è la migliore possibile in ogni singolo istante» ci spiega Johnson. Immaginatevi di essere su un treno: in un certo momento il passeggero accanto a voi sta parlando al telefono, quello successivo c’è un annuncio, un attimo dopo la carrozza su cui siete entra in galleria. La cuffia capta senza sosta i dintorni e fa sì che le impostazioni siano, ancora una volta, personalizzate. Stavolta non alla vostra capacità di percepire il suono, ma affinché rumori molesti non vi disturbino.

Ispirazione elettronica

Le cuffie Club sono un prodotto che danno una sensazione di lusso ed eleganza, con un design che strizza l’occhio all’universo della musica elettronica. Sono state realizzate in collaborazione con grandi dj, a partire dal re della trance Armin Van Buuren. Hanno vari dettagli di pregio, come l’archetto in pelle parecchio morbido al tatto e dunque comodo a contatto con la testa, ma il trucco migliore è quello che non si vede: «Abbiamo usato materiali come il grafene che è leggero e rigido allo stesso tempo, per una resa sonora più accurata».

Quando l’audio non è un gioco

JBL, che ha appena annunciato di avere venduto 100 milioni di cuffie, al Ces ha anche fatto il debutto nella categoria dei dispositivi audio per gli appassionati di videogame, svelando le sue Quantum. Quello delle cuffie per il gaming è un mercato potenziale da 2,8 miliardi di dollari entro il 2023 con un tasso di crescita annuo di vendite di circa il 19 per cento, il pubblico raggiungibile è di 2,4 miliardi di persone che si divertono con console, pc e dintorni. E, specie se molto appassionati, sanno essere tremendamente esigenti. Non è solo fanatismo: percepire o perdere un dettaglio, sentire un nemico avvicinarsi alle spalle, può essere decisivo per vincere una partita.

Dimmi dove guardi, ti dirò cosa senti

Le cuffie Quantum hanno un effetto surround integrato, non uno qualunque, bensì una sua interpretazione sviluppata e raffinata da JBL, che punta a livelli di precisione ossessiva. A bordo c’è un meccanismo che traccia i movimenti della testa del giocatore e aggiusta il suono in base a dove stanno guardando i suoi occhi. Così è un attimo sentirsi davvero dentro il campo di battaglia. Inoltre, l’audio può essere equalizzato in funzione della tipologia di titolo con cui ci si sta cimentando. Perché uno stadio strapieno di tifosi o un’apocalisse di zombie non sono lo stesso caos.

Surround sì, fili no

Assieme al software, quest’anno al Ces Harman ha puntato molto anche sulla parte hardware. In maniera parecchio originale. La JBL Bar 9.1 True Wireless Surround Sound, per esempio, fa quello che promette il suo nome chilometrico: assicura un effetto suono surround senza intasare il salotto di fili. La questione è vecchia: da quando il minimalismo del design contemporaneo (e l’allergia ai cavi domestici) ha fatto diventare un imperativo categorico strizzare un audio avvolgente dentro un diffusore solo, se ne sono viste di tutti i colori. O meglio, se ne sono ascoltate di tante varianti, spesso con prestazioni poco soddisfacenti.

Tre diffusori, ma solo quando serve

JBL rimette in ballo la moltiplicazione dei diffusori, però con il trucco. Sono una coppia e sono staccabili dalla soundbar con un rapido gesto; funzionano a batteria, si dispongono dietro il divano o la poltrona per il tempo di un film o una partita e poi si riattaccano alla soundbar fino all’uso successivo. Abbiamo sentito una dimostrazione, con le due casse accese e spente. La differenza, davanti a una pioggia di frecce o il decollo di un aereo che arrivava alle nostre spalle, è sostanziale. Abbiamo alzato la mano, abbiamo chiesto se devono essere a un’altezza ideale dietro agli spettatori o va bene una qualunque. Per dire, meglio su una sedia, una mensola o un mobiletto? La risposta dell’ingegnere di Harman: grazie a un sistema di microfoni integrati, non importa. Si adattano a qualunque arredo. Come? Fanno rimbalzare il suono nella stanza e aggiustano le loro impostazioni in base alla posizione in cui, di volta in volta, si trovano. A pensarci bene, torna il discorso della personalizzazione totale dell’audio: stavolta non dentro le orecchie, ma tutt’intorno a noi.

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