Roberto Catania

-

Agli aspirapolvere robot bisogna riconoscere un merito (oltre a quello più evidente di averci fatto risparmiare tempo): ci hanno fatto capire che l’idea di vivere con un robot in casa - preconizzata per tanto (troppo) tempo dalla letteratura fantascientifica, prima, e dalla cinematografia, poi - non era poi così campata in aria. E insomma, ben prima che la parola smart home entrasse nel nostro dizionario, questi mangiapolvere automatizzati ci hanno dato un assaggio del futuro.

Va anche detto, a onor di cronaca, che l’interazione con questa prima generazione di colf in plastica e silicio non è stata poi così elettrizzante. Vedendo scorrazzare in modo testardo (e in alcuni casi un po’ ottuso) i primi esemplari di aspirapolveri a guida autonoma, ci siamo resi conto di essere ancora distanti dall’idea avveniristica e hollywoodiana di un futuro pieno di compagni androidi in grado di esaudire tutti i nostri desideri.

Lo hanno capito anche i produttori hi-tech, mai come oggi impegnati a dare un volto nuovo, e per certi versi più umano, ai protagonisti di questa rivoluzione domestica. La fisionomia non c’entra, intendiamoci. Il principio del disco aspiratutto che vaga per casa alla ricerca ossessiva dello sporco è ancora valido, ciò che è cambiato, nel frattempo, sono le funzionalità e soprattutto il tipo di relazione - più evoluto - instaurato con l'uomo.

Neato

– Credits: Neato

Imparare dalle abitudini

"In questi anni abbiamo imparato molto dalle abitudini dei consumatori", ci spiega Avril Murphy, VP Sales & Marketing EMEA di Neato Robotics, marchio americano fra i più noti nel mondo della pulizia automatizzata; "I sistemi di navigazione stanno diventando sempre più sofisticati, gli algortimi sempre più predittivi, le interfacce sempre più evolute".

Neato Robotics, che lo scorso anno è stata acquisita da Vorwerk (il marchio che ha dato i natali al Folletto), è stata la prima società a lanciare un robot aspirapolvere connesso (esempio poi seguito da tutti i principali player del settore), una combinazione che sembra aver dato ai modelli di ultima generazione una marcia in più, soprattutto sul piano del controllo. "La connettività non ci ha permesso solo di introdurre l'avvio e lo spegnimento da remoto attraverso uno smartphone, ma anche di capire e prevedere tutta una serie di eventi che in passato hanno condizionato l’esperienza d’uso".

L’esempio più illuminante è quello che riguarda i movimenti all'interno di casa, e in particolare nelle aree "interdette". "Un tempo, prima di avviare il robot, dovevamo raccogliere tutti i vari ostacoli presenti sul pavimento, dalla ciotola del cane ai Lego lasciati in giro dai nostri bambini. Oggi, con un prodotto di ultima generazione, possiamo impostare delle linee di demarcazione virtuali per dire al robot dove non deve andare".

Neato

– Credits: Neato

Aperti al dialogo

La connettività ha dato ai robot altre due importanti facoltà: da un lato la possibilità di ricevere i cosiddetti aggiornamenti OTA, ovvero di rinnovarsi di continuo con le nuove funzionalità trasmesse a mezzo software via WiFi - “Quando spendi quasi 1000 euro per un aspirapolvere non sei disposto ad accettare di vederlo invecchiare in fretta", puntualizza la Murphy -, dall’altro l'apertura ai comandi vocali. "I nostri nuovi prodotti possono essere comandati tramite gli assistenti vocali come Amazon Alexa e Google Home e questo semplifica ulteriormente l’esperienza d’uso.  Ieri c’era un pulsante fisico sul dispositivo, oggi si fa tutto da smartphone, domani basterà la parola".

Il dialogo, va detto, non sarà solo con gli umani e con i vari maggiordomi intelligenti, ma con tutti gli oggetti connessi di casa. "Stiamo lavorando con IFTTT per creare tutta una serie di interazioni con altri dispositivi intelligenti", ci spiega la responsabile di Neato. "Già oggi possiamo collegare il robot aspirapolvere a una videocamera Nest: in questo modo possiamo chiedere al robot di tornare alla base quando rientramo in casa. La lista delle applicazioni combinate diventerà sempre più corposa, è solo questione di tempo, e di utilità. Vogliamo semplificare ulteriormente l’utilizzo del robot, soprattutto per chi ha poca dimestichezza con le nuove tecnologie".

Neato

– Credits: Neato

Gli aspirapolveri sanno troppo di noi?

Una cosa è certa. Fra tutti i dispositivi smart che ci stiamo portando in casa, l’aspirapolvere robot sembra essere al momento quello più intraprendente: perché si muove, entra in tutte le stanze, capisce le nostre abitudini e - ora - anche i nostri comandi vocali.

Il timore, ovviamente, è che qualcuno possa sentirsi troppo sorvegliato, per non dire spiato. "Nel settore della smart home c’è uno scetticismo storico rispetto alle tematiche della privacy", ammette Avril Murphy, "in fin dei conti si tratta di oggetti che entrano nella nostra intimità. Per quanto riguarda Neato, posso solo dire che siamo stati fin da subito molto restrittivi sulle policy: non condividiamo nulla che riguardi le informazioni personali degli utenti, usiamo solo i dati e le statistiche di navigazione che sono necessari per fare evolvere il prodotto, ad esempio per quanto tempo viene utilizzato il robot o con che frequenza".

Si tratta, in ogni caso, di dati che possono essere scaricati e cancellati in ogni momento, precisa la responsabile. Perché la tecnologia non deve fare paura, soprattutto quando c'è di mezzo un soggetto così controverso come il robot.

Per saperne di più

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Dyson: dagli aspirapolveri all’auto elettrica. Perché la sfida è possibile

La società britannica punta a competere con Tesla per la conquista della mobilità a batteria. Una scommessa rischiosa ma non del tutto insensata

Dyson V6 Absolute: la recensione

Il nostro personalissimo test sulla scopa senza filo del produttore britannico

Perché i robot ci rubano il lavoro

L'automazione alle catene di montaggio aumenta le disuguaglianze: gli operai perdono il lavoro mentre i proprietari continuano ad arricchirsi

Commenti