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Ci conosce e ci riconosce, ecco la tv del futuro

Ubbidisce ai comandi vocali, mette al centro i nostri gusti dappertutto. Diego Cavallari di Philips racconta come vedremo domani

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Marco Morello

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Le stordenti promesse visive dell’8K all’Ifa di Berlino hanno un po’ distolto l’attenzione dalla rivoluzione silenziosa in corso sullo schermo domestico. Anzi, una rivoluzione per niente silenziosa, visto che come in altri ambiti mette al centro il suono che meglio ci connota: la nostra voce. In questo terreno, la possibilità di evitare di premere tasti sul telecomando e cambiare canale, abbassare e alzare il volume, modificare la sorgente delle immagini, pronunciando semplici sequenze di parole. Nulla di nuovo, per quanto finalmente in via di consolidamento nel nostro Paese, dove Google Home è sbarcato da pochi mesi, mentre per Alexa di Amazon bisognerà presumibilmente attendere la fine dell’anno. E però, questa sequela di ordini e azioni conseguenti è giusto l’inizio.  

Capisco chi sei, ti dirò cosa vedrai

Oltre a trasformare la tv in un ossequioso cameriere, la voce può essere un efficace strumento di riconoscimento. Il principale alfiere delle frontiere in vista: «Può identificarci, dando modo al televisore di mostrarci la lista dei nostri canali e programmi preferiti e ricordarci di una partita di calcio. O accorgersi che davanti al dispositivo c’è un bambino, consentendogli di accedere solo ad alcuni contenuti adatti a lui. Sarà la regola» anticipa Diego Cavallari, business & marketing director di Philips TV per l’Italia e la Penisola Iberica.

A ciascuno il suo

La parola chiave s’inserisce in un trend in via di consolidamento: la personalizzazione. Che esce dai confini dalla cornice e ci segue in casa e fuori: «Penso» spiega Cavallari «a quando andremo in un albergo e, grazie allo smartphone, potremo portarci dietro le impostazioni delle luci, il desiderio che quella del bagno rimanga accesa anche di notte, l’orario della sveglia, un promemoria di una serie televisiva che vogliamo vedere. In quest’ottica, il televisore fa parte di un ecosistema più vasto, in cui mantiene un ruolo centrale».

Tante fonti, una sola home page

La sua evoluzione passa da un accorgimento: un’interfaccia unica, pulita, in cui in primo piano spiccano i contenuti prediletti dall’utente, a prescindere dal fatto che arrivino da una piattaforma in streaming o da un canale tradizionale, siano già inclusi in pacchetto di abbonamento o sia necessario acquistarli. Il palinsesto su misura, ecco. Un mosaico che va oltre l’idea stessa di palinsesto: tutto è subito, pronto per il play. Un effetto che, alle spalle, richiede uno sforzo tecnologico. «Perciò» ricorda Cavallari «già l’anno scorso abbiamo puntato per i nostri modelli su un processore cucito su misura addosso ai contenuti on demand». Che li tratta con la dovuta cura (o attenzione, scegliete voi), li migliora, li rende fluidi come avviene per quelli che transitano dalla parabola o corrono sul digitale terrestre.

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Il nuovo Oled 903 di Philips – Credits: Philips

Bel vedere e ben sentire

A Ifa, quest’anno, Philips ha cercato di superare un altro vecchio dilemma dei modelli di ultima generazione, ossessionati dall'essere a dieta e, da ciò, legittimati a risparmiare sulla parte audio. Con uno sgradevole effetto collaterale: costringere chi li compra a mettere di nuovo mano al portafoglio per una soundbar o un sistema audio all’altezza. Il nuovo modello Oled 903 pone invece a frutto una collaborazione con gli specialisti del suono di Bowers & Wilkins. Disponibile a partire da ottobre in due tagli, da 55 e 65 pollici, assieme a un’eccellente qualità visiva con una luminosità generosa e un contrasto ottimizzato fotogramma per fotogramma per ottimizzare la resa delle immagini, suona parecchio bene in un ingombro contenuto.

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Particolare del sistema audio sviluppato con Bowers & Wilkins – Credits: Philips

In scala, ma potente

Panorama.it ha potuto partecipare a una prova a porte chiuse in cui i tecnici di Bowers & Wilkins hanno mostrato come sono riusciti a inserire nello spazio limitato sotto il televisore tecnologie e dotazioni tipiche di un diffusore ingombrante. La promessa da catalogo è la solita cascata d’ottimismo: «distorsioni estremamente ridotte, qualità e chiarezza dei dialoghi, prestazioni dei bassi incrementate in modo significativo». Proclami a parte, ascoltando la stessa scena di un film pieno di effetti speciali e una canzone prima su un modello dell’anno scorso, poi sull’Oled 903, nel medesimo ambiente e senza particolari accorgimenti d’isolamento acustico, la differenza è apprezzabile. Innegabile. Il salto in avanti notevole. Se rivoluzione della tv e dell’accesso ai suoi contenuti deve essere, che lo sia su un contenitore all’altezza.

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