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Carne artificiale, manzo, anatra e pollo hi-tech sono pronti

Lo assicura David Kay di Memphis Meats, la start-up californiana che cucina in provetta il cibo del futuro

Aspetto e consistenza, da crudi come da cotti, sono uguali a quelli di un hamburger o di una polpetta di manzo, sono identici a una qualunque fettina di petto d’anatra o di pollo. E chi ha potuto assaggiarli («già centinaia di carnivori di lungo corso»), assicura di non aver sentito differenze: «Il sapore non muta, rimane quello che ci si aspetta. Sono deliziosi».

A cambiare, anzi a essere completamente stravolto, è il procedimento con cui li si ottiene. Non da un macello, ma in laboratorio: «Partiamo da cellule di alta qualità di bestiame. Determiniamo le più capaci a riprodursi da sole e garantire la migliore consistenza e aroma. Le alimentiamo con gli stessi nutrienti che gli animali mangiano normalmente, lasciamo che le cellule crescano finché non sono pronte per essere raccolte, preparate e consumate. In tutto occorrono dalle tre alle quattro settimane, dipende dal taglio».

Gustosa, sana e pulita

A parlare con Panorama è David Kay, responsabile della sostenibilità di Memphis Meats, start-up della Silicon Valley specializzata nel realizzare carne artificiale. Sintetica. Dall’impronta ambientale ridotta: «Un prodotto che richiede fino al 90 per cento in meno d’acqua, consumo del suolo ed emissioni rispetto a quello tradizionale». Ed è potenzialmente più salutare per l’organismo: «Ci aspettiamo che garantisca una significativa riduzione del rischio di contaminazione batterica. Oggi la maggior parte dei germi si diffonde dalle feci e dall’intestino al momento del macello. Una fase che noi cancelliamo». Per la gioia degli animalisti e, chissà, i ritrovati appetiti di fronde di vegetariani o vegani: «Pensiamo di poter far felici molte persone che si sono allontanate dalla carne convenzionale».

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Un piatto preparato con il pollo artificiale – Credits: Memphis Meats

Finanziatori di peso  

Memphis Meats non è l’unica realtà attiva nel tracciare in provetta le traiettorie del cibo del futuro, ma viene considerata le più quotata e promettente, a cominciare da grandi visionari come Bill Gates e Richard Branson: poche settimane fa i padri dei colossi Microsoft e Virgin hanno partecipato a un investimento da 17 milioni di dollari per accelerare il cammino della società di David Kay. Che sarà tra gli ospiti dell’ottavo Forum Internazionale su Alimentazione e Nutrizione organizzato dalla Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition (BCFN), in programma a Milano fino al 5 dicembre. Un evento per cercare risposte a 360 gradi alle emergenze del nostro sistema alimentare, anche alla luce dell’aumento della popolazione: «La domanda di carne» conferma Kay «sta crescendo rapidamente su scala globale». Secondo la Fao, quasi raddoppierà entro il 2050: «Il modo in cui viene classicamente prodotta lancia sfide all’ambiente, alla salute dell’uomo e degli animali stessi. Vogliamo portarla nel piatto in maniera sostenibile e, in parallelo, economica».

Benessere anche in tasca

Perché l’altro grande obiettivo dell’azienda americana è renderla un’alternativa persino più conveniente per il portafogli, sebbene non subito. «Entreremo sul mercato a un prezzo premium» prevede il manager: «Ma creando economie di scala, ci aspettiamo che quel prezzo cali in modo significativo, diventando persino più basso della carne tradizionale».

Sulle cifre precise la società preferisce non sbilanciarsi, così come sulla data di un ingresso sugli scaffali, ma in un articolo pubblicato dal quotidiano The Wall Street Journal i vertici della start-up avevano parlato di un debutto di polpette e hamburger hi-tech entro il 2021. Anche perché, nel frattempo, bisognerà ascoltare il parere delle autorità sanitarie, chiamate a valutare la salubrità per gli esseri umani di questi prodotti prima del via libera alla commercializzazione.

La parola ai regolatori

Senza necessariamente regolamentarli in modo specifico: «Siamo fiduciosi che si possa rimanere dentro il quadro normativo vigente» chiosa Kay, suggerendo che non dovrebbero servire aggiustamenti da parte del legislatore. «Tutto quello che facciamo» precisa «è ricreare all’esterno un processo naturale che, tipicamente, avviene all’interno degli animali». Evitando di rimpinzarli di cibo perché crescano pasciuti e più in fretta, eliminando la necessità di macellarli in massa per sfamarci. «Tra vent’anni, sarà bizzarro allevare un animale per ucciderlo» scommette Ryan Bethencourt, investitore di Memphis Meats e vegano.

Se la carne in provetta sarà davvero buona, sana e accessibile come promettono i suoi demiurghi, qualsiasi remora etica che voglia ostacolarne la diffusione potrebbe verosimilmente rimanere fuori dal piatto.

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