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Cambiare tv: modelli, regole e bonus. La guida

Il passaggio al nuovo formato DVB-T2 avverrà a partire dal 2021 ma chi ha in casa televisori vecchi rischia di dover acquistarne presto uno nuovo

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Alessio Caprodossi

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Molte famiglie italiane dovranno tra poco cambiare il televisore. La “colpa” è dello switch-off programmato nel biennio 2020-2022 che - concettualmente replica il passaggio dall’analogico al digitale terreste completato nel 2012 - consentirà il passaggio al nuovo standard DVB-T2 (cioè Digital Video Broadcasting – Second Generation Terrestrial) con la nuova codifica HEVC (che sta per High Efficiency Video Coding). Una migrazione che garantirà trasmissioni più efficienti e allargherà la definizione 4K a quasi tutti i canali, risparmiando anche banda da dedicare poi all’Internet of Things, che arriverà nelle case di tutti con il diffondersi del 5G. Il cambio di passo a livello televisivo nasce proprio per far spazio alle reti di quinta generazione, che sfrutteranno la banda dei 700 MHz, dedicata alle trasmissioni televisive finché non è stata acquistata dagli operatori mobili. Tale scenario costringe, perciò, le emittenti tv a riorganizzarsi dovendo rinunciare a circa un terzo dello spettro elettromagnetico.

Cosa succede fino al 2021

Il passaggio al nuovo standard non sarà diretto, poiché troppo complesso, ma guidato mediante un intermezzo con l’abbandono dell’attuale sistema di codifica digitale Mpeg2 in favore del più recente Mpeg4 (in Francia è stato adottato nel 2016), che per intenderci è quello utilizzato dai canali HD sul digitale terrestre. Per questo primo cambio, la maggior parte dei televisori dovrebbero essere salvi, perché si tratta di una tecnologia in dote a monitor venduti da un decennio e solamente i prodotti ancora più vecchi potrebbero aver bisogno di essere affiancati da un decoder. Per scacciare ogni dubbio in merito, oltre al controllo sul sito del produttore (è sufficiente inserire il proprio modello), la soluzione più semplice e immediata è verificare se sul vostro televisore si vedano i canali in HD, quelli dal numero 501 in poi. In caso positivo non c’è necessità di pensionare il proprio apparecchio. Discorso che cambia se si sposta l’asticella più avanti, precisamente nell’intervallo compreso tra il 21 e il 30 giugno 2022, quando il digitale terrestre di prima generazione sarà pensionato in favore dell’erede DVD-T2.

Quasi 18 milioni di famiglie costrette a cambiare la tv?

In questo caso lo scenario su chi dovrà o meno comprare un nuovo televisore è più fosco, perché se non corre rischi chi ha acquistato un pannello dal 2017 in poi (in quanto per legge da quella data tutti i modelli venduti dovevano essere compatibili con lo standard DVS-T2 e codec HEVC), la situazione è meno chiara per chi conta su apparecchi più datati. Secondo alcune stime (dati ufficiali per ora non ce ne sono) potrebbero essere quasi 18 milioni le famiglie italiane che, per continuare a vedere le trasmissioni televisive, dovrebbero cambiare il televisore o acquistare un decoder. Un numero alto che ha fatto scattare l’allarme nazionale, tanto che già durante il governo Gentiloni è stato istituito un fondo triennale da 151 milioni di euro, da erogare sotto forma di bonus (da massimo 50 euro a famiglia), per permettere ai nuclei più poveri di poter continuare a sintonizzarsi sui programmi televisivi preferiti. Nei giorni scorsi, Mirella Liuzzi, sottosegretaria al Ministero per lo Sviluppo economico, ha annunciato l’intenzione di voler incrementare le risorse economiche per ampliare il numero di cittadini che potranno usufruire del contributo e, dettaglio importante, ha rivolto un invito agli operatori per programmare un piano di comunicazione efficace che renda comprensibile e trasparente ai consumatori il passaggio al nuovo standard digitale.

A chi spetta il bonus

Sulla scia di quanto successo con l’avvento del digitale terrestre nel 2012, quando circa due milioni di famiglie sfruttarono l’aiuto statale, la procedura per richiedere il contributo sarà attiva da dicembre con i beneficiari che dovranno essere residenti nel territorio italiano e rientrare nelle prime due fasce dell’Isee (Indicatore della Situazione Economica Equivalente che, nel caso specifico, dovrà essere inferiore ai 21.265.87 euro). Sfruttare il bonus - che vale per le tv ma anche per i decoder dotati di un sintonizzatore DVB-T2 - sarà facile, poiché basterà un’autocertificazione da consegnare al rivenditore (che deve essere registrato all’Agenzia delle Entrate e aver aderito al programma Bonus tv), il quale sarà poi tenuto all’apertura della pratica per controllare che ci siano ancora fondi disponibili.

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