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Cambiare operatore telefonico? Non è il momento

Sono aumentati gli sms con cui i gestori tentano gli ex clienti con la promessa delle 4 settimane, destinata a cadere a breve

sim mobile

Antonino Caffo

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Ci stiamo occupando assiduamente del ritorno alla tariffazione mensile per tutti gli operatori che offrono servizi di telefonia mobile, fissa, internet e contenuti televisivi. Qualsiasi azienda che finora ha beneficiato del canone ogni 4 settimane dovrà passare entro aprile al conteggio mensile, pena una salata multa da parte del Garante.

Chi si è mosso, chi no

Se alcuni dei marchi attivi nel nostro paese si sono già mossi spiegando come si adatteranno alla legge 172 del 4 dicembre 2017, altri dormono sornioni, in attesa di capire come seguire le norme burocratiche senza creare caos e critiche da parte dei consumatori. Vodafone e TIM, tra le tante, hanno confermato quanto paventavamo, cioè il passaggio all’abbonamento mensile, con il presupposto della data certa che stabilisce un giorno fisso per il prelievo dal credito, con il mantenimento della stessa somma annuale pagata sinora. Se un utente aveva un addebito di 10 euro ogni 4 settimane, quindi 13 addebiti in un anno, ora vedrà ridursi una mensilità ma sborsando comunque 130 euro totali, ripartiti su 12 rate, ognuna con un sensibile aumento.

Gli sms operator attack

Ci troviamo in un periodo di forte confusione in cui i soli a beneficiarne potrebbero essere proprio le telco mobili. Sono aumentati negli ultimi giorni i casi di messaggi di testo appartenenti alla categoria operator attack, ovvero basati su offerte interessanti che invitano a passare dall’attuale operatore al proponente, sfruttando minuti, sms e giga di internet inclusi.

Qualche esempio?

Fastweb ha lanciato la Mobile 250 con 250 minuti, 250 sms e 6 GB di internet; Tim Senza Limiti Gold a 18 euro al mese offre chiamate illimitate, 8 GB, servizi di chat e musica in streaming inclusa. Poi c’è Vodafone che con One Special unisce le esigenze smartphone con quelle domestiche, visti i 1000 minuti, i 1000 sms e i 7 giga in mobilità integrati a quelli senza limiti dal modem di casa e le telefonate a 0 euro esclusi gli scatti di 19 centesimi. Non finisce di certo qui: PosteMobile ha lanciato 30 Giga Con Te con cui avere appunto i suddetti GB inclusi nell’offerta, a 10 euro ogni 4 settimane. Ebbene si: tutte le promo di cui sopra, così come tante altre in arrivo da operatori tradizionali e virtuali, viaggiano ancora su prelievi quadrisettimanali e non mensili.

E perché mai?

Il motivo è semplice: la legge lo permette, almeno ancora per un po’. Il rischio di farsi prendere la mano e passare velocemente al nuovo gestore è alto, soprattutto se si considera che nel 99% dei casi gli addebiti promessi oggi verranno rimodulati nel giro di poco, causando un rialzo della singola rata. Ok, restiamo nell’ordine degli 80-90 centesimi in più al mese ma la questione di fondo non cambia: si cerca di portare a casa cliente su cliente usando poca trasparenza.

C’è da dire che altri hanno agito in maniera diversa. Wind e Tre infatti adottano già la tariffazione mensile per molte delle offerte proposte oggi, peraltro con costi arrotondati e simili a quelli del passato. Ancora un dubbio: chi ha scelto di abbracciare di recente un nuovo operatore perché convinto da una mega offerta, avrà quasi sicuramente ricevuto comunicazione della necessità di restare legato allo stesso marchio almeno per 24 mesi, pena il pagamento di una penale di uscita, nell’ordine dei 20 euro. C’è un però: dall’entrata in vigore della norma, c’è possibilità di recedere dai precedenti vincoli entro 30 giorni dalla ricezione dell’sms di modifica delle condizioni contrattuali, per passaggio alla concorrenza.

Come cambia la questione

Il punto è: quale burocrazia si applica a chi aderisce a un’offerta di altro gestore dopo che quest’ultimo ha già informato i suoi clienti di come cambieranno le tariffe ma prima che la modifica entri in concreta attuazione? Esempio: Vodafone il 25 marzo si adatterà alla tariffazione mensile. La stessa compagnia lo ha comunicato via sms nei giorni scorsi, con un certo ed encomiabile anticipo.

Sempre Vodafone però (come Tim, Wind, 3, PosteMobile e tutti gli altri) invia con una assidua periodicità messaggi di comeback (ritorno) ai suoi ex-clienti, cercando di accaparrarseli con i soliti minuti e giga inclusi. I famosi vincoli (restare minimo 24 mesi) cadono visto il periodo di transizione (potrei cambiare ancora operatore entro il 25 marzo) oppure valgono perché si tratta di un nuovo contratto? Non è chiaro e il resto della concorrenza non contribuisce a rendere la questione trasparente.

Consigli finali

Insomma, se proprio non ce la fate più e volete cambiare operatore allora buttatevi pure su quello che al momento vi sembra offrire le tariffe migliori, con la considerazione che se la metrica è sulle 4 settimane vi ritroverete presto a pagare di più. Da aprile si ritornerà a un periodo di relativa calma, dove probabilmente la strategia operator attack non calerà, anzi sarà ancora più ferrea per ristabilire i vecchi equilibri, riportando le masse dall’una o dall’altra parte. A quel punto però avremo idea di una spesa mensile certa, conosciuta, ponderata e predeterminata. Almeno fino alla prossima rivoluzione.

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