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Il mondo ha un disperato bisogno di batterie

La richiesta supera la domanda, soprattutto nel settore automobilistico. La soluzione? Migliorare gli impianti di produzione (e lavorare sull’idrogeno)

batteria

Roberto Catania

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Per il Pianeta Terra è una fase storica di grandi cambiamenti. L'inquinamento e i suoi effetti da un lato, il progresso tecnologico dall'altro, stanno portando intere nazioni a interrogarsi sul proprio futuro. E a prendere decisioni importanti (e in alcuni casi anche impopolari) su temi che hanno un grosso impatto sociale: lavoro, casa, mobilità, solo per citare le principali.

In questo clima di incertezza, un orientamento appare comunque già chiaro, ed è quello che porta a una sostituzione progressiva dei combustibili fossili con risorse più pulite. Dal bando delle auto diesel e benzina ai nuovi accumulatori domestici, fino agli aerei elettrici, i segnali di questo trend sono ormai chiari: c'è una parte del mondo che sta scommettendo - senza se e senza ma - su un futuro elettrico. Quanto tempo ci vorrà affinché la transizione si completi? Dipenderà da molti fattori, uno in particolare: le batterie.

Troppa domanda, le batterie non bastano

Il problema è noto. Le evoluzioni nella scienza dell'approvvigionamento energetico vanno a un passo nettamente più lento rispetto alle richieste che arrivano dal consumo di massa.

Il problema non sta tanto nella reperibilità e nei costi della materia prima, come litio e cobalto, ma nella capacità produttiva. La domanda di batterie è troppo alta.

"Siamo già al massimo della capacità produttiva", ci spiega Laurent Abadie, CEO europeo di Panasonic, una delle società che ha investito di più nello sviluppo delle cosiddette gigafactory, le gigantesche fabbriche alimentate a energia solare per la produzione di batterie ad alta capacità. "Il problema non sta tanto nella reperibilità e nei costi della materia prima, come litio e cobalto, ma nella capacità produttiva, la domanda è troppo alta, tutte le industrie si stanno elettrificando, e questo sta portando a un aumento smisurato della richiesta di soluzioni capaci di immagazzinare energia".

Dall'auto elettrica una spinta all'innovazione

Ma, è evidente, la domanda maggiore arriva in questo momento dall'industria automobilistica. Il fenomeno Tesla, prima, e il bando del diesel poi, hanno dato a tutti i principali brand a quattro ruote il coraggio che serviva per dirottare una bella fetta della propria produzione nel segmento elettrico. ?Oggi - sottolinea Abadie -  l'auto elettrica rappresenta una quota ancora modesta rispetto al totale venduto, siamo al di sotto dell'1%, ma i produttori di auto hanno piani molto ambiziosi, si prevede che nel 2025-2030, il 25% del parco auto circolante sarà elettrico".

Le auto elettriche sono ancora molto costose ma la tecnologia sta crescendo rapidamente: stiamo lavorando sulla densità, sulla complessità, sui tempi di ricarica delle batterie, puntiamo anche sull’allungamento dei ciclo di vita e sulla creazione di sistemi di riciclaggio ad hoc

Il problema a questo punto risiede nelle risorse necessarie per portare a termine questa transizione. Che significa fra le altre cose chiedere uno scatto in avanti a tutta l'industria che oggi lavora sulla fornitura di energia. E, magari, una qualche innovazione in grado di alleggerire i costi. ?Le auto elettriche sono ancora molto costose - ammette Abadie - ma la tecnologia sta crescendo rapidamente. Stiamo lavorando sulla densità, sulla complessità, sui tempi di ricarica delle batterie, puntiamo anche sull'allungamento dei ciclo di vita e sulla creazione di sistemi di riciclaggio ad hoc, tutti questi miglioramenti contribuiranno a far calare il prezzo per kilowatt.

Dopo l'auto sarà la volta della casa

L'auto elettrica rappresenta solo la punta di un iceberg in verità più profondo. E che investe tanti altri settori del nostro vivere. A partire dalla casa. Lo sviluppo di sistemi per lo storage energetico casalingo rappresenta l'altro grande obiettivo dei produttori di batterie, evidentemente attratti dalla possibilità che siano gli utenti stessi a decidere se e come abbattere i costi della bolletta energetica sfruttando l'elettricità autoprodotta da un impianto fotovoltaico.

"È una prospettiva che in alcuni Paesi, e in particolare in Giappone, è già in stadio avanzato", ci spiega il responsabile della società, sottolineando l'importanza che avrà il tempo medio di vita delle case nella crescita del settore. "Installare nuove tecnologie su edifici vecchi, come avviene in Europa, è chiaramente più complicato" ammette Abadie, "soprattutto in un momento in cui gli impianti fotovaltaici casalinghi sono ancora costosi e offrono un ritorno degli investimenti a oltre otto anni".

Tuttavia ci sono ragioni per essere ottimisti. "Nel Vecchio Continente c'è una forte spinta verso la decarbonizzazione, si tende a rimpiazzare qualsiasi cosa che usi gas o combustibile fossile. Come società che punta alle soluzioni per una vita migliore, abbiamo grosse aspettative anche sulla parte di riscaldamento grazie allo sviluppo delle nuove pompe di calore".

Ma il futuro è a idrogeno

Ma la vera rivoluzione potrebbe arrivare più avanti, con lo sviluppo dei sistemi alimentati a idrogeno. "Dopo la società elettrificata ci sarà quella dell'idrogeno", scommette Abadie, ?L'idrogeno non è solo facile da reperire, è soprattutto una fonte inesauribile e completamente pulita, il nostro obiettivo è partire dall'acqua così da avere ossigeno come unico prodotto di scarto".


L’idrogeno non è solo facile da reperire, è soprattutto una fonte inesauribile e completamente pulita. L'obiettivo è partire dall’acqua così da avere ossigeno come unico prodotto di scarto

Il problema anche in questo caso è rappresentato dalla fornitura: l'attività di estrazione e stoccaggio richiede soldi e tempo. Quanto tempo? ?Si parla di un orizzonte temporale di 20-30 anni?, risponde il responsabile della società giapponese, un lasso forse troppo ampio per fare previsioni attendibili, ma non così esteso per inibire l'interesse (e gli investimenti). La stessa Panasonic sta già sperimentando sistemi di riscaldamento a celle di idrogeno all'interno della smart city di Fujisawa, a pochi chilometri da Tokyo.

Pensare elettrico, sognare a idrogeno, dunque. Il nostro futuro energetico sembra segnato. E non ci sarà nemmeno bisogno della sfera di cristallo per saperne di più. Ci basterà, più semplicemente, guardare dentro le prosime batterie ad alta capacità.

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