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Come sarà l’audio del futuro

Diffusori trasparenti o che nascondono tv arrotolabili, sistemi che imparano da soli i nostri gusti. Abbiamo ascoltato che suono farà domani

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Marco Morello

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da Las Vegas

Con una lentezza solenne, una ragazza mi fotografa l’orecchio destro, poi quello sinistro, infine tutto il viso. Le immagini vengono elaborate da un’applicazione sullo smartphone, collegato a un bizzarro aggeggio rettangolare nero. Bastano pochi secondi e il mio profilo è completo: quel gadget lungo quanto un dito promette di regolare in automatico la qualità della musica in base alla sagoma della mia faccia, alla forma dei padiglioni auricolari che, unica come un’impronta digitale, condiziona il nostro modo di percepire il suono. Sono al Ces di Las Vegas, la gigantesca fiera dell’innovazione dove ogni anno si scruta il futuro in anteprima. Stavolta è diverso, anziché guardarlo il futuro, mi preparo ad ascoltarlo. Incuriosito e un po’ scettico indosso le cuffie connesse a loro volta allo scatolotto, scelgo una canzone che conosco a memoria, premo play e rimango senza parole: il brano è lo stesso di sempre, ma diverso. I bassi sono più ricchi, le note intense e avvolgenti, la voce del solista nitidissima.

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L’amplificatore Sxfi Amp, tramite un’applicazione, ottimizza l’audio in base alla forma del viso dell’ascoltatore. – Credits: Creative

Una sinfonia nella testa

È come se un’orchestra abbia preso possesso del mio cervello, se una rockstar si sia messa a fare una serenata ai miei neuroni. «Le presento l’audio olografico» esulta lì accanto Edwin Ong, manager della Creative, l’azienda di Singapore che ha inventato questo amplificatore imbottito di tecnologia (foto sopra). Olografico per la sensazione uditiva che scatena: sembra che il cantante, gli strumenti e i musicisti si siano materializzati all’improvviso davanti a me, che la stanza si sia allargata a dismisura fino a diventare un palazzetto. La tecnologia in questione si chiama Super X-Fi. E se certo non si tratta di un miracolo acustico, il salto di qualità è evidente. Il dispositivo che fa da ponte tra smartphone e auricolari, dopandone la resa, è in arrivo a breve in Europa, così chiunque potrà costruirsi il suo suono su misura fotografandosi con il telefonino.

Verso uno standard

Un’identica direzione intende prenderla Sony con il suo «360 Reality Audio», che abbiamo sperimentato (e altrettanto apprezzato) in un container imbottito di casse poste davanti, dietro, accanto e sopra la nostra sedia. Un assedio di note. L’apoteosi dell’effetto surround. Gli ingegneri della casa giapponese hanno dimostrato com’è stato possibile trasferirlo e strizzarlo nelle pareti limitate di una cuffia. Anche qui occorrerà un’applicazione per aggiustare l’equalizzazione del suono in base alla fisionomia di ognuno, con un passo ulteriore: l’azienda sta lavorando con le principali etichette discografiche e i maggiori servizi di distribuzione musicale per far diffondere questo formato audio, affinché diventi uno standard condiviso, aperto, adottabile da tutti. Sul mercato arriverà prossimamente, intanto per maggio è atteso il «Glass Sound Speaker», diffusore a 360 gradi che mentre canta alle orecchie inganna gli occhi, ricordando una lampada.

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Il display del Signature Oled Tv R si arrotola fino a sparire del tutto. – Credits: LG

Il televisore arrotolabile                 

A giocare con le forme è pure la coreana LG, con il suo tv Oled dallo schermo arrotolabile. Il pannello sa svanire dentro la sua base, lasciando tutto lo spazio a una possente soundbar con Dolby Atmos a 4.2 canali: un sistema hi-fi condensato in un’unica, totemica superficie in alluminio. «Oppure si può far uscire solo una porzione del display, su cui controllare il meteo e l’ora o leggere le informazioni del brano che stiamo ascoltando» racconta Sergio Buttignoni, corporate marketing director di LG Italia. Questo televisore, assieme a molti altri dell’azienda svelati a Las Vegas, va oltre: sfrutta un algoritmo con cui è equipaggiato per regolare in autonomia le sue impostazioni sonore in base all’ampiezza della camera nella quale viene piazzato. Un po’ come se un solerte tecnico dell’audio sia venuto fino a casa per ottimizzarne le prestazioni.

L’audio su misura

C’è una tendenza dunque che accomuna le varie prove generali del suono del futuro, un paragone che lo sintetizza bene: sarà come un abito sartoriale, come l’opera di un artigiano. Sarà personalizzato, facilmente personalizzabile. «Però siamo all’inizio di questo percorso, non dimentichiamoci che la maggior parte delle persone ascolta ancora la musica con auricolari da pochi euro o tramite il piccolo altoparlante dello smartphone» osserva con Panorama Michael Mauser, presidente della divisione lifestyle audio di Harman, società di Samsung e tra i leader mondiali nel settore. Almeno due, secondo Mauser, sono gli elementi all’orizzonte che trasformeranno l’alta fedeltà su misura in un piacere di massa: il costo sempre minore degli speaker di buon livello e delle memorie su cui vengono salvate le canzoni; «il 5G, la nuova rete mobile superveloce che consoliderà lo streaming a una risoluzione elevata». Senza compressioni che mortifichino l’ascolto.

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Un sistema evoluto di altoparlanti integrati nei sedili e di microfoni per auto permettono agli occupanti di un veicolo di comunicare al meglio tra di loro. – Credits: Harman

A ciascuno il suo suono

Nell’attesa, il cantiere delle innovazioni resta aperto, tra intuizioni concrete e svolazzi dell’immaginazione. A Las Vegas Harman ha presentato una piattaforma che, manco a dirlo, si chiama «Personi-Fi». Sfruttando la potenza del cloud, offre un’esperienza personalizzata dell’audio su qualsiasi dispositivo utilizziamo, sia esso lo stereo di un’automobile, una cuffia collegata a uno smartphone, un diffusore domestico. Personi-Fi impara a conoscere le nostre preferenze (equalizzazione, generi musicali) e ce le fa trovare pronte all’uso dappertutto. Evitandoci l’incombenza di dover insegnare ogni volta a un nuovo congegno che acquistiamo cosa ci piace. È un po’ il concetto di entrare nella posta elettronica e ritrovarsi tutte le mail a disposizione, applicato all’universo del suono. Senza nemmeno l’obbligo di digitare username e password, visto che poggia su meccanismi d’accesso immediati: basta sedersi sul sedile del guidatore di un veicolo, accomodarsi davanti al televisore, guardare cellulare e tablet, perché una fotocamera riconosca il nostro viso e renda subito disponibili tutte le nostre impostazioni. «Inoltre» anticipa Mauser «si adopererà sempre più la voce per identificarsi. Penso sarà la password e l’interfaccia naturale del futuro, capace di eliminare i telecomandi degli oggetti o di farci usare le cose in modo facile, istantaneo, senza dover leggere nessun manuale d’istruzioni».

Prossimo passo, decifrare l’umore

Queste le prospettive attuali. Le potenziali sono ancora più affascinanti: tra qualche anno le fotocamere e i microfoni, cogliendo sfumature del viso e del tono della voce, sapranno decifrare persino il nostro umore. Capire se siamo arrabbiati, tristi o stanchi. Nel circo della tecnologia di Las Vegas abbiamo già visto uno stereo in grado di scandagliare le nostre playlist più ascoltate e indovinare una canzone che amiamo. È bastato dirgli: «Riproduci una canzone che mi piace». Domani, potrebbe proporci un brano che ci faccia stare meglio. O che ci tenga svegli mentre torniamo a casa la sera tardi. (Twitter: @MarMorello)

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