Videogiochi

Xbox One, cosa convince e cosa no

Pregi e limiti della nuova creatura di casa Microsoft

Don Mattrick, presidente della Divisione Interactive Entertainment di Microsoft, mostra la Xbox One

Era sembrato uno schiaffo dato in faccia all’E3, un modo di sminuire la kermesse in programma tra pochissime settimane. E sì, pure una sberla alla crisi, visto che organizzare un evento negli Stati Uniti invitando centinaia di giornalisti da tutto il mondo, molti dei quali saranno a Los Angeles per l’E3 medesimo, ha comunque un costo, anche per il colosso di Redmond. E però il lancio della nuova creatura di casa Microsoft, vista l’impostazione e i suoi contenuti, giustifica almeno in parte la strategia di presentarla altrove. Fuori dal contesto della manifestazione di riferimento per il mondo del gaming.    

La Xbox One non è una console per videogiochi. O meglio, lo è solo in parte. È piuttosto un hub, ha la pretesa di diventare il centro dell’intrattenimento domestico. Che la direzione fosse questa lo scrivemmo già un anno fa , con la differenza che stavolta le premesse sono più convincenti. C’è un hardware nuovo di zecca all’altezza dei bisogni del pubblico, siano essi hardcore gamer o cinefili amanti dell’alta definizione (il lettore Blu-ray ci voleva proprio), c’è la promessa di un ecosistema completo che abbraccia contenuti vari, che declinano il concetto di divertimento da salotto in modo trasversale.

Su internet gira un montaggio molto divertente della presentazione: un video in cui il management della Xbox, per un minuto abbondante, ripete fino allo sfinimento le parole «tv», «television» e dintorni. Giusto per togliere gli ultimi dubbi a chi si domandava quale fosse il focus, la notizia da portar via dall’evento di Redmond. Il corollario, gli annunci di contorno, sono pure interessanti: c’è una versione potenziata di Kinect, sicuramente la cosa migliore della console, che assicura un’accuratezza maggiore, un controllo vocale completo e maturo e una sequela di effetti ed effettucci speciali che gli sviluppatori dovranno essere abili a enfatizzare.

C’è un’integrazione ancora più matura con smartphone e tablet, tra comandi a distanza e interattività bidirezionale, per fedeltà al brocardo che i nemici è meglio farseli amici. C’è, ed è uno dei punti che troviamo sulla carta altrettanto riuscito, una propensione alla fluidità tra le applicazioni: si passa da una telefonata su Skype a uno sparatutto, da un giro su internet alla visione di un programma in modo rapido. E, con la funzione «Snap», c’è pure il multitasking, per fare due cose contemporaneamente.

Tutto meraviglioso, ma come la mettiamo se si ha in casa una smart tv, un televisore di ultima generazione? Molte delle caratteristiche che costituiscono il pedigree della Xbox One, quasi tutte in verità per quanto ne sappiamo oggi, si trovano proprio su quegli elettrodomestici che la Microsoft vuole colonizzare. E che, va riconosciuto, ha ispirato, almeno nelle loro ultime configurazioni: se si cambia canale muovendo la mano nell’aria o dettandolo al telecomando, buona parte del merito è di Kinect e della rivoluzione che ha avviato. E non sarà una serie basata su Halo creata in esclusiva da Steven Spielberg (o chi, in futuro, per lui) a scuotere gli animi. A maggior ragione in Italia, dove Netflix e servizi in streaming affini per ora non esistono e le produzioni ad hoc come House of Cards si possono scaricare solo in modi non proprio leciti.

Sui giochi, meglio sospendere il giudizio. Ci saranno, è cosa nota, gli evergreen e una manciata generosa di titoli in esclusiva, in entrambi i casi con una grafica davvero impressionante, ma sul tema è meglio aspettare l’E3, da questo punto di vista sede eletta, e lecita, perché Microsoft approfondisca, declini e sciorini meglio il tema. Di sicuro è spiacevole, francamente discutibile, la scelta di rendere la console incompatibile con i titoli della generazione precedente. Un patrimonio che è fatto di ricordi che ci si porta dietro – un gamer non troverà l’affermazione stucchevole – e che non è giusto tenere ancorato a un oggetto, per quanto datato. A maggior ragione se di quell’oggetto si è stati utenti fedeli per anni e ora si può valutare di venderlo per dotarsi del nuovo.  

Varrà dunque la pena comprare la Xbox One, attesa entro fine anno? Dipenderà molto dal prezzo e da che tipi di dispositivi già si hanno in casa. Per capirci, se ci sono un lettore Blu-ray e una smart tv nuova di zecca e non avete interesse a giocare a Fifa con una grafica stratosferica, potete temporeggiare un po’, in attesa di qualche offerta. A maggior ragione perché la nuova creatura di casa Microsoft, così com’è, almeno in attesa di una prova più approfondita, fatica a scatenare il classico «effetto wow». Si inserisce nel filone dell’evoluzionismo tecnologico, delle lievi variazioni sul tema: uno spazio in cui per le rivoluzioni, per l’inaspettato che sconvolge le previsioni e spiazza tutti, non sembra esserci più posto. Come per la voglia e la capacità di osare, giusto un tantino di più.

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