Videogiochi

Vita da videogamer (un lavoro da migliaia di dollari)

Mattia Guarracino vive da protagonista il mondo legato alla Playstation: tornei internazionali, montepremi ricchissimi, allenamenti quotidiani...

Il presidente della EA Sports durante una presentazione dimostrativa del gioco FIFA (Credits by David McNew/GettyImages)

Giocare alla playstation e guadagnare. Non un pugno di dollari, ma diverse migliaia in un colpo solo.

Non è solo il sogno di centinaia di ragazzi in tutto il mondo, ma una realtà sempre più alla ribalta.
È quello che accade a Madrid, dove 21 ragazzi si contendono la bellezza di 20 mila dollari, messi in palio dalla FIFA per la fase finale della Interactive World Cup 2013. Un torneo di Playstation che ha coinvolto 2,5 milioni di giocatori in tutto il mondo e che ha radunato i migliori per contendersi il succulento montepremi.

Ma non è un caso isolato questo di Madrid, perchè alzando il coperchio del pentolone scopriamo un mondo sommerso che sta pian piano venendo a galla. Mattia Guarracino, 20 anni, unico italiano presente al torneo, ci racconta come giocare alla Playstation, e nel suo caso a Fifa - gioco di calcio che conquista annualmente milioni di giocatori - possa effettivamente diventare una professione che può fruttare migliaia di dollari all'anno.

"Ho capito che questa passione poteva diventare una professione nel 2006, quando ho fatto il torneo Fifa World Cup, avevo 14 anni e per caso avevo visto l'annuncio di questo torneo su una rivista; poi mi sono presentato e ho vinto; lì c'erano 32 partecipanti. Cosa ho vinto? In quell'occasione vinsi un viaggio per Milano tutto pagato per partecipare alla finale italiana, che metteva in palio una macchina".

Inizia così il racconto di Mattia, che nella sua prima partecipazione in un torneo ufficiale di Playstation non ha avuto buona sorte. Ma era solo il trampolino che conduceva al grande salto.

"Lì a Milano notai che tutti i ragazzi si conoscevano - prosegue nel racconto - nonostante arrivassero da diverse parti d'Italia, e ho capito che c'era tutto un mondo dietro. Allora mi sono iniziato a informare meglio". Ma l'escalation per Mattia arriverà qualche tempo più tardi, quando assorbite le prime delusioni con il joypad in mano, ha iniziato ad affilare le "armi" e a migliorare la tecnica di gioco.

"Nel 2007 ho fatto seriamente il primo campionato italiano e mi allenai realmente, arrivando terzo. L'anno successivo ho vinto i tornei italiani e come campione d'Italia sono andato ai mondiali in Germania, perdendo ai sedicesimi. Nel 2010, poi, vincendo la Fifa Interactive e portandomi a casa un televisore, sono andato a Barcellona per i mondiali, ma fu un disastro".

Le conquiste di Mattia Guarracino sono arrivate grazie al sudore sulla fronte - e sulle mani - perchè inizialmente dovette "accontentarsi" di qualche televisore o smartphone, oltrechè dei viaggi interamente pagati dagli sponsor che avevano iniziato a credere in lui.

E infatti iniziarono ad arrivare i primi viaggi internazionali, i tornei più prestigiosi e competitivi, come gli europei in Polionia "dove nel 2011 sono arrivato terzo, e ho vinto 1000 euro. Poi al mondiale, quello stesso anno, arrivai anche lì terzo un'altra volta, rivincendo altri 1000 euro". Ma l'incredibile fonte di profitto che la galassia Playstation può costituire per un abile giocatore, era solo parzialmente svelata. Mattia ha iniziato a volare con sempre maggior frequenza oltre il Vecchio Continente alla ricerca di obiettivi e ambizioni sempre crescenti.

Questi tornei si svolgono anche in Cina o Las Vegas, due città non a caso: "Andai in Cina per i mondiali, ma lì non riuscii ad arrivare in fondo. A Las Vegas invece il primo premio superava abbondantemente i 100 mila dollari".

Ma che lavoro e preparazione si nascondono dietro l'ambizione di un giocatore di alto livello?
"Le ultime 2 settimane prima di un torneo importante gioco anche 4 o 5 ore al giorno, mentre durante tutto l'anno quando non ci sono tornei importanti, gioco sempre almeno un paio di ore fisse quotidianamente. Non bisogna quasi mai smettere. Ma non tutti fanno così. Per qualificarsi a questo Fifa Interactive World Cup di Madrid bisogna giocare molto on line, quindi sei costretto a impegnarti parecchie ore al giorno, ovviamente vincendo: c'è chi arriva anche a 18 ore giornaliere...".

Un'enormità di tempo trascorsa davanti alla tv dunque. Perchè il profitto spesso vuol dire anche compromesso: tante, tantissime ore attaccati allo schermo per incrementare le capacità di manovra dei giocatori in campo. Ma il mondo virtuale non conosce confini ed è per questo che attorno a questi tornei - non solo Fifa, ma anche Call of Duty è molto gettonato - ruotano cifre pazzesche.
"Quando partecipai a Las Vegas, come dicevo, il primo posto valeva 140 mila dollari e i premi venivano assegnati fino al 256esimo partecipante".

Non c'è che dire, lo sviluppo della tecnologia ha dato vita a quella che oggi si sta consolidando come una nuova professione a tutti gli effetti. Attendiamoci allora file chilometriche per le iscrizioni ai tornei. E in bocca al lupo.

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