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Videogiochi

Perché No Man’s Sky è il titolo che cambierà la storia dei videogiochi

Quattro anni di lavorazione, un mondo indefinito e una promessa mantenuta: uscire entro il 10 agosto 2016

Non sono molti i titoli che, a distanza di anni, ricordiamo come pietre miliari di tutta la storia del gaming. Parliamo di quei giochi da consumare anche dopo averli finiti, giusto per capire quanta perfezione e genialità contenessero. Sforziamoci un attimo: Pac-Man, Donkey Kong, Super Mario, la saga di The Legend of Zelda, quella di Elder Scroll, Sonic, i vari GTA, Minecraft. Certo, la lista potrebbe essere molto più lunga, ed è solo un bene.

Di certo si arricchirà ben presto di un altro nome: No Man’s Sky. Considerato un po’ il Godot del mondo videoludico, visti i quattro anni necessari allo sviluppo (era stato associato alla presentazione della PS4), l’opera di Hello Games è finalmente entrata nella sua fase “gold”, quella che porterà il team al rilascio entro i termini stabiliti: 9 agosto USA, 10 agosto Europa, 12 agosto Regno Unito; ovunque in versione PC e PS4. 

 

La trama

Per chi non lo conoscesse, No Man’s Sky rientra in quella sottocategoria conosciuta come “survival game”. Il giocatore gode di una visuale in prima persona così da rendere il suo viaggio molto più interessante e intrigante. Il compito è quello di arrivare al centro della galassia, visitando terre sconosciute, combattendo nello Spazio, decifrando messaggi e linguaggi alieni, migliorando la propria dotazione e imparando come vivono e si evolvono nuove specie di animali e piante. Il tutto senza troppe regole o consigli che potrebbero indirizzare lo svolgersi della storia. 

Un mondo colossale

Fin qui, penserete voi, niente di così innovativo o rivoluzionario. Alcuni dei giochi che abbiamo citato prima offrono un’esperienza simile, un libero vagare nei mondi rappresentati senza dover seguire forzatamente una linea logica di azione. C’è un però: Hello Games ha spalmato l’avventura su 18 quintilioni di pianeti. Per farla breve, volendo visitarne uno ogni secondo, servirebbero quasi 600 miliardi di anni per vederli tutti. Gli sviluppatori sono riusciti nel compito di realizzare l’intera galassia sfruttando un motore computazionale a 64-bit, che ha generato le stelle in maniera automatica e casuale.

Ma non si tratta ovviamento di una presenza statica. Ogni ambiente presenta caratteristiche e peculiarità che dipendono dalla sua gravità e asse rotatorio, dunque riconoscibile dopo esserci stati più di una volta (con il dovuto limite dei quintilioni). C’è da dire poi che non tutti i luoghi saranno abitabili; potrà capitare dunque di atterrare con la navicella e doversene andare subito, senza prima aver portato con sé una zolla da analizzare in laboratorio.

Un esempio per il futuro

Proprio l’utilizzo di un motore a 64-bit potrebbe rappresentare lo spunto per le software house che vorranno creare giochi con un’estensione oltre ogni record, quasi indefinita. Pensiamo alle città da visitare con GTA o le lande gotiche di Skyrim. Con un po’ di pazienza e l’aiuto di un computer (e dell’Intelligenza Artificiale) si potrebbero automatizzare molti meccanismi e ottenere titoli dal potenziale enorme, capaci di avere una longevità estrema, sicuramente pluriennale.

Dispersivo, forse troppo

Tuttavia non possono bastare i numeri per fare di No Man’s Sky un capolavoro. Vista la quantità e le modalità di esplorazione sorge il rischio che il “cielo di nessuno” possa costituire un’arma a doppio taglio. Vada per l’assenza di limiti alla scoperta della galassia, ma alla fine serve un po’ di concretezza, crescita per livelli e obiettivi intermedi. Il multiplayer poi reggerà all’enormità dei pianeti e alle migliaia di utenti online? Insomma, le premesse sono davvero ottime ma non prive di interrogativi. Del resto per ritagliarsi un posto tra un baffuto idraulico italiano e un porcospino smanioso bisogna pur darsi da fare.

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