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Pac-Man, sono tuo padre

Incontro esclusivo con Toru Iwatani, il creatore della pizza senza un pezzo diventata leggenda

da Chicago

Mentre la sua voracissima creatura non smette mai di aprire bocca, Toru Iwatani parla poco, in mezzo a pause e lunghi silenzi. Almeno finché un entusiasmo improvviso lo accende, come quando ritrova il concetto che stava cercando: «In Giappone lo chiamiamo itareritsukuseri. Significa essere consapevole che qualsiasi cosa farai avrà un qualche effetto sugli altri. Bisogna impegnarsi a essere gentili in ogni circostanza, a riuscire a emozionare, sempre, chi abbiamo di fronte».

Nella sua linearità elementare, radicale, Pac-Man è nato per aderire fedelmente a questo principio: «Ecco, se mi chiede qual è il suo segreto, rispondo che è la capacità di divertire in modo semplice. È sufficiente uno sguardo per capire come funziona» spiega il designer di videogame che nel 1980 ha inventato uno dei personaggi più famosi e conosciuti di sempre prendendo una pizza con una fetta in meno, colorandola di giallo e trasformandola, visto il suo inimmaginabile quanto travolgente successo, in un’icona della cultura pop. Un simbolo esposto nei musei (uno per tutti, il MoMA di New York), che ha invaso libri e cartoni animati e scatenato un merchandising senza misura né freni: dagli ovvi peluche, portachiavi e t-shirt, alle scatolette made in Usa di spaghetti al sugo al discutibile sapore di formaggio.

Pac-Man Toru Iwatani

Toru Iwatani, 60 anni, il creatore di Pac-Man. Ha lavorato a oltre 50 videogiochi. Oggi insegna alla facoltà d’arte della Tokyo Polytechnic University

Panorama incontra Iwatani in esclusiva per l’Europa in occasione dei festeggiamenti del trentacinquesimo compleanno del gioco, celebrato lo scorso 22 maggio. L’appuntamento non è a Tokyo negli studi della Bandai Namco dove tutto è cominciato, ma a Schaumburg, sobborgo di Chicago sperduto in un labirinto di superstrade e riserve naturali sterminate. In questa cittadina dell’Illinois ha aperto «Level 257», vasto locale su due piani dedicati al festoso universo di Pac-Man: dalle sagome dei fantasmi che si rincorrono sulle pareti all’enorme bacheca di oggetti rari da collezione, fino a vecchi flipper e macchine a gettoni un po’ ammaccate ma funzionanti, qui ogni angolo è un tributo all’eroe più longevo delle prodezze di Super Mario e degli incastri rompicapo di Tetris.

«Quando l’ho disegnato» racconta Iwatani «i nemici per eccellenza sullo schermo erano gli alieni e i titoli in circolazione piacevano soltanto ai ragazzi. Ho pensato di rivolgermi alle donne, ma anche ai bambini, agli anziani, agli adulti. Tutti dovevano essere in condizione di godersi il gioco: bastava muovere una levetta in quattro direzioni per riuscirci. E poi i fantasmi sono carini, non fanno paura, non riesci a odiarli davvero. Nemmeno loro vogliono fare del male a Pac-Man: con lui hanno un rapporto alla Tom e Jerry». Sembra poco, ma è stata una rivoluzione di cui si sente l’eco ancora oggi in titoli di culto come Angry Birds. Assieme allo spirito della competizione, a catturare è l’irresistibile comicità dei personaggi. Sia buoni che cattivi o presunti tali.

Pac-Man doodle

Il doodle che Google ha dedicato a Pac-Man – Credits: Google

«Negli Anni Ottanta eravamo molto intimoriti dai computer, Iwatani ci ha aiutati a vincere la diffidenza verso quelle macchine tozze e indecifrabili vestendole con il concetto di divertimento. Penso che gli vada riconosciuto questo merito» dice Billy Mitchell mentre liscia una delle sue estrose cravatte con la fantasia della bandiera americana stampigliata fino al nodo. Mitchell è un giocatore professionista, il primo in assoluto ad aver realizzato, nel 1999, il punteggio perfetto mangiando tutti i biscotti, i nemici e i bonus sul percorso fino all’ultimo livello. In totale ha rastrellato 3.333.360 punti in una maratona di sei ore. Anche lui è a Chicago per spegnere le 35 candeline assieme a Jerry Buckner e Gary Garcia, i membri del duo Buckner & Garcia che con il singolo «Pac-Man Fever» hanno venduto oltre 2,5 milioni di copie. «Doveva essere un jingle» ricorda Buckner «ma è diventato un successo mondiale. Le stazioni radio lo passavano in continuazione, più volte nella stessa ora».

E la febbre da Pac-Man può essere raccontata da tante angolazioni, non solo musicali: è entrato nel Guinness dei Primati per il numero record di macchine a gettoni installate a livello globale, quasi 300 mila; quando nel maggio del 2010 Google gli ha dedicato uno dei suoi celebri doodle, l’impatto in negativo sull’economia è stato pari a 120 milioni di dollari. In un solo giorno, è stato giocato per quasi 5 milioni di ore complessive. Molte delle quali, è piuttosto ovvio, sui computer degli uffici.

Pac-Man ispirazione

Una pizza senza un pezzo, l'ispirazione di Pac-Man – Credits: Thinkstock

Il Pac-Man buon samaritano ha dunque un piccolo lato oscuro. Come perenne distrazione tentatrice e, presto, come cattivissimo da sconfiggere nel film «Pixels» con Adam Sandler. Uscirà nelle sale a fine luglio e ha una trama che promette bene: negli Anni Ottanta la Nasa manda un messaggio di pace interstellare imbottito di tracce della nostra cultura, videogiochi inclusi; gli alieni lo intercettano, lo fraintendono, lo prendono come una dichiarazione di guerra e invadono la Terra trasformando la placida sfera gialla in un ipercinetico distruttore. Iwatani, che compare in un cameo come tecnico della manutenzione (il suo ruolo è invece affidato a un attore professionista) ha saputo prendere le sue precauzioni: «Ho chiesto al regista che Pac-Man non venisse coinvolto in brutalità gratuite. Piuttosto, capita quasi di commuoversi durante il film: personaggi bidimensionali diventano vivi in 3D; è moderno e allo stesso tempo rétro, sorprendente e insieme nostalgico».

«Ai miei studenti» insegno a liberarsi dalla pesantezza dei pregiudizi. A essere gentili, a espandere il loro cuore e fare le cose in maniera semplice»

Di nostalgia per il passato l’ideatore di Pac-Man non ne ha però neanche un briciolo. È troppo concentrato sul futuro della sua creatura: «Non è al capolinea, lo vedremo ancora in giro. Chissà, visto che è così bravo ad aprire la bocca, presto potrebbe mettersi a cantare». Intanto è uscito dal recinto dei pc ed è presente in svariate versioni su console, telefonini, tablet. È un mito che non si spegne anzi fiorisce, mentre a Iwatani è stato chiesto di salire in cattedra: oggi è professore di game design alla Tokyo Polytechnic University. «Ai miei studenti» dice «insegno a liberarsi dalla pesantezza dei pregiudizi. A essere gentili, a espandere il loro cuore e fare le cose in maniera semplice».

È la lezione di sempre, la vecchia filosofia che ha propiziato la gloria della metamorfosi in giallo di una pizza senza un pezzo. La medesima ricetta che può essere applicata al modo di affrontare ogni singolo giorno, con leggerezza, come ricorda il murale che dà il benvenuto ai visitatori del locale di Chicago: «La vita» è scolpito in lettere giganti dalle tinte accesissime «è come un livello di Pac-man. Per andare avanti, devi continuare a giocare». 

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