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Videogiochi

HTC Vive: la realtà virtuale oltre il videogioco

Grazie ad una partnership con Valve, i visori di HTC sono il vero spartiacque tra il vecchio e il nuovo modo di videogiocare

Tra Oculus, Samsung Gear VR e Sony Morpheus spunta HTC. Il nome forse meno famoso tra quelli appena menzionati è invece quello che ha fatto i passi migliori verso la produzione di un dispositivo qualitativamente elevato per godere pienamente delle innovazioni della realtà virtuale in ambito videoludico.

L’unico attualmente in vendita è il Gear VR di Samsung, da poco prodotto in una nuova edizione disponibile solo negli Stati Uniti e già sold-out visto il prezzo competitivo di 99 dollari. Al suo interno troviamo pur sempre uno smartphone, necessario per duplicare in visione stereoscopica giochi e app. Il che è un vantaggio (per la mobilità) ma anche un limite: i telefonini odierni sono davvero potenti ma non così tanto da poter essere avvicinati a computer o console domestiche, quando si parla di videogame.

Aspettando la concorrenza

Oculus e Morpheus vivono momenti difficili. Il primo sembra il Godot della realtà virtuale: in arrivo nel 2014 è stato rimandato di un anno e adesso a metà 2016, insomma difficile fidarsi delle tempistiche espresse da chi è vicino all’azienda. Sony ha invece mostrato Project Morpheus alla recente IFA di Berlino ma non si hanno notizie su un’effettiva realizzazione, che potrebbe mandare in pensione il gamepad della PS4 in favore delle bacchette magiche che proiettano direttamente nella realtà virtuale.

htc vive italia

HTC è "viva"

Per HTC invece le cose si fanno interessanti. Annunciata a marzo di quest’anno, la partnership con Valve sta dando i suoi frutti. HTC Vive, lungi dall’essere un prodotto finito e pronto per la commercializzazione, rappresenta attualmente il miglior gadget di realtà virtuale pensato specificamente per il mondo dei videogiochi.

In Italia

Lo abbiamo provato in occasione di una demo in Italia e la sensazione, a differenza di quanto visto con il prototipo di Oculus a mani libere (anche qui arriveranno dei controller), è quella di essere immersi davvero in un mondo magico, che si tratti della casa di un alchimista o di un ampio spazio dove poter scrivere e disegnare liberamente, spostandosi all’interno di immagini e parole, quasi toccandole. Lo sfarfallio che si avverte quando si indossano i visori dura qualche secondo, così come lo spaesamento nel dover interagire con il mondo virtuale attraverso i due controller/bastoncini, dotati di pulsanti con cui attivare funzioni specifiche.

Addio effetto pixel

Ciò che risalta maggiormente durante la visita a luoghi e ambientazioni virtuali è la qualità nella ricostruzione di stanze e personaggi; non manufatti di pixel che stonano con il contorno ma elementi del tutto calati nella realtà che si sta vivendo, con una restituzione grafica pari a quella dei migliori titoli in circolazione. È vero, si tratta di una demo pensata per stupire, ma se questo è l'inizio c'è da ben sperare per il futuro.

htc vive demo

Certo non è tutto rosa e fiori: a differenza di Oculus, per utilizzare gli HTC Vive serve un bel po’ di spazio: si parla di un ambiente di almeno 3 metri di lunghezza e profondità, che servono per muoversi semi-liberamente senza inciampare nel cavetto che tiene collegato il visore al computer (con una certa potenza di calcolo) dal quale far partire i giochi. L’auspicio è legato proprio ai collegamenti: come per gli Oculus sarebbe bello veder sparire quei fili che ti fanno sentire come in Matrix ma che rendono l’avventura meno reale di quel che potrebbe essere.

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