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E3, la Xbox One costerà 499 euro. Ecco tutto quello che c'è da sapere

Arriva a novembre la nuova console di casa Microsoft e promette una qualità di gioco senza precedenti

da Los Angeles

Come tradizione impone, la notizia più attesa arriva pochi minuti prima dei titoli di coda: davanti a 5 mila giornalisti e a una platea di milioni di appassionati collegati on line con il Galen Center, la Microsoft svela prezzo e data di uscita della sua Xbox One. Per averla bisognerà aspettare fino a novembre e costerà 499 euro. Nella confezione, oltre alla console con un hard disk da 500 giga, ci saranno la nuova versione di Kinect, un controller e una sottoscrizione di prova di 14 giorni di Xbox Live Gold riservata ai nuovi membri.

Per il resto la conferenza stampa, tradizionale antipasto dell’E3, procede coerente lungo i binari indicati in apertura dal big boss Don Mattrick: giochi, giochi e ancora giochi. D’altronde c’è da mostrare una pioggia di esclusive per la prossima generazione dell’hardware di Redmond: ben 13. Ma c’è spazio, anche, per svelare un maquillage della vecchia 360, con un look più sottile e squadrato che ricorda proprio quello della One: un ibrido tra vecchio e nuovo, disponibile da subito. La prova più evidente del fatto che, mentre guarda avanti, Microsoft non vuole dimenticare il suo passato, anzi cercherà di prolungarne il più possibile il ciclo di vita.  

Detto questo, la 360 passa in secondo piano e il palcoscenico è tutto per la nuova console. I titoli scorrono uno dietro l’altro, tra trailer e brevi gameplay, e l’impressione che si consolida minuto dopo minuto è che sarà il lasciapassare per l’ingresso nella prossima era del gaming. Non tanto per orpelli ed effetti speciali accessori, ma per la forza dei giochi in sé e per sé: nulla di più. Le immagini mostrano scenari fluidi, transizioni rapidissime, una nitidezza e una qualità dei particolari che a volte lasciano senza fiato: l’espressività di un personaggio, la crudezza di certi combattimenti, accelerazioni repentine e cambi di passo sono all’insegna di un realismo che, persino quando è esasperato, epico, estroso, appare credibile.

Ecco l’apertura (con ovazione) dedicata a Metal Gear Solid V: ritmi sincopati, esplosioni vorticose, cambiamenti climatici improvvisi, pennellate di crudezza e bellezza, secchiate di adrenalina pura. La stessa che romba in Forza Motorsport 5, dove c’è qualcosina in più: le altre auto che ci circondano, che sorpassiamo o ci sorpassano, non saranno guidate da un’intelligenza artificiale, non saranno figlie di una simulazione. Ricalcheranno lo stile al volante, con tutte le sue imperfezioni, sbruffonate e stramberie, di altri giocatori. Potere del cloud: dopo gli avatar, ecco i «drivatar». Non mancano gli attesi ritorni, come il sempre applaudito Halo, atteso per il 2014. Master Chief è un evergreen, un fiore all’occhiello per la Microsoft, che pure gli dedicherà anche una serie esclusiva firmata Steven Spielberg.

C’è altresì voglia di sperimentare, di andare oltre il seminato. Ecco Project Spark, accompagnato da una promessa efficace: «Trasformare l’arte di creare un gioco, in un gioco stesso». Questo titolo, infatti, permetterà a chiunque di costruire un videogame in base ai suoi gusti, arricchendolo con scenari, personaggi e vari gradi di complessità, prima di condividere il risultato finale con amici e conoscenti. Una versione social in senso più autentico del gaming (non condivido un mio record, ma proprio un mio gioco) in verità non proprio inedita, ma che comunque ha del potenziale. Menzione obbligatoria poi per Ryse: Son of Rome, con gladiatori arrabbiati in altissima definizione e per gli zombie affamati, minacciosi e proprio brutti – nel senso di spaventosi – di Dead Rising 3.

Altro momento chiave è la dimostrazione del gameplay di Battlefield 4: il fucile marcia spedito a 60 frame per secondo, dando l’impressione a chi ha il controller in mano di essere davvero dentro la scena. Da anni si va scrivendo che i videogame permettono di vivere un film da protagonisti, forse con la nuova generazione di hardware questa definizione perderà gli ultimi residui della forzatura. E comunque, tra sparatorie, ammazzamenti, squartamenti, spade in gola e morsi proibiti, senza mai però sfociare nel gore fine a se stesso, l’impressione è che la Microsoft, con questa presentazione, abbia voluto far passare un messaggio forte e chiaro: la Xbox One è una console che ha tutto il suo corollario di intrattenimento – vedi presentazione di Redmond – ma risponderà in pieno ai desideri, alle attese e alle pretese degli hardcore gamer. Certo, non sarebbe stato male vedere almeno un gioco che sfrutta il potenziale del nuovo Kinect, parola praticamente mai pronunciata in 94 minuti di presentazione, tranne per la possibilità di attivare con la voce la trasmissione in tempo reale di una propria sessione di gioco. La periferica è di serie nella confezione e certamente avrà contribuito alla decisione del prezzo: forse avrebbe meritato qualche minuto in più sotto i riflettori e non solo nelle comunicazioni ufficiali, che ci informano dell'arrivo di Kinect Sports Rivals, nuovo capitolo della fortunata saga.

Ripetuto, fino allo sfinimento, invece, il concetto di «nuova generazione», «superamento delle barriere», «grande cambiamento». Con tutti gli sviluppatori chiamati a scandire che no, non avrebbero potuto fare quello che hanno fatto, senza i muscoli, il motore, le capacità di Xbox One. E almeno da quello che si è visto sul palco, scremando l'enfasi, è giusto dargli ragione.  

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