Destiny apertura
Videogiochi

Drago d'oro, i 20 migliori videogiochi del 2014

Premiati al Maxxi di Roma i titoli più riusciti della passata stagione, inclusi gli indie. Destiny e l'italiano Murasaki Baby i trionfatori della serata

La bambina che tiene testa al gigante. Non è il titolo stravolto di una vecchia canzone, ma una buona sintesi del Drago d’oro, il premio italiano assegnato ai migliori videogiochi. Con tre riconoscimenti a testa, i trionfatori della terza edizione sono stati il colosso Destiny, inno all’eccesso, portabandiera dell’immenso (nelle ambientazioni come nel budget); l’intimo, delicato, visionario e minimalista Murasaki Baby, storia per l’appunto di una bambina che si risveglia in un altrove assurdo, popolato dalle sue fantasie e dalle sue paure. Un orgoglio nostrano - lo sciovinismo è d’obbligo ma ben motivato - sviluppato dallo studio varesino Ovosonico.

 

Il doppio successo per Destiny e Murasaki Baby non è un cortocircuito logico, ma la fotografia fedele di un’industria che fonde il talento visionario, la capacità di osare, per sottrazione persino, con le mega produzioni e la sicurezza della serialità: due Draghi sono andati a Unity, nuovo capitolo della saga Assassin’s Creed; doppietta anche per Super Mario e la sua variegata banda, su kart e in versione pedonale combattente; nella rosa c’è World of Warcraft, con due lustri alle spalle e nemmeno una ruga.

Consuetudine internazionale – si veda il grande fiorire degli indie, anche sulle console next gen – rivista con specificità locali: l’urlo dei calcistici (Fifa 15 è il più venduto, con 800 mila copie; l’acerrimo nemico Pes 2015 rifiorisce su schermo e prende la palma del miglior sportivo), si affianca sul palcoscenico del Maxxi di Roma, sede della serata di premiazione, al sussurro che diventa voce di studi come Forge Reply e Digital Tales. Prove evidenti che una via nostrana ai videogame esiste eccome, non solo nel lancio col paracadute sui dispositivi mobili, dove un fallimento non lascia con le osse rotte e consente di rialzarsi e ripartire.     

Promosso dall’Aesvi, l’associazione di categoria dell’industria videoludica, il Drago d’oro è assegnato da una giuria di giornalisti della stampa generalista e specializzata. Che hanno voluto tributare (a ragione) un premio speciale a Valiant Hearts: The Great War, che colora di umanità la Grande Guerra, ponendosi agli antipodi di droni, esplosioni, robot ed esoscheletri spersonalizzati eppur sanguinolenti di altre saghe. Il pubblico, votando sul sito di Radio Deejay, ha invece scelto Dragon Age: Inquisition. Potere fantasy che non tramonta mai.

Alla serata, condotta da due terzi del Trio Medusa (uno dei membri è fermo ai box per un incidente sugli sci), erano presenti tutti i principali rappresentanti del cosmo tricolore dei videogame, dalle software house fino ai produttori delle console. Un’ottima occasione per ritrovarsi senza la frenesia della Games Week, altro appuntamento di riferimento, che sarà replicato dal 23 al 25 ottobre a Milano. Così come lo stesso Drago d'oro, nel 2016. A confermare la quarta edizione, dal palco del Maxxi, è stato Andrea Persegati, presidente dell’Aesvi: «Il drago» ha detto «è sempre più fiammeggiante. Il nostro medium è uno strumento di intrattenimento che ha la stessa dignità di altri. Non aveva una manifestazione di riferimento. Ora ce l’ha».

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