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Con Color Switch ho contagiato il mondo

La storia incredibile di David Reichelt, ex soldato, ex povero, daltonico, creatore di un'applicazione ipnotica da un milione di download al giorno

Per mantenersi a galla ha pulito piscine, lavorato come parcheggiatore part time e mago a tempo perso: «Avevo un furgone, stavo per restituirlo perché non potevo permettermi le rate» racconta David Reichelt. È un reduce dell’Iraq, dove ha preso confidenza con la morte sotto il fuoco dei cecchini e il rimbombo assordante delle granate: «Non combattevo» spiega «ma soccorrevo i soldati. Alcuni sono rimasti feriti, altri non ce l’hanno fatta. Non ho nessun rimpianto, ho sempre fatto del mio meglio. Quando vedi il dolore così da vicino, rimane scolpito dentro i tuoi ricordi».

Cresciuto nella provincia americana da una madre divorziata con quattro figli, questo 36enne californiano dallo sguardo placido, la barba appena trascurata, il passato precario e burrascoso, è la prova di come un destino ripido possa diventare in discesa in una settimana. Il tempo necessario per sviluppare «Color Switch», un gioco per telefonini e tablet che sta scalando le classifiche mondiali al ritmo di 1 milione di download ogni 24 ore.

Solo negli Stati Uniti, complice il passaparola, ha mantenuto la vetta per 25 giorni consecutivi: un record. YouTube straripa di video (sono più di 570 mila) di appassionati che svelano i loro trucchi per battere record o, esasperati dall’ennesimo fallimento, urlano insulti allo smartphone o lo distruggono in un impeto d’ira: sommati insieme, i filmati superano i 300 milioni di clic. Cifre da epidemia, da contagio di massa. Consumare i pollici e straziare i nervi picchiettando sullo schermo, d’altronde, non costa nulla: il videogame è gratuito, ma rende grazie alla pubblicità. Quanto, il suo creatore non lo dice. Di sicuro parecchio: «Il mese prossimo» svela Reichelt «pagherò quel furgone in un’unica soluzione. Poi voglio cancellare i debiti, mettere da parte un po’ di soldi e investire in proprietà immobiliari».

Alla pari di illustri precedenti ipnotici come «Angry Birds» e «Flappy Bird», deve la sua forza alla capacità di scatenare dipendenza: s’impara in un secondo, la vera sfida è imporsi di spegnerlo. Per protagonista ha una pallina irrequieta che cambia tonalità di continuo: si guadagna un punto facendola coincidere con quella dell’ostacolo da superare. Un meccanismo che Reichelt, daltonico, non ha scelto per caso: «Anche se non li percepisco correttamente» racconta «ho voluto fare un gioco basato sui colori».

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La schermata principale di Color Switch

Perché questa decisione?

Vedo circa 25 mila sfumature, mentre una persona sana arriva quasi al milione. Sentivo il bisogno di trasformare una mia debolezza in un elemento di forza.

È stato difficile?

Assieme al mio coinquilino, Aditya Oza, abbiamo creato app per due anni e mezzo con risultati deludenti. Questo è il quarantunesimo tentativo. Cambiare tutto nasce da dentro, dalla nostra abilità e tenacia.

Prima dei videogame, aveva tentato la via delle armi.

Ho avuto un’infanzia piuttosto travagliata, sono stato buttato fuori dalle scuole superiori e non sapevo cosa fare della mia vita. Ho provato con i test per diventare soldato e ho preso 94 su 99. Andava alla grande, fino all’esame della vista in cui ho fallito miseramente il riconoscimento dei colori. Come alternative nell’esercito, restavano il cuoco, un noioso lavoro da scrivania e il soccorritore sul campo.

Ha scelto la strada più pericolosa, la più temeraria.

Volevo rendermi utile. Nel 2005 sono stato mandato in Iraq e ho partecipato a un numero innumerevole di missioni. Ho fatto del mio meglio, per quattro volte ho rischiato di morire ritrovandomi in mezzo a proiettili ed esplosioni. Una bomba è atterrata a pochi metri da me, l’auto in cui ero stava per saltare in aria. La guerra è l’esperienza più tragica che esista. Mi ha cambiato.

Come?

Scuotendomi. Al rientro negli Stati Uniti ho preso una laurea breve in teatro. Amo recitare, improvvisare. Sono anche un mago: ho imparato un po’ di trucchi al fronte per alleviare la tensione dei soldati durante le visite. Mi piace scrivere e dirigere, ho intenzione di realizzare un film.

«Ci vuole pazienza, devi mettere in conto di fallire prima di avere successo. Chiunque può riuscire a fare qualsiasi cosa, se ci crede davvero»

Prima dello tsunami «Color Switch» come si manteneva?

Fino a tre mesi fa lavoravo come valletto a Los Angeles, per mezza giornata, a 12 dollari l’ora. Ora sto per cambiare casa, ho appena rotto con la mia fidanzata e avrò tempo per nuove conoscenze dopo averne speso fin troppo al computer. Posso riprendere fiato. Voglio incontrare vecchi amici che non vedo dai tempi dell’esercito. Soprattutto, ho intenzione di girare il mondo e raccontare la mia storia. Essere d’ispirazione per la gente, riuscire a motivarla.  

Si è spiegato perché il suo gioco piace così tanto?

Da sempre amiamo le cose semplici. La musica pop è facile da ascoltare, i titoli di successo al cinema sviluppano trame poco articolate, i videogame funzionano se non rubano tempo per imparare a usarli.

Sembra un elogio del disimpegno.

Tutt’altro. In «Color Switch» gli ostacoli da superare si fanno via via più intricati. Il meccanismo è basico, ma la sfida diventa gradualmente complessa. Il gusto sta nel raccoglierla.

Avete superato i 30 milioni di download. Ha un traguardo in mente?

Possiamo avere più successo di titoli come «Candy Crush» se lavoriamo sodo. Non avevo la minima idea di come si creasse un’applicazione: mi sono messo a studiare e ho imparato. Ci vuole pazienza, devi mettere in conto di fallire prima di avere successo. Chiunque può riuscire a fare qualsiasi cosa, se ci crede davvero.

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