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Tutti su WhatsApp: e ora chi ci salva dalla "fuffa" digitale?

Le conversazioni private si sono trasferite in massa sulle piattaforme di messaggistica istantanea. Ora, però, servono gli strumenti per gestirle

WhatsApp iPhone

– Credits: Jan Persiel @Flickr

La conferma (l’ennesima) l’ho avuta durante la notte di San Silvestro. Solo 4 (quattro) SMS di auguri. Per il resto solo messaggi e messaggini provenienti da WhatsApp e simili. Non che avessi bisogno del nuovo anno per capire che lo Short Message Service fosse in crisi, però, devo ammetterlo, non immaginavo che i tempi fossero già maturi per il passaggio di consegne.

Del resto, mi fa notare un collega che non va tanto per il sottile, che motivo c’è di mandare un SMS nel 2014? Lo sanno anche le casalinghe, ormai. Nell’era degli smartphone sempre connessi a Internet meglio sfruttare una delle tante applicazioni di messaggistica istantanea - da WhatsApp al messenger di Facebook, da Hangout a ChatON - per fare tutto quello che facevamo un tempo. Anzi qualcosa di più. In fondo i messaggi che viaggiano sul Web superano le barriere geografiche, non impongono alcun limite per ciò che riguarda il numero di caratteri e permettono di allegare link, foto e video. E poi, appunto, sono aggratis, e questo fa tutta la differenza del mondo. Conosco gente che ora scrive più di 50 messaggi al giorno, in barba agli operatori telefonici e alle loro tariffe demodé.

Il dado è tratto, insomma. E c’è davvero da chiedersi quali dimensioni possa assumere un fenomeno che già ora appare dilagante. Perché la messaggistica istantanea – questo è il punto - non solo sta rimpiazzando l’SMS, ma punta a fare le scarpe anche alle altre forme di comunicazione digitale, email compresa. Ci sono professionisti che utilizzano WhatsApp per prendere decisioni in modo più rapido, mamme che si ritrovano a parlare nelle chat delle scuole o degli asili dei propri figli, tifosi che scrivono di calcio e fantacalcio 24 ore su 24. Molti di noi sono stati fagocitati in una chat di gruppo senza quasi rendersene conto, accettando passivamente l’idea di entrare a far parte di un gruppo di conversazione creato da amici, parenti, conoscenti. Tanto è gratis, tanto ne esco quando voglio…

Il problema, in tutto questo rutilar di messaggi istantanei è soprattutto uno: non esiste un modo per distinguere il rumore di fondo (altissimo in questa fase espansiva dei servizi) dalle conversazioni importanti. Men che meno qualcosa che assomigli vagamente a un motore di ricerca. Insomma il rischio è che senza il limite dei 15 cent a messaggio il nostro mondo digitale si trasformi in qualcosa di estremamente chiassoso, caotico, anarchico.

"Abbiamo bisogno di un nuovo motore", scrive Massimo Mantellini in un pezzo che prende di mira la scarsa pertinenza dei risultati di Google nella sua attuale configurazione. Ecco, fossi nei panni di Larry Page o Sergey Brin, o in quelli di chiunque altro stia lavorando sulla ricerca del prossimo futuro non sottovaluterei il mondo delle piattaforme di messaggistica istantanea. Che la conoscenza si trasferisca o meno da queste parti, c’è bisogno di mettere ordine nell’Universo sempre più caotico delle nostre conversazioni private.

 
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