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Touch ID: l’impronta di Apple sul futuro degli smartphone (e non solo)

Ecco perché l’introduzione del lettore di impronte digitali integrato sul nuovo iPhone 5S rappresenta – al di là delle possibili imperfezioni – un atto coraggioso. Che avrà impatto su tutto il mondo dell nuove tecnologie

– Credits: Apple

Si fa un gran parlare di Touch ID, e in particolare di tutte le dinamiche di sicurezza che il lettore di impronte digitali del nuovo iPhone 5S potrebbe portare in dote. Ve lo dico subito: non mi pronuncerò sulle qualità intrinseche del sistema, semplicemente perché ho ho gli elementi per farlo (almeno fintantoché non metterò il mio dito pollice sul tasto home del nuovo iPhone). Una cosa però permettetemi di dire: comunque vada, Touch ID sarà ricordato fra qualche anno come un gesto coraggioso, diciamo pure innovativo, nella storia di Apple.

Come ho più volte sottolineato su queste pagine, per molti anni, troppi, Apple si è cullata sugli allori di un’invenzione rivoluzionaria (il multitouch) limitandosi a lavorare perlopiù sui muscoli (display, processori,RAM, fotocamera) e sul rinnovamento di iOS. Eccezion fatta per Siri, l’iPhone 5 (presentato a settembre del 2012) non è concettualmente così diverso dal primo modello presentato da Jobs nel 2007. 

Ecco perché l’arrivo di Touch ID , un sistema che si basa sulla combinazione abbastanza ambiziosa fra hardware e software [qui nel dettaglio vi spieghiamo come funziona] , rappresenta un segnale importante, non solo per l'industria degli smartphone, ma per tutto il settore dell'hi-tech. Si dirà che in fondo il riconoscimento biometrico non l’ha inventato Apple e che la stessa tecnologia da cui nasce Touch ID deriva da un’acquisizione. Vero, ma si diceva lo stesso del touch screen qualche anno fa e poi sappiamo com’è andata a finire. Perché la vera scommessa di Apple non è creare un lettore di impronte digitale ma portarlo alla sua diffusione di massa.

Ora, io non so se nella sua versione 1.0 Touch ID Sarà qualcosa di veramente utile o una di quelle diavolerie tecnologiche che alla fine finiscono per essere d’impaccio nell’utilizzo quotidiano, non so se renderà i nostri dispositivi inviolabili o se invece li renderà più esposti, e ovviamente non so neanche se questa storia che le dita sudate metterebbero in seria difficoltà il sistema sia fondata o meno. Ma non è questo il punto. Per quanto sia più o meno perfettibile, più o meno sicuro, siamo di fronte a un sistema dalle potenzialità dirompenti. Non mi riferisco solo alla possibilità di sbloccare il telefono con una ditata o alla possibilità di effettuare acquisti su iTunes senza digitare password ma a tutte le "n" applicazioni che potranno essere sviluppate sul tema: autenticazione sul web, pagamenti, creazioni di profili differenziati, riconoscimento multiplo delle dita, nuove tastiere virtuali, interazioni col mondo auto e con la domotica (il che non significa che abbandoneremo le chiavi di casa).

Se l’esperimento avrà successo, fra qualche anno ci sarà un lettere di impronte su qualsiasi smartphone e probabilmente su qualsiasi oggetto tecnologico di valore. Quindi: meglio non concentrarsi (per ora) sul valore assoluto di Touch ID. Quel che conta è che il primo mattone sia stato posato. Ci sarà tempo e modo per costruire il resto della casa, e per far sì che questa sia solida e sicura.

 
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