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Microsoft attenta: Apple vuole "rubarti" gli utenti PC

Ecco perché la decisione di Apple di azzerare i costi dei sistemi operativi e delle applicazioni chiave, può mettere a repentaglio il modello di business di Redmond. Anche sul fronte dei personal computer

– Credits: Brian Kersey (Getty Images)

Diciamo la verità. Da quando Steve Jobs non è più fra noi le presentazioni di Apple sono diventate un po’ noiose. Non me ne voglia Tim Cook ma né lui né il suo egregio staff di collaboratori hanno quella dote rara che aveva il compianto leader di Cupertino: la capacità trasformare ogni cosa in qualcosa di miracoloso, elettrizzante, unico. Avrebbe potuto leggere anche l’elenco telefonico, il buon Steve, senza annoiare nemmeno uno spettatore in platea.

Comunque, non siamo qui per fare operazioni nostalgia, non facciamo quelli che Sì però quando c’era Jobs era tutta un’altra cosa... In fin dei conti ogni annuncio di Apple ci dà sempre molti spunti su cui riflettere. Ieri, ad esempio, in occasione della presentazione della nuova collezione autunno-inverno del colosso californiano a nessuno è sfuggito l’intervento con cui Craig Federighi ha commentato la disponibilità dell’aggiornamento al nuovo sistema operativo Mac OS Mavericks.

Sono da poco passate le 10.20 locali (le 19.20 in Italia) quando il senior vice president della parte di sviluppo software di Apple sale sul palco e annuncia la possibilità di scaricare grautitamente il nuovo OS per il mondo Mac. Lo fa in un modo che forse neanche Steve Jobs avrebbe congeniato: mostrando una scatola di Windows 8 Pro con il corrispettivo cartellino di 199 dollari.

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L’idea – pare chiaro – è quella di entrare a gamba tesa su Microsoft mettendo a nudo il vero tallone d’Achille del suo modello di business: la dipendenza dalle licenze software a pagamento. Per un attimo, la società di Redmond sembra vecchia e obsoleta quanto quella scatola contenente un CD-rom, metre Apple appare come l'angelo caduto dal cielo per liberare il mondo dalla schiavitù del software. Per un attimo, certo. Giusto il tempo di tornare con la testa ai dati sulla distribuzione mondiale dei sistemi operativi nel segmento desktop/notebook, laddove - lo ricordiamo - 9 PC su 10 montano ancora Windows.

Al di là dei raffronti di natura commerciale – non è questa la sede per capire se convenga di più acquistare un PC da 400 euro e doverci aggiungere del software a pagamento o un MacBook da più di 1000 euro senza costi di licenza – c’è un aspetto che merita di essere sottolineato: la volontà di Apple, mai così forte, di portare sempre più utenti dal mondo PC al mondo Mac. E di farlo utilizzando il software gratuito come esca: Mac OS (così come già iOS) nonché le suite di programmi iLife e iWork saranno d’ora in poi disponibili gratuitamente per gli utenti della Mela.

Siamo a una svolta abbastanza importante nella storia di Apple e dei rapporti con il suo rivale storico. Non solo perché la mossa cancella in un sol colpo uno dei principali costi di ownership sostenuti da ogni buon utente informatico: se la politica di Apple rimarrà tale, di fatto, un utente Mac avrà la possibilità di mantenere sempre aggiornato il proprio computer fisso o mobile senza costi aggiuntivi, un po’ come accade per chi acquista un iPhone o un iPad. No, la posta in gioco è molto più alta perché coinvolge quello che in gergo viene definito soventemente – e a volte fastidiosamente – ecosistema software.

Apple ha compreso che gli utenti si stanno affezionando sempre di più alle applicazioni oltre che ai prodotti fisici. E che in un'epoca che va sempre di più verso la convergenza fisso-mobile il software rappresenta il vero trait d’union fra i due mondi. Scrivere un documento sul notebook e correggerlo sullo smartphone, montare un filmato sul computer di casa e rivederlo sul tablet, comporre un pezzo musicale su un dispositivo e rifinirlo o arricchirlo su un altro, ricevere un messaggio sul telefono e rispondere da postazione fissa; il tutto possibilmente senza costi aggiuntivi. Questo vogliono gli utenti ed è su questo concetto che Apple sta muovendo tutte le su pedine, sia sul fronte fisso che mobile, forte anche di un piattaforma Web (iCloud) creata per tenere insieme i pezzi.

Microsoft per il momento può dormire sonni tranquilli - il "nemico" è ancora a distanza di sicurezza - ma farebbe bene a pensare a un’alternativa da contrapporre all’aggressiva proposta di Cupertino. A conti fatti la divisione Windows porta nelle sue casse quasi 20 miliardi di dollari all’anno, di cui quasi il 65% derivanti dalla vendita del sistema operativo ai cosiddetti OEM. Davanti a cifre di questo tipo, il rischio che una fetta di utenti e aziende venga tentata dalle sirene di Apple – alto basso che sia – non va in nessun modo trascurato.

 
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