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La stampante morirà? Sì, ma c’è tempo

Lexmark chiude gli stabilimenti di produzione delle stampanti a getto d’inchiostro. È il segnale inequivocabile di un prodotto (e di un’industria) in crisi?

– Credits: Lexmark

Cosa dire della decisione di Lexmark di uscire dal mercato delle stampanti a getto d’inchiostro? Il primo pensiero va ovviamente ai 1700 dipendenti sparsi nei vari stabilimenti della società americana che alla luce del mega-piano di ristrutturazione ora dovranno reinventarsi un lavoro. Ma il secondo va a un'industria intera che forse comincia ad avere cattivi presagi. Del resto chi, come me, ha ancora sotto gli occhi l’inesorabile e drammatico declino della pellicola fotografica dopo l’avvento delle fotocamere digitali non può non pensarci. Insomma, ci risiamo? Un altro pezzo della nostra vita analogica è pronto ad andare in pensione?

In fondo ce ne stiamo rendendo conto anche noi, nel nostro piccolo. Siamo la bit generation, stiamo imparando a convivere con l’idea che tutto il nostro mondo possa stare dentro a uno smartphone o ad un tablet, dispositivi capaci di contenere tutto ciò che in passato occupava gli scaffali delle nostre voluminose librerie, e di muoversi con noi.

Con l’avvento del cloud, poi, abbiamo scoperto pure l’ubiquità dell’informazione: i contenuti ci seguono ovunque; salviamo un file nel pc del lavoro e ce lo ritroviamo tale e quale nel portatile di case, piuttosto che sul tablet o sul telefonino intelligente. Magia? No, tecnologia.

Ecco, in un contesto di questo tipo, nel quale tutto quello che ci serve risiede sotto un soffice display touch screen, che senso ha il foglio stampato?

Il senso c’è o perlomeno, c’è ancora. Carta e inchiostro hanno ancora il loro peso nelle aziende e in tutti quegli ambiti (si pensi ad esempio alle pubbliche amministrazioni) nei quali si richiedono documenti tangibili e intaroccabili. Carta canta, insomma. E poi, se è vero che Internet in molti casi rende pressoché superfluo il ricorso alle copie cartacee, di contro fa lievitare a dismisura la quantità d'informazione in circolo e, con essa, la probabilità che prima o poi qualcuno ne voglia usufruire in formato analogico.

Non è un caso che la stessa Lexmark, dopo aver comunicato l'uscita dal segmento delle inkjet, abbia ribadito di voler continuare a investire nel settore delle stampanti laser, un segmento che a quanto pare continua a crescere sia in termini di vendite che di utilizzo.

Senza farne un dramma potremmo semplicemente dire che la stampa sta cambiando, così come stanno cambiando tutte le tecnologie e i processi legati alla fruizione e alla gestione dell’informazione. Certo, prima o poi dovrà cedere il passo al digitale. Ma c'è tempo e in ogni caso si tratterà di un addio dolce, senza i traumi di chi - come il povero rullino fotografico - un giorno si è svegliato e ha capito che il mondo poteva anche fare a meno di lui.

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