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Istituto Luce: su YouTube va in onda l’Italia che fu

Grazie a un accordo con Google, gli archivi dei Cinegiornali e di Settimana Incom sbarcano sul "tubo" di Internet. Un (bel) modo per salvare dall’ingiallimento e dall’oblio quarant’anni della storia d’Italia

Istituto Luce YouTube

– Credits: Istituto Luce

Vedere i filmati dell’Istituto Luce su YouTube, devo ammetterlo, mi fa un certo effetto. Sembra il paradosso dei paradossi, un po’ come se una carrozza a cavalli ti sfrecciasse accanto in autostrada. Il Web e le nuove tecnologie, però, ci hanno già dimostrato in questi anni che il vecchio e il nuovo possono coesistere senza problemi, anzi, sembra quasi che uno valorizzi l’altro. Del resto se i giovani d’oggi utilizzano il proprio cellulare intelligente per rendere le proprio foto digitali simili a quelle che i loro padri scattavano con le Polaroid negli anni Sessanta significa che c’è tanta voglia di tornare alle origini.

E allora accogliamo con rispetto e anche con un certo entsiasmo l’accordo fra l’Istituto Luce e Google che porterà sul tubo più famoso del Web un archivio di migliaia di filmati capaci di raccontare come solo le immagini (e le voci) di allora potevano fare la storia del nostro Paese, quando ancora Internet, l'email, l'iPhone, Facebook e tante altre cose belle dell’attuale era digitale non erano neanche un’idea.

Un modo, certo, per portare sugli schermi di oggi quarant’anni della storia d’Italia (dal 1927 al 1964 fra i gloriosi Cinegiornali e il materiale di Settimana Incom) nelle sue varie sfaccettature (dalla politica al costume, dalla tecnologia all'arte, dal cinema allo sport), ma soprattutto per salvare dall’ingiallimento e dall’oblio una straordinaria videoteca (si parla di circa 30mila filmati) altrimenti destinata a finire nel dimenticatoio.

Merito, anche, della filosofia (e della strategia) di Google, che in questi anni sta utilizzando parte delle sue ricchezze per portare in digitale una moltitudine di contenuti “analogici”, dai dipinti e alle sculture di Art Project alle bellezze di interesse storico e naturalistico di World Wonders , fino ai testi antichi di Google Books. Perché se è vero che buona parte del materiale era già stato digitalizzato in tempi non sospetti è altrettanto innegabile che la partnership con YouTube amplifichi enormemente la portata e la diffusione delle "trasmissioni".

Certo, i discorsi del Duce, i reportage sull’alluvione sull’Arno e i filmati di una giovanissima Sophia Loren verranno mischiati con videoclip di Justine Bieber o con i video fai-da-te girati dagli adolescenti con i propri telefonini. Ma poco importa. Ciò che conta è che tutto lo straordinario lavoro effettuato da almeno due generazioni di giornalisti e cineoperatori sia oggi a un clic di distanza dagli utenti.

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