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Da Motorola a Nest, ecco perché Google non è più (solo) una software-company

Con l’acquisizione di Nest, probabilmente la più promettente fra le startup che operano nella domotica, la società di Mountain View si assicura un altro pezzo importante dell’ecosistema hardware del futuro. Ma il suo modello di business non cambia

Nest

Un negozio americano espone Learning Thermostat, il termostato intelligente creato da Nest, la startup della domotica appena acquisita da Google – Credits: Justin Sullivan/Getty Images

C’era una volta Google, la software-company per antonomasia, quella del motore di ricerca e delle applicazioni web. C’era una volta, non che ora non ci sia più intendiamoci, ma quella di oggi sembra una lontana parente della società fondata nel 1998 da Larry Page e Sergey Brin. Con un occhio agli avversari (Apple in testa) e con l’altro al futuro e a quell’Internet of everything che ci porterà a connettere ogni oggetto alla Rete, la grande G ha infatti messo un piede saldamente nella scarpa dell’hardware.

Prima l’acquisizione di Motorola, oggi quella di Nest, probabilmente la miglior start up della domotica. Più di 15 miliardi di dollari per portarsi in casa due produttori di dispositivi digitali. Se due indizi fanno una prova allora c’è davvero da credere che Google stia cambiando pelle. Senza contare che, nel frattempo, a Mountain View si progetta l’oggetto che più di ogni altro promette di cambiare la nostra vita digitale, i Google Glass.

Ma cosa farà Google da grande? Le applicazioni, i prodotti fisici, tutte e due le cose? Si accettano scommesse. Quel che è certo è che un buon motore di ricerca, delle buone applicazioni, un sistema operativo capace di far girare buona parte dei dispositivi mobili del Pianeta non bastano più. Google vuole il controllo di tutto l’ecosistema digitale, hardware compreso. E se gli smartphone e i tablet rappresentano il presente della nostra vita digitale, nel futuro ci saranno anche tutti quegli oggetti nati prima di Internet.

Questo non significa che Google farà a meno della pubblicità online e di tutti gli altri tasselli che compongono il suo modello di business. Ecco perché – shopping a parte – la grande G dovrà preoccuparsi di portare i Google Ads e tutte le altre risorse sulle quali ha costruito il suo impero economico in luoghi fino a ieri impensabili. I termostati del futuro ci mostreranno di tanto in tanto banner che pubblicizzano occhiali da sole e impermeabili? Può darsi, comunque sia aspettiamoci una rivoluzione anche su questo versante. Il lupo, si sa, perde il pelo...

 
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