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Facebook e il referendum sulla privacy, il mio primo (e ultimo) voto

Il social network chiede ai suoi utenti di esprimersi sulla possibilità di condividere o meno i dati provenienti dai servizi affiliati, come ad esempio Instagram. Un referendum dal risultato già scritto che segnerà anche la fine dell’attuale sistema di governance “democratica”

– Credits: League of Women Voters of California @Flickr

Non bastavano le politiche, le amministrative, le primarie, adesso anche Facebook ci chiede di andare a votare. Per carità, nulla di sconvolgente, ma si tratta pur sempre di qualcosa che riguarda il futuro della nostra vita digitale.

In sostanza: Mark Zuckerberg e i suoi ci chiedono di esprimerci sulla possibilità che Facebook acquisisca o meno i dati provenienti dalle sue “affiliate”. Qualcosa che ricorda molto da vicino quanto (già) fatto da Google la scorsa primavera (senza voto in quel caso).

Se vinceranno i sì, in pratica, Facebook potrà acquisire i dati provenienti da Instagram e da altri servizi esterni (ma comunque di sua proprietà) per arricchire il suo patrimonio di informazioni sugli utenti, ergo la loro profilazione per scopi pubblicitari.

Per quel che può interessare, sappiate che io andrò a votare (per la prima volta) e voterò a favore della nuova proposta, perché in fondo non ci trovo nulla di male a radunare i miei dati provenienti da piattaforme differenti se questo può offrire un servizio migliore; così com’è – l’ho detto più volte - la pubblicità mirata di Facebook non funziona. E poi in discussione non c’è la proprietà dei contenuti, quelli restano degli utenti così come la facoltà di decidere cosa condividere o no.

Ma il mio voto, così come quello di tutti coloro che da qui al 10 dicembre (data ultima per votare) si recheranno alle urne digitali del social network , conterà poco, anzi nulla. I principi “democratici” di Facebook stabiliscono infatti che referendum di questo tipo debbano raggiungere un quorum pari ad almeno il 30% degli iscritti: almeno 350 milioni di utenti in tutto il mondo, in buona sostanza, dovrebbero andare al voto affinché lo stesso sia considerato valido. Praticamente impossibile, visto che finora consultazioni di questo tipo non hanno mai raggiunto nemmeno l’1% degli aventi diritto.

Tanto rumore per nulla dunque. Ci ricorderemo del 10 dicembre non tanto per l’esito del voto, quanto per il fatto che sarà l’ultima volta che assisteremo a una farsa del genere. Fra i punti della nuova riforma della privacy c’è infatti anche l’eliminazione dell’attuale sistema di governace basata sui referendum . Nel futuro in pratica Facebook non chiederà più la fiducia ai suoi utenti ma si limiterà (più coerentemente) ad agire in tutta autonomia chiedendo tutt’al più pareri non vincolanti ai suoi iscritti.

Un buon motivo per votare a favore delle nuove regole. Anzi, per non votare.

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