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Facebook Graph Search, un progetto grandioso. Ma inutile

A chi interessa un motore di ricerca capace di mostrarci quali sono i nostri amici single?

Credo di essere quel genere di utente che Mark Zuckerberg preferirebbe perdere che trovare. Odio Facebook? No. Semplicemente lo utilizzo nella maniera più conservativa possibile. Pubblico una foto ogni morte di papa, non faccio check-in, non clicco Mi Piace su ogni brand che acquisto e mi "staggo" quasi sempre dalle foto che mi ritraggono.

Insomma se fosse per me, Graph Search non sarebbe mai stato inventato. Il motore di ricerca di Facebook, ce lo ha spiegato lo stesso Zuck martedì sera , si basa infatti su tutte le piccole e grandi tracce che ogni utente lascia sul proprio profilo e sulla propria rete di connessioni: sono un maschio, sono single, faccio questo lavoro, mi piace questo o quel film, questo o quel ristorante e via dicendo. Ecco mettendo insieme tutte queste briciole di conoscenza, Facebook creerà il più grande motore di ricerca social. Ed è ovvio: maggiore è il numero degli input che forniremo migliori saranno i risultati (e viceversa).

Le intenzioni di Mark Zuckerberg sono condivisibili. Facebook in fondo è già un microcosmo, un pezzo di Web dentro il Web, in gran parte autosufficiente. Accediamo al nostro profilo e troviamo tutto ciò che ci serve per una serena vita digitale: gli amici, innanzitutto, i canali di comunicazione (anche istantanei), le foto, i video, la musica, le community, persino i giochi. In 7 anni il social network delle facce è diventato il posto virtuale nel quale la gente trascorre più tempo in assoluto, almeno 20 minuti al giorno. Perché, diciamolo, in fondo che ragione c’è di uscire da questo meraviglioso orticello recintato?

Uno strumento di search – pare chiaro – è necessario. Per dare agli utenti quello che cercano senza rischiare di portarli fuori dal sito. Ma la domanda è: Graph Search è davvero quello che ci serve? Abbiamo davvero bisogno di chiedere a Facebook "qual è la musica preferita dalle persone alle quali piace Obama", "quali sono i nostri amici a cui piace il ciclismo nate nella nostra stessa città", "quali sono gli amici degli amici che sono single e vivono a San Francisco"? Personalmente lo trovo un po’ da sfigati. Resto convinto che la gente continuerà a usare Facebook per divertirsi e coltivare le proprie relazioni ma andrà cercare altrove (TripAdvisor, LinkedIn, siti di dating e ovviamente Google) tutte le informazioni che riguardano la propria sfera lavorativa, affettiva, commerciale.

D’accordo. Anche ammesso che ci fossero persone interessate a questo tipo di ricerche, mi chiedo: saranno veramente attendibili? Dipende. Dal tipo di ricerca, dal numero di amici e  e – come detto – dalla quantità di informazioni che questi metteranno a disposizione di Graph Search. È una questione statistica. Se chiederete a Facebook di mostrarvi le foto dei vostri amici a Londra, troverete senz’altro qualcosa. Ma appena vi spingerete oltre – chiedendo ad esempio al motore di ricerca di indicarvi "gli amici degli amici single, da 20 a 30 anni, che amano il vostro gruppo preferito" - rischierete di fare un buco nell’acqua. Come dire che vi serviranno almeno 5000 amici e tutti ben disposti a condividere i propri affari su Facebook per avere risposte significative.

Insomma, per il momento Graph Search sembra giovare più alla causa di Facebook che a quella dei suoi utenti. In fondo Mark Zuckerberg non sta facendo altro che battere sul tasto di sempre, chiedendoci di condividere sempre più contenuti, foto e commenti. In cambio ci regalerà un motore di ricerca. Sociale, intuitivo, inutile.

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