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La chat di gruppo? Meglio della macchinetta del caffè

Ecco perché WhatsApp e le altre piattaforme di Instant Messaging stanno diventando il posto migliore in cui (s)parlare

In origine erano lo strumento per farla in barba agli operatori, l’escamotage furbo per evitare di spendere 15 centesimi ad ogni messaggio inviato. Ma col passare del tempo ne abbiamo scoperto anche le doti più nascoste. WhatsApp, Facebook Messenger, Hangouts, WeChat, Line e tutte le altre piattoforme di Instant Messaging non rappresentano solo l’alternativa a costo zero ai classico SMS ma una forma più evoluta, e per certi versi coinvolgente, di intendere la comunicazione. Soprattutto quella di gruppo.

Basta dare un’occhiata alla lista delle chat aperte sui nostri telefonini per capire la portata dell’evoluzione. Siamo passati dai singoli destinatari ai gruppi e alle conversazioni. Laddove un tempo c’erano Giorgio, Anna, Luca e Ivan oggi ci sono i gruppi del lavoro, del fantacalcio, dei genitori della scuola, dei cugini, della polenta taragna, e così via. Iniziamo per gioco ma alla fine non ne usciamo mai. Perché in chat ci viene tutto più facile, perché i nostri amici sono sempre pronti a rinfocolare le discussioni, perché un emoticons vale più di 1000 parole, ma soprattutto perché in chat ci viene più facile sparlare di tutto e di tutti.

Ebbene sì. L’uomo è un animale sociale ma anche maledettamente pettegolo e forse dopo anni di vana ricerca ha finalmente trovato lo strumento che cercava per scambiarsi opinioni scomode, oltre che personali. Vedo gente aprire chat di lavoro coi colleghi fidati (rigorosamente su telefonino privato) per sparlare dei capi odiati e dei colleghi incapaci, vedo studenti che si ritrovano a commentare, a volte in tempo reale, le performance maldestre dei propri prof, vedo amici e amiche ritrovarsi in gruppi ristretti per parlottarsi alle spalle come le peggiori comari di paese.

Meglio della macchinetta del caffè, meglio dell’intervallo, meglio di qualsiasi piazza nascosta in mezzo alla città: la chat di gruppo è un posticino sicuro e facile da raggiungere, un porto franco in cui cadono tutte le inibizioni. Non c’è nemmeno il rischio di sbagliare a digitare l’indirizzo. È tutto già pronto, destinatari compresi, basta pigiare sulla tastiera, condire con qualche faccina e premere invio. Tanto poi non si saprà mai in giro. Tanto poi resterà tutto segretamente nascosto fra le migliaia di conversazioni stipate sul nostro smartphone. Almeno fino a quando non arriverà il falso amico, quello che ti pugnala alle spalle andando a spifferare all’interessato ciò che vai dicendo sul suo conto.

Perché in fondo, online come offline, vale sempre la stessa regola: ricordati che ci sono poche persone di cui puoi davvero fidarti.

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