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Cara Facebook, è stato un anno meraviglioso (per te)

Un algoritmo colori di rosa i nostri ricordi. Ma in questo modo finisce per renderli anaffettivi

Aprendo Facebook in questi giorni, ve ne sarete certamente accorti, è tutto un fiorire di post che celebrano l’anno appena trascorso. L’anno di Marcello, di Andrea, di Sara, ci avvisa il social network sulla nostra bacheca, corredata per l’occasione da disegni che sprizzano allegria da tutti i pori. "È stato un anno meraviglioso, grazie per aver contribuito a renderlo tale" è il bigliettino stampato su queste frizzanti cartoline digitali contenenti collage di foto più o meno significative dei nostri amici.

E insomma, dopo l’email, gli SMS e WhatsApp, l’ultima frontiera degli auguri usa-e-getta ci arriva da Facebook con il suo Year in Review. La differenza rispetto al passato è che questa volta non dobbiamo nemmeno sforzarci di scrivere, pensare o quantomeno copiaeincollare. Ci pensa l’applicazione creata dal social network dell’amicizia a fare tutto per noi. Estrapolando una dozzina di foto dalla nostra fotogallery e condendo il tutto con una frase all’insegna del volemose bene.

Ora, comprendo l’entusiasmo e la felicità di Mark Zuckerberg - del resto lo sarei anche io se fossi a capo di una multinazionale che guadagna 1000 dollari al secondo grazie alle chiacchiere degli utenti - ma l’idea che un algoritmo debba obbligatoriamente colorare di rosa i nostri ricordi salvati in bacheca la trovo francamente un po’ eccessiva (oltre che patetica).

Ché il 2014, come ogni anno del resto, non è stato un anno meraviglioso per tutti. C’è chi ha perso il lavoro, chi i propri cari, chi non vede l’ora di entrare nel 2015 per scrollarsi di dosso certi brutti ricordi. Eppure a Facebook tutto questo sembra non interessare. L’importante è creare il famoso engagement, aumentare l’interazione fra utenti, celebrare lo spirito di amicizia che pervade il social network. E possibilmente farlo all’insegna dell’ottimismo e del Mi Piace. Poco importa se un padre ha perso la figlia nel 2014, per l’algoritmo onnisciente di Facebook è stato comunque un anno meraviglioso.

Si dirà che sono gli inconvenienti del mestiere. Che le applicazioni alla fine non sono altro che un insieme di bit senza cervello che finiscono per commettere errori o quantomeno distorcere la realtà. E che in fondo sta sempre all’utente decidere se pubblicare o meno il regalo confezionatagli da Facebook. Ma, è inutile negarlo, dal social network più importante del Pianeta è lecito attendersi qualcosa di più. Non mi riferisco solo alla parte tecnica dell’iniziativa, comunque discutibile (grafica e animazioni sono degne del peggior sito degli anni Novanta) quanto piuttosto all’idea di fondo che anima il progetto. Al fatto che applicazioni come The Year in Review (si pensi ad esempio ai video di ringraziamento) finiscano inevitabilmente per appiattire e standardizzare la nostra esperienza su Facebook, rendendola paradossalmente più statica e grigia di quello che i coloratissimi omini danzanti disegnati dai creativi di Menlo Park vorrebbero farci credere.

Inutile stare qui a perdersi in troppi moralismi o addirittura rievocare i bei tempi in cui gli auguri si facevano di persona. Facebook, così come tutti gli altri media digitali saranno sempre di più i canali privilegiati della nostra comunicazione, anche per aspetti privati e ed emozionali. Ma guai a lasciare al canale la libertà di decidere e comunicare per noi. Che un conto è fare gli auguri su Facebook, altra cosa è farseli fare da Zuckerberg.

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