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Tim, così diventa più tecnologica

Un nuovo logo, una sede hi-tech, 5 miliardi di investimenti tra fisso, mobile e cloud. Con l'inventore del web come testimonial

Mai assonanza poteva essere più fortunata. E naturalmente voluta. Il nuovo testimonial della Tim si chiama Tim. Se poi di cognome fa Berners-Lee, ed è l’inventore del world wide web, indica benissimo la direzione che l’azienda sta seguendo: confermarsi leader nel settore delle telecomunicazioni nell’era digitale, pigiando forte sull’unico tasto sensato, la tecnologia.

È il passo del tempo: «Il web non dipende più dalla dimensione di uno schermo. È ovunque. È contenuto persino in un orologio» dice Berners-Lee nel corso della presentazione romana del nuovo logo della società, «fusione della solidità e tradizione di Telecom Italia e dell’innovazione di Tim, sintesi che riflette un fenomeno concreto: la convergenza fisso-mobile abilitata da internet» come spiega Marco Patuano, amministratore delegato del Gruppo Telecom Italia.

«Vogliamo essere la California nell’immaginario collettivo dell’Italia, la casa della tecnologia del nostro Paese»

Ci sono le ambizioni da Silicon Valley, riassunte dal presidente Giuseppe Recchi: «Vogliamo essere la California nell’immaginario collettivo dell’Italia». Ma ci sono soprattutto i numeri: 10 miliardi di euro di investimenti per il triennio 2015-2017, di cui la metà dedicati esclusivamente alle tecnologie innovative digitali fisse e mobili e alla realizzazione di datacenter e infrastrutture cloud.

Accanto, l’obiettivo di raggiungere nel 2017 il 95 per cento della popolazione con l’LTE e il 75 per cento con la fibra ottica. «Sulla quale il nostro sforzo sarà superiore, mentre siamo già tra gli operatori più avanzati al mondo nel 4G» sottolinea Patuano. Enfatizzando l’esigenza di farsi trovare pronti per le prossime sfide del futuro: «La nuova scuola e la salute, la possibilità di interagire con la propria auto, rendendo l’abitacolo un hotspot Wi-Fi. Senza avere la visione miope di essere l’erogatore unico di tutti i servizi, piuttosto una piattaforma che abiliti terze parti, grandi operatori e start-up, a rendere il mondo un posto migliore».

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Rendering del nuovo quartier generale romano della Tim – Credits: Tim

Si oscilla su vari registri durante la mattinata romana. Tra astratte formule a effetto («vogliamo essere» scandisce Recchi «la casa della tecnologia del nostro Paese») e annunci concreti. A proposito di case, per esempio, il nuovo quartier generale della Tim sarà a Roma nel quartiere Eur, recuperando le storiche, iconiche Torri risalenti agli Anni Cinquanta. Ospiteranno 5 mila persone, saranno inaugurate tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo.

Avranno un impatto ambientale contenuto grazie a sistemi di produzione e recupero di energia all’avanguardia, metteranno al centro il concetto dello «smart working», del lavoro intelligente, decentrato, disancorato dalla necessità di essere seduti a una scrivania. In un momento storico in cui internet è in ogni dispositivo, la produttività si sgancia dalla presenza fisica e accentua la flessibilità.

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Il nuovo logo della Tim – Credits: Tim

La presentazione del nuovo logo dell’azienda, che segna la convergenza dell’azienda in un unico marchio e che avrà per protagonisti della campagna istituzionale anche Fabio Fazio e Pif, è stata l’occasione per ragionare su temi attualissimi come la privacy e la neutralità della rete. «Penso sia qualcosa di acquisito» commenta Patuano «e in generale penso ritengo debba valere il principio “same services, same rules”. Ovvero, bisogna approvare e applicare norme identiche, in tutto il mondo, per chi fornisce le medesime tipologie di servizi».

Sulla tutela dei dati personali, sempre più sotto scacco nell’universo intricato della rete, interviene direttamente chi il web l’ha inventato. Spiega Berners-Lee: «Il nostro lavoro non è finito. Dobbiamo impegnarci affinché internet diventi un luogo sempre più partecipato e collaborativo. Lavorando, in parallelo, a nuove architetture che consentano agli utenti di tenere sotto controllo i loro dati. Di sapere in ogni momento chi è in grado di avere accesso alle loro informazioni». Una straordinaria operazione di trasparenza, che passa anche da infrastrutture capaci, efficienti, veloci.

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