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Tesla, primi segnali dell'auto del futuro

Nel 2017 arriverà un modello rivoluzionario, ma già oggi le vetture di Elon Musk sono un'eccellenza tecnologica 

Gli interni ipertecnologici della Tesla Model S – Credits: Tesla press office

La premessa, il punto di partenza, è che Elon Musk non crede all’auto che si guida da sola . O almeno pensa sia davvero troppo presto per prendere il concetto alla lettera: «Ci vorrà ancora del tempo prima che si possa salire a bordo, addormentarsi al volante e svegliarsi a destinazione» ha detto il numero uno della Tesla in una tappa del tour che l’ha visto impegnato nel Nord Europa in questi ultimi giorni. Eppure il bello è venuto dopo, subito dopo, quando ha aggiunto che si orienterà verso l’ipotesi del pilota automatico.

Un sistema identico a quello di un aereo, dove c’è un computer che provvede alla rotta, a tenersi alla larga dai guai, ma dove restano fondamentali, indispensabili, un paio di occhi e di mani umane pronte a intervenire in caso di necessità. Qualcosa di meno della Google Car, emancipata fino in fondo nei proclami di Mountain View, molto di più dei sistemi di alcune case che badano a se stesse in autostrada, in percorsi ad alto scorrimento o parecchio sgombri.

Fare due più due non è difficile: il 2017 sarà per il brand l’anno della svolta, della possibile consacrazione su larga scala. Quello in cui verrà lanciata sul mercato una vettura elettrica da 35 mila dollari (circa 25 mila euro), cifra non proprio per tutti, ma sicuramente più abbordabili dei modelli attuali che partono dai dintorni dei 70 mila e sforano facilmente la soglia dei 100 mila. Ecco, l’ultima arrivata sarà quella con un equipaggiamento davvero avanzato, progettato per fare concorrenza alle regine dei colpi a effetto tecnologici come Bmw, Mercedes, Ford, Toyota, Nissan e affini. È questione di strategia, ma soprattutto di numeri: con i 30 mila esemplari prodotti ogni dodici mesi, oggi Tesla vale lo 0,1 per cento del mercato dell’auto. È una zanzara ambiziosa, che fa sentire il suo ronzio, ma non incute sul serio paura, al massimo un po' di prurito. Domani, però, potrebbe crescere e parecchio, sganciandosi dal concetto di gingillo di lusso per pochi appassionati economicamente fortunati.

Oggi, è notizia fresca, viene per esempio regalata ai paperoni che comprano case di lusso a Miami e sborsano da 3 milioni fino ai 15 milioni di dollari. Tra una manciata di anni potrà essere una seria tentazione di acquisto. Negli Stati Uniti, certo, ma anche qui da noi in Europa, dove Elon Musk non è venuto soltanto con velleità da turista o per un Grand Tour con il microfono in mano. Ma per preparare al meglio il terreno. In Germania, Austria, Olanda e Svizzera ha inaugurato quattordici stazioni dove l’auto si ricarica in meno di mezzora, le famose «Supercharger». Il tempo se non di un caffè, di un pranzo veloce. E nel Vecchio Continente aumenteranno sempre di più, sempre in vista del grande lancio del 2017. Senza dimenticare due fattori: che il vero asso nella manica del marchio è l'autonomia monstre rispetto agli altri. La Model S, con un pieno di corrente, supera in condizioni ottimali i 502 chilometri. E poi che la ricarica, per i possessori, è gratuita. Un bel modo per ammortizzare l'investimento iniziale. O comunque, un costo accessorio in meno.

Nell’attesa, poi, c’è una novità per chi già guida una Tesla da questa parte dell’oceano: a bordo salirà Rdio, il servizio di streaming musicale che con le sue 20 milioni di canzoni è uno dei più agguerriti rivali di Spotify. L’annuncio è significativo, ancora una volta, perché dimostra l’attenzione dell’azienda per l’Europa. E rafforza l’esperienza tecnologica di bordo, che comincia con la portiera che si sblocca con un tocco, prosegue con l’accensione automatica non appena il proprietario si accomoda sul sedile del guidatore e prosegue con il cruscotto futuristico dove svetta, accanto al volante, un enorme tablet da 17 pollici.

Il-cruscotto-della-Tesla-Model-X.png

Serve per ascoltare canzoni, internet radio o gestire i dispositivi connessi in modalità Bluetooth; per navigare sul web, impostare la navigazione su Google Maps, telefonare, guardare le immagini trasmesse dalla videocamera posteriore in HD, sapere qual è l’autonomia residua. Servirà, e questa è un’altra primizia, un’altra anticipazione del futuro firmata Elon Musk, per regolare tutta una serie di settaggi interni della macchina. Che di nuovo ci siano tutti i mezzi per farlo, è apparso chiaro a novembre dello scorso anno, quando un aggiornamento software ha permesso di intervenire sulle sospensioni. Un chiaro indice delle potenzialità di un’auto dove l’hardware, quello che fa girare le ruote, è stato progettato per dialogare il più possibile con il software. Anche quando, e succederà presto, sarà chiamato a viaggiare con il pilota automatico inserito.    
  

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