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Tesla e il futuro dell'auto elettrica, le 10 cose da sapere

Cos'è, da dove arriva e a quali traguardi vicini e lontani sta puntando la Apple delle quattro ruote

È diventata la Apple delle automobili e in fondo le affinità con la mela morsicata non le mancano: una forte spinta tecnologica in un terreno affollato e insieme in bilico tra la voglia di innovare e la tentazione di difendere rendite di posizione acquisite negli anni; un fondatore estroso e abilissimo ad attirare i riflettori su di sé; annunci a effetto, nessuno casuale o avventato, che tutte le volte hanno eco sui media e un’enorme presa sul pubblico. Di Tesla parlano tutti, non sempre a proposito e comunque sempre di più. Ecco un utile e agile vademecum che, senza voler essere esaustivo, contiene le informazioni principali da sapere sull’azienda che si è messa al volante della rivoluzione dell’auto elettrica.  

IL NOME
È un omaggio esplicito all’inventore Nikola Tesla, vissuto tra l’Ottocento e il Novecento. Estroso, controverso, un incrocio tra genio e follia, è stato uno dei principali artefici delle evoluzioni e rivoluzioni nel campo dell’elettricità. Se il mondo si accende come lo conosciamo, è in parte merito suo. Così come il motore elettrico usato dalla Roadster, il primo modello prodotto dall’azienda automobilistica americana: riprende quello a corrente alternata pensato dallo scienziato nel 1882.  

LE ORIGINI
La storia è il vantaggio competitivo di questa società. Mentre molte realtà dell’auto hanno i loro modelli in catalogo da pochissimi anni oppure non ne hanno ancora nessuna, la Tesla Motors, quotata in borsa al Nasdaq, è stata fondata in California, a Palo Alto (dove ha sede Facebook), nel lontano 2003. Più di dieci anni fa. E da allora non ha smesso di sviluppare e studiare soluzioni e migliorie che l’hanno portata già nel 2006 a mostrare i primi prototipi di una sua vettura, commercializzata dal 2008. Non solo dotata allora di un’autonomia estremamente interessante, più di 300 chilometri, ma anche di un look e una vocazione sportiva. Un modo per zittire chi riteneva che le vetture elettriche fossero un sogno impossibile o, ancora, placide lumache senza carattere.  

CHI C’È DIETRO
Lo Steve Jobs della situazione porta un nome altrettanto breve e d’impatto: Elon Musk. Giovane, ha poco più di quarant’anni. Ambizioso come pochi altri: ha cominciato con il tutto digitale, riscrivendo la storia dei pagamenti on line con la fondazione di PayPal. Assieme all’avventura sulle strade con Tesla, si è buttato in quelle nello spazio con SpaceX, altra azienda californiana che vuole portare la gente comune (seppur parecchio facoltosa) in orbita. È anche la figura di riferimento di SolarCity, società americana che installa pannelli solari e stazioni di ricarica per i veicoli elettrici. Quando si dice avere le mani in pasta in tutta la filiera.

I MODELLI
Meno aggressiva della Roadster, ma con un look sinuoso ed elegantissimo e covando un graffio sportivo, la Model S è una gemma di design e tecnologia. Zero emissioni, fino a 502 chilometri di autonomia, capacità di accelerare da 0 a 100 in 4,4 secondi e di raggiungere una velocità massima di 210 km/h nella versione premium con batteria da 85 kWh. Sono invece 390 i chilometri di autonomia, 306 i cavalli e i 190 chilometri di tetto massimo in quella base, una berlina con un pedigree comunque invidiabile. Ha un prezzo di partenza di circa 67 mila euro. Entro l’estate dell’anno prossimo dovrebbe invece arrivare la Model X, un ibrido più accessibile tra un suv e un minivan, che viene presentata come «un’auto per la famiglia dalle solide prestazioni». La caratteristica che salta subito agli occhi è l’apertura ad ali di gabbiano, già vista di recente in casa Mercedes.

DOVE TROVARLI
In pieno spirito con la sua vocazione innovatrice, la Model S si può ordinare direttamente on line versando 2 mila euro per bloccarla. Così come è prenotabile la Model X con una cauzione di 4 mila euro, che diventano 30 mila per la Model X Signature, il top del top, con colori e optional esclusivi. Ci sono naturalmente concessionari in tutta Europa. In Italia il primo ha aperto a Milano, dove ha sede il centro assistenza per il Bel Paese e dove è previsto prossimamente un raddoppio, una nuova inaugurazione.

LA TECNOLOGIA
Le auto firmate Tesla sono un concentrato di tecnologia visibile e invisibile. Quella palese vive nella parte frontale dell’abitacolo, tra i due sedili, dove è presente un generoso, anzi davvero enorme display che si controlla con le dita e lascia personalizzare ogni dettaglio: dall’apertura del tetto panoramico alla regolazione dello sterzo; dalla navigazione sul web alle informazioni svolta dopo svolta per arrivare a destinazione, fino alla possibilità di ricevere e impostare radio in alta definizione o di ricevere e diffondere la musica dai propri dispositivi via Bluetooth, smartphone in testa. La tecnologia invisibile è adattiva: impara a conoscere le abitudini, i percorsi, lo stile di guida di chi è al volante e propone una serie di impostazioni predefinite cucite su misura.

LE BATTERIE
Sono agli ioni di litio e sono state studiate per dare grande resa in uno spazio contenuto garantendo alti standard di sicurezza. Inoltre non contengono metalli pesanti né tossici e sono riciclabili al 60 per cento. Lo scopo è arrivare al 90 per cento, la quasi totalità, nei prossimi anni. Come detto, la Model S ne monta di due tipi: da 60 e 85 kWh (la seconda anche in una variante tarata per ottimizzare le performance della vettura). Sono garantite per 8 anni o 200 mila chilometri nella versione base, sempre per 8 anni e con un chilometraggio illimitato nelle altre. Vetture che hanno accesso gratuito all’opzione Supercharging, ovvero super ricarica, uno dei grandi fiori all’occhiello di Tesla. In stazioni ad hoc, le cosiddette Supercharger, restituiscono metà dell’autonomia in appena 20 minuti. Oppure, per dare un altro parametro: a casa, utilizzando la normale rete domestica, con mezzora attaccata alla corrente la macchina potrà percorrere 27 chilometri. Nello stesso tempo, in una colonnina della rete Supercharger, ne potrà coprire 270. Dieci volte di più.

LA RETE PER LA RICARICA
A oggi, stando alle informazioni ufficiali, ci sono 97 stazioni negli Stati Uniti, solo 3 in Asia, 23 in Europa. Sono negli autogrill, vicino a fast food e centri commerciali, così da consentire a chi le utilizza di spendere nell’attesa il tempo in altre attività. In Italia, che poi è quello che ci interessa di più, al momento non se ne trovano, ma il primo entrerà in funzione quest'estate sull'autostrada A7, nelle aree di Dorno Est e Dorno Ovest. Entro l’inverno del 2015 ne arriveranno a Roma, Milano e altri punti del nord, così da aprire i famosi corridoi, autentici pallini dell’azienda. Percorsi, molto ampi, che si possono coprire ricaricando la vettura da una stazione all’altra. Percorsi obbligati, è vero, ma altrettanto tradizionali e battuti. Per esempio, in questo modo, entro la fine dell’anno prossimo le stazioni saranno raggiungibili dal 98 per cento della popolazione di Usa e Canada e consentiranno di effettuare senza difficoltà il famoso coast-to-coast, il viaggio tra la sponda occidentale a quella orientale (o viceversa) degli Usa. Nel Nord Europa, nello stesso periodo, si potrà viaggiare con la stessa facilità, senza dimenticare che si potranno comunque utilizzare metodi di ricarica più tradizionali: lenti, ma altrettanto funzionali.

LA QUESTIONE DEI BREVETTI
Sono il patrimonio accumulato da Tesla nei suoi dieci e più anni di vita. Un’eredità preziosissima, un punto di forza che Elon Musk ha deciso di mettere a disposizione della comunità dei costruttori, inclusi i rivali. Per il suo tornaconto, almeno in parte, visto che all’azienda più attori sulle strade convengono. Sono potenziali acquirenti dei componenti che produce, a partire dalle batterie. Saranno incentivati a costruire stazioni di ricarica, a disposizione anche dei clienti di Tesla che non dovranno necessariamente investire in un impianto casalingo.

I PROSSIMI PASSI
Elon Musk vuole aprire un’enorme fabbrica per costruire il carburante delle sue vetture, le batterie. Ne sfornerà abbastanza per accendere 500 mila macchine da qui al 2020. In omaggio alle manie di gigantismo che coinvolgono anche i nomi con cui battezza le sue iniziative, la fabbrica si chiamerà «Gigafactory». Mira a ridurre i costi di questi supporti, a renderli più efficienti con un significativo investimento in ricerca e sviluppo. Che guarda anche al mercato dell’energia solare, bisognoso di depositi per immagazzinare la corrente generata dai raggi per evitare di sovraccaricare la rete. Si parla di un investimento che, dai 2 miliardi di dollari annunciati a febbraio, è già schizzato a 5 miliardi. Ma a Elon Musk i soldi, così come il coraggio, è evidente che non mancano.  

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