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Tesla, ecco cosa dice chi l'ha provata

Le vetture elettriche di Elon Musk sembrano convincere tutti. Anche chi cerca, a ogni costo, il pelo nell'uovo

Sul sito ufficiale della Tesla c’è una sezione chiamata «Storia dei clienti». Qui, in mezzo a titoli stracarichi di positività e aggettivi ottimisti, da «L’auto familiare definitiva» a «L’auto invernale perfetta», fino a echi dickensiani di «Una storia natalizia», sono raccolti pareri, opinioni, impressioni di chi ha avuto modo di mettersi al volante della vettura elettrica firmata dalla compagnia dell’estroso Elon Musk.

C’è Laurie, che la paragona (nientemeno) a un carro armato, ne esalta le doti di sicurezza e sentenzia: «È l’unica macchina su cui voglio che viaggino i miei figli. Punto». Sid, ribadisce un numero imprecisato di volte (all’ennesima s’impone lo sfinimento e si tende a perdere il conto) che «è bellissima». Vemon racconta un incidente in cui è stato coinvolto e dal quale la sua Model S è uscita illesa: «Aveva il paraurti anteriore un po’ ammaccato, ma oltre a quello era intatta». Lo stesso non si poteva dire della berlina tedesca coinvolta nell’episodio, che non era a pezzi, ma quasi.

E così via lodi sperticate su ogni aspetto, sempre documentate da immagini e nome degli entusiasti autori. Nulla di male: un po’, anzi un bel po’ di agiografia sulle pagine web di un marchio, a pochi clic dagli indirizzi dei concessionari per organizzare una prova su strada oppure ordinarla direttamente on line, sono più che giustificabili. E se un giorno si scoprisse che Laurie, Sid, Vemon e compagnia fossero prezzolati testimonial o che le loro impressioni siano state gonfiate a dovere da un ufficio marketing, ci sarebbe poco di cui sorprendersi.    

Il punto vero è che la Tesla raccoglie i favori degli addetti ai lavori chiamati a stressarla sul campo. Partono scettici, bacchettoni, pieni di punti interrogativi, arrivano soddisfatti a destinazione. Poche settimane fa vi avevamo raccontato l’esperimento condotto dal magazine The Atlantic: un viaggio dalla California all’Arizona con qualche imprevisto e comunque nel complesso positivo.

Molto più carica di entusiasmo la recensione pubblicata nei giorni scorsi dal sito americano di Wired in cui il giornalista, nonostante la sua propensione di cercare il pelo nell’uovo – dallo schermo touch di 17 pollici che durante la guida s'intrufolerebbe nel campo visivo alla presenza di due soli porta bicchieri (sono americani, il bibitone in auto è un must) nonostante i passeggeri siano cinque – tirando le somme applaude i tanti punti di forza della vettura. Che poi sono quelli che ne stanno decretando il successo: in primis, la potenza del motore elettrico, in grado di non far rimpiangere per accelerazione e prestazioni quello tradizionale. E poi l’autonomia.

La durata delle batterie è un punto su cui vale la pena aprire un’ampia parentesi. La Model S dichiara fino a 502 chilometri. Ovvio, dipendono dallo stile di chi siede al volante, dal livello a cui si tara l’aria condizionata, da quanto si gioca con il sistema di navigazione o con i contenuti multimediali di bordo, da quanto si frena e si accelera (il traffico stressa la carica) ma tutto sommato si tratta di un grandissimo salto di qualità rispetto al range che finora ha azzoppato o almeno sfavorito le vetture di vecchia generazione del segmento.

Al di là delle eccellenze tecnologiche di Tesla , se davvero, come promesso dall’azienda, entro la fine dell’anno prossimo le sue stazioni di ricarica superveloce, le famose Supercharger copriranno il 98 per cento della popolazione degli Stati Uniti e si estenderanno in maniera massiccia in Europa, sarà possibile utilizzare queste vetture anche per lunghi viaggi. Che comunque non sono all’ordine del giorno e, con qualche attenzione, almeno dall’altra parte dell’oceano, possono essere portati a termine già oggi. Come dimostrano le stesse prove su strada di tanti giornalisti un po’ troppo puntigliosi o solo abbastanza ansiosi.

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