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Tecnologia, come l’abbiamo usata nel 2016

Smartphone, internet, social network, shopping on line: le nostre abitudini fotografate da un rapporto di Schibsted Media Group

Sullo smartphone, a sorpresa, siamo ancora dipendenti dagli sms o almeno WhatsApp, Messenger e simili non sono riusciti a pensionarli del tutto: il 71 per cento degli italiani ha continuato a usarli nel corso del 2016 (in Spagna solo il 39 per cento degli intervistati). Non è finita: diamo per scontato di essere schiavi dei social network, eppure via mobile vengono utilizzati dal 59 per cento dei nostri connazionali. In Spagna sono al 65 per cento, in Svezia al 68, facciamo meglio (o peggio? Questione di prospettive) della Francia, che si ferma al 46 per cento.

Ancora, siamo molto indietro con i pagamenti dal telefonino: li hanno provati 17 italiani su 100. Troppo presto, è questione di disponibilità tecnologica più che di fiducia. Il 74 per cento del campione tricolore, in effetti, si dichiara tranquillo a ricorrere al cellulare per saldare un conto. Questione, dunque di abitudini. Parecchio più consolidato il ricorso alle mappe sul display – 49 per cento contro l’11 per cento della Francia e il 20 della Spagna, dove devono essere tutti navigatori provetti – e del consumo di notizie. Più della metà degli italiani, gradisce avere informazioni a portata di tasca.

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– Credits: iStock. by Getty Images

Sono alcune delle conclusioni di uno studio condotto sul nostro comportamento digitale dalla norvegese «Schibsted Media Group», società presente sul territorio nazionale con i brand «InfoJobs.it» per le offerte di lavoro e «Subito.it» per gli annunci di compravendita di prodotti e servizi.

Infatti il rapporto stringe anche sul mercato dei prodotti di seconda mano, oramai un trend robusto nel Bel Paese: 62 italiani su 100 dichiarano di aver comprato oggetti usati negli ultimi 12 mesi. Il motivo? Soprattutto il prezzo (il 65 per cento del campione), nessuno o quasi l’attenzione all’impatto ambientale (il 18 per cento) sebbene, come vi avevamo raccontato qui pochi mesi fa, il risparmio in termini di emissioni di CO2 grazie a questo tipo di traffico di cose è notevolissimo. Ben 3,4 milioni di tonnellate di CO2 in un anno, l’equivalente di 10 mesi senza traffico a Roma o 32 a Milano.

Scorrendo i dati, si trovano altre voci interessanti. Solo il 18 per cento degli italiani usa applicazioni per tenersi in forma e monitorare il proprio stato di salute. Sono tra le dieci più cercate su Google nel corso del 2016, come abbiamo scritto qui, però un buon 82 per cento, una volta scaricate, le lascia a prendere polvere nello smartphone. In Spagna e Francia fanno meglio, sono utilizzate rispettivamente dal 22 e dal 29 per cento degli intervistati.

Rispetto ai nostri vicini oltre confine, siamo ancora più pigri, almeno se misuriamo la nostra propensione a comprare on line: il 21 per cento degli italiani lo fa ogni settimana, la metà almeno una volta al mese. In Spagna solo il 15 per cento ogni sette giorni, in Francia il 14 per cento. Acquistiamo soprattutto vestiti, libri, prenotiamo viaggi e hotel. Quantomeno, pur essendo sedentari e casalinghi, a un certo punto lasciamo il comfort del digitale e partiamo.

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