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La storia del mouse: c'era una volta un pezzo di legno (e una palla da bowling)

Quello che negli anni '60 nacque come un pezzo di legno dotato di due rotelle, è riuscito negli anni a imporsi come presenza insostituibile per chiunque abbia un PC. In occasione della morte dell'inventore del mouse, ecco il racconto della nascita e dell'evoluzione dell'accessorio più famoso della storia della tecnologia

Il primo mouse

– Credits: SRI International

Il primo prototipo era un rozzo guscio di legno che racchiudeva un circuito stampato e due grandi rotelle di metallo, sulla parte superiore spiccava un pulsante rosso, mentre un filo si allungava dall’estremità posteriore. Il nome ufficiale era “puntatore” ma all’Augmentation Research Center della SRI International tutti lo chiamavano mouse, per via della forma tondeggiante e della “coda” che spuntava dal legno.

Correva l’anno 1964, e Bill English, ricercatore capo allo Stanford Research Institute aveva appena finito di costruire il primo prototipo funzionante di quello che oggi è comunemente conosciuto come mouse. Ma tutto era cominciato tre anni prima, quando Douglas Engelbart (allora alla guida dello SRI), durante una conferenza presso l’istituto di ricerca traccia su un taccuno il primo schizzo del suo “puntatore”. Ci vollero nove anni perché quello schizzo si trasformasse in un brevetto vero e proprio, da titolo “X-Y position indicator for a display system”. Era il 1970, e il mouse era ufficialmente entrato a far parte della storia della tecnologia.

Come spesso accade, quando una nuova invenzione potenzialmente rivoluzionaria vede la luce, i suoi stessi creatori non intuirono (o non vollero intuire) le formidabili implicazioni economiche insite nel nuovo “puntatore”. Certo, il topo elettronico apriva la strada a un modo completamente nuovo di utilizzare la tecnologia, sarebbe stato sufficiente un po’ di fiuto per gli affari per capire che di lì a qualche anno anche i meno esperti avrebbero potuto sfruttarlo per interagire con il proprio calcolatore. Il problema era che all’inizio degli anni ’70 ben pochi potevano permettersi di tenere un desktop computer nello studiolo di casa. È per questo che, pochi anni dopo, il brevetto verrà concesso in licenza ad Apple per la cifra tutto sommato modica di 40.000 dollari (ed è per questo che ancora oggi c’è chi crede che il mouse sia un’invenzione Apple).

Ma arrivati all’inizio degli anni ’70, la storia del mouse comincia a unirsi a quella di un’altro aggeggio di ben più antichi natali: la trackball . Volendo limitarci alla sola funzionalità, infatti, il primo prototipo di mouse ha fatto il suo debutto nel lontano 1952, quando Tom Cranston e Fred Longstaff presero una palla da bowling canadese e la inserirono al centro di un sistema di sensori di rotazione, per ottenere un aggeggio che consentisse di manovrare un sistema computazionale utilizzato per gestire le operazioni di guerra. La trackball presentava indubbi vantaggi (uno su tutti, consentiva di spostare il cursore anche in diagonale), ma si dovette aspettare fino al 1974 per vederla in azione accoppiata a un personal computer, quando Jean-Daniel Nicoud, basandosi sul brevetto di Engelbart, sviluppò il primo mouse a sfera rotante a due tasti.

La sfera rotante ebbe un buon successo tra gli addetti ai lavori, per poi imporsi come vero e proprio standard all’inizio degli anni ’80 quando Logitech presentò al mondo i primi mouse dotati di sensori ottici, gli stessi che verranno poi impiegati da Apple prima nel PC LISA (1983) e poi nel più fortunato Macintosh (1984). Negli anni successivi il mouse viene adottato anche da Microsoft e IBM, e comincerà a diffondersi e a offrire prezzi sempre più bassi. Di qui agli anni ’90 il mouse andrà incontro a una trasformazione fondamentale: la forma si adatterà sempre di più all’incavo della mano seguendo criteri ergonomici sempre più sofisticato, viene inoltre introdotta la possibilità di modulare la risposta del cursore.

Sono arrivati gli anni ’90, è arrivato Windows 3.0, il mouse è diventato un accessorio insostituibile per chiunque abbia un PC, comincia un’età d’oro in cui Microsoft vende ormai milioni di esemplari in tutto il mondo e il mouse si impone come strumento simbolo per un’intera generazione nata battendo i tasti di un PC. Nel 1996 Microsoft introdurrà un altro elemento rivoluzionario, una rotella centrale per “scrollare” le pagine a schermo, un anno più tardi viene aggiunto anche un meno fortunato pulsante laterale per il pollice.

Gli anni 2000 sono caratterizzati dalla progressiva scomparsa della sfera e dalla diffusione di mouse ottici laser e wireless sempre più precisi. L’ultima novità degna di nota in questi anni arriva nel 2009, quando Apple lancia sul mercato il suo Magic Mouse, il primo dotato di superficie multitouch.

Cinquant’anni sono passati dalla sua prima apparizione, il suo inventore è passato a miglior vita, ma il mouse gode ancora tutto sommato di una salute di ferro. Ma il suo ultimo compleanno potrebbe essere vicino. Negli ultimi anni, con la diffusione di tecnologie come Kinect, sistemi di riconoscimento vocale, trackpad eclettici e decine di altri nuovi sistemi per interfacciare uomo e macchina, a più riprese si sono celebrati i funerali anticipati del mouse tradizionale.

Certo, forse di qui a qualche anno le nuove tecnologie avranno spazzato via i “puntatori” (e le tastiere), è perfettamente plausibile. Io che sono un vecchio nostalgico, però, per scaramanzia, mi tocco le trackball.

 
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