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WhatsApp condividerà i numeri degli iscritti con Facebook: le cose da sapere

Cambio delle policy per il servizio di messaggistica più famoso al mondo acquistato nel 2014 da Mark Zuckerberg

Sono passati poco più di due anni da quando Facebook ha comprato WhatsApp. Subito dopo l’annuncio, diversi esperti e sostenitori della privacy avevano sollevato dure questioni su come la creatura di Mark Zuckerberg avrebbe utilizzato la miriade di informazioni sugli iscritti al servizio di messaggistica che nel frattempo è diventato il più famoso al mondo.

Non conosciamo il tuo compleanno, né il tuo indirizzo di casa – aveva detto a suo tempo Jan Koum, co-fondatore di WhatsApp – nessuno dei dati che scambiano i nostri iscritti vengono salvati e memorizzati dall’azienda e non abbiamo intenzione di cambiare una politica del genere”. Eppure, 18 mesi dopo, inevitabilmente qualcosa cambierà. A comunicarlo è stato proprio l’azienda parte del circuito di Facebook, attraverso un post sull’aggiornamento delle policy dell’applicazione.   

Cosa cambia

Nell’immediato, non ci saranno grossi stravolgimenti per chi usa l’app sullo smartphone. Però, sotto sotto, cominciano ad attivarsi alcuni movimenti di condivisione intelligente tra Facebook e WhatsApp, due ecosistemi così diversi ma destinati a incrociarsi spesso. Nella pratica, presto (probabilmente con un aggiornamento delle applicazioni per i diversi sistemi operativi) si dovrà accettare di associare il proprio numero di cellulare con il profilo sul social network, per ottenere alcuni vantaggi e avvisi extra utili ai singoli utenti. “Mentre WhatsApp continuerà a funzionare come un servizio separato da Facebook, abbiamo intenzione di condividere alcune informazioni con il gruppo di aziende che ne fanno parte, così da coordinare e migliorare le esperienze di utilizzo”.

Niente spam, o quasi

Anche se il team di WhatsApp ha spiegato che la modifica non aprirà la strada alla ricezione di messaggi contenenti annunci pubblicitari o banner, prima o poi arriveranno sulla piattaforma comunicazioni da parte di negozi o organizzazioni con cui abbiamo avuto a che fare, per l’acquisto di un prodotto o l’accesso a un determinato servizio. Qualche esempio? Potremo ricevere notifiche sulla disponibilità del referto presso l’istituto ospedaliero dove è stata effettuata la visita, oppure del cellulare riparato dall’assistenza di fiducia, e così via. Teoricamente non vi è limite al tipo di soggetto che sarà in grado di contattare una persona via WhatsApp, secondo alcuni criteri.

Strategie di marketing

Ma il passo verso il marketing, che molti potrebbero considerare come pubblicità, è breve. Grazie alla magia dei big data, tramite i quali Facebook sa praticamente tutto delle nostre passioni, tendenze e hobby, l’invio di avvisi potrebbe riguardare non solo oggetti già acquistati o prestazioni già effettuate ma anche promozioni specifiche per la tipologia di utenza. “I messaggi ricevuti potrebbero contenere marketing e un'offerta per qualcosa di probabile interessare” – scrive WhatsApp, sottolineando che: “Non vogliamo che l’utente abbia un’esperienza simile allo spam; come per tutti i messaggi potrà gestire queste comunicazioni e noi rispetteremo le sue scelte”. I passi necessari a negare l’accesso a Facebook da WhatsApp sono questi.

Le chat restano private

C’è da dire che con Facebook, WhatsApp condividerà solo un paio di elementi, come il fatidico numero di telefono e l’ultimo accesso al client. I testi, le foto, video e file audio scambiati con gli amici resteranno privati e protetti dalla crittografia end-to-end introdotta ad aprile. Inoltre, chi non ha un profilo sul social non dovrà creare un account per sfruttare le chat di WhatsApp, come detto le due applicazioni restano divise nel loro utilizzo quotidiano.

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