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Twitter vuol diventare la nuova Google

Parlare oggi agli sviluppatori per avere (domani) il controllo di tutto l’ecosistema mobile. Ecco cosa si nasconde dietro il progetto Fabric

Non è solo questione di ingombri. Che il mondo dei dispositivi mobili sia diverso da quello dei PC e di tutti gli altri supporti nati sotto il segno del desktop lo capiamo innanzitutto dai nostri comportamenti. Basta salire su una metropolitana, su un autobus o su un qualsiasi mezzo a media percorrenza per rendersene conto: è tutto un frullare di polpastrelli sui touch screen, uno scorrere schizofrenico da un link all’altro. Piaccia o meno il newsfeed sta cambiando il mondo, o quanto meno il nostro modo di accedere all’informazione. Un flusso magmatico di “strilli” che danza davanti ai nostri occhi per attirare la nostra attenzione, per generare il fatidico clic che muove l’economia del Web.

C’è chi, è il caso di Twitter, sui paradigmi della feed-economy ci sta costruendo un impero. Fatto di chiacchiere (tante) e distintivo (quello di un uccellino bianco su sfondo azzurro), ma non solo. Da qualche tempo a questa parte - almeno dalla quotazione in borsa, o forse anche da prima - Dick Costolo e i suoi stanno pensando a come fare del proprio servizio qualcosa di più di un raccoglitore di cinguettii. Lo si è capito una volta di in occasione della prima conferenza della società con gli sviluppatori e in particolare al momento della presentazione di Fabric, il nuovo kit di sviluppo per il mondo mobile.

Cos’è Fabric
Di cosa stiamo parlando? Fabric sostanzialmente è una piattaforma per gli sviluppatori composta da quattro differenti soluzioni create (o acquistate) da Twitter per il mondo delle applicazioni mobili: Crashlytics, per le analitiche e l'ottimizzazione della stabilità delle apps, MoPub, per la pubblicità e l'analisi dei profitti online, Twitter Kit per la distribuzione dei contenuti, e Digits per la registrazione e la profilazione degli utenti.

Detta così sembrerebbe il solito pacchetto di aggiornamenti per gli sviluppatori che vogliono migliorare l'appeal delle proprie applicazioni. In realtà quello appena rilasciato da Twitter è forse il progetto più ambizioso mai sviluppato dalla società per espandere i suoi confini. Un piano audace per infiltrarsi all’interno di ogni nostra applicazione, lo definisce addirittura Wired.com che spiega: "Fabric è uno strumento per gli sviluppatori tanto quanto i cavalli dei greci erano dei regali per abbellire Troia". L’idea è un’altra: "Trasformare un business basato esclusivamente su un singolo prodotto - i tweet - in un servizio diversificato volto a ogni persona e società che produce applicazioni mobili. I quali, a loro volta, andrebbero a colpire ogni persona che utilizza applicazioni mobili. In altre parole, tutti”.

Dammi il tuo numero di telefono e diventeremo amici
Il lato più evidente di questo nuovo orientamento sta forse in Digits. Tecnicamente, si tratta di uno strumento che permetterà a chiunque abbia un’applicazione (o un sito) di far registrare i propri utenti utilizzando come credenziali il solo numero telefonico. Ma nella realtà dei fatti si tratta del più importante progetto di penetrazione online dai tempi di Facebook Connect

Digits è gratuito e non richiede alcun tipo di registrazione preventiva a Twitter, né tantomeno un indirizzo email. Gli utenti dovranno semplicemente fornire il proprio numero di telefono

Digits, infatti, è gratuito e non richiede alcun tipo di registrazione preventiva a Twitter, né tantomeno un indirizzo email. Gli utenti dovranno “semplicemente” fornire il proprio numero di telefono. Così facendo saranno accettati dalle applicazioni. Ma soprattutto entreranno a far parte di tutto l’ecosistema creato da Twitter per far circolare contenuti rilevanti e ovviamente pubblicità.

Una strada che porta dritto agli utenti
Se l’iniziativa avrà successo, quella di Twitter diventerà una nuova frontiera per conquistare le attenzioni (e i clic) degli utenti. Nessuno smartphone proprietario, nessun sistema operitvo né motore di ricerca: la piattoforma di microblogging più famosa del mondo non può contare sulle risorse di Apple e Google. Ma scommette sul ruolo sempre più strategico che avranno le applicazioni nel futuro della nostra vita digitale. Averne le chiavi d’ingresso significherà in certo senso entrare nelle case di tutti gli utenti.

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