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Twitter: le scuse del fondatore per la vittoria di Trump

Il mea culpa di Evan Williams: "Internet non funziona. Pensavo che la libertà di tutti di parlare avrebbe fatto bene al mondo, mi sbagliavo"

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La pagina Twitter di Donald Trump - 22 maggio 2017

"Se Trump ha vinto anche grazie a Twitter, mi dispiace". Le scuse arrivano da uno dei fondatori del popolare social media, Evan Williams, che in un'intervista al New York Times riconosce come "Internet si sia rotto" e se doveva fare del "bene al mondo" beh... così non è stato. Anzi, il contrario. 

I tweet sono diventati già dalla campagna elettorale il principale canale di comunicazione del tycoon, contribuendo al suo trionfo nelle urne lo scorso 8 novembre.

Attraverso la piattaforma sono passati gli slogan e i messaggi propagandistici dell'allora candidato alla presidenza, compresi gli attacchi più duri a Hillary Clinton. "È stata un brutta cosa, perchè senza Twitter molto probabilmente non sarebbe diventato presidente", ha detto Williams.

Del resto lo stesso Trump alcune settimane fa aveva affermato che senza i suoi tweet a quest'ora non avrebbe conquistato la Casa Bianca. E i 30 milioni di follower, le persone che seguono il suo account personale, testimoniano quanto sia efficace la strategia del tycoon, che così riesce a scavalcare gli "odiati" media tradizionali, quelli che ha definito "il vero nemico dell'America" con le loro "fake news".

- LEGGI ANCHE: Trump e le minacce alla stampa

Williams, 45 anni - che fondò Twitter nel marzo 2006 insieme a Jack Dorsey, Noah Glass e Biz Stone - si dice anche pessimista sul futuro dei social media: "Internet si è rotto, si è incamminato su un percorso buio. E le cose andranno peggio, basta vedere le persone che su Facebook postano in diretta suicidi, pestaggi o assassini".

Una serie di abusi che per l'imprenditore della Silicon Valley non risparmiano Twitter. "Una volta pensavo che il mondo sarebbe stato automaticamente migliore una volta che ognuno fosse stato libero di parlare liberamente e scambiare informazioni ed idee. Mi sbagliavo".

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