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Twiplomazia, dimmi come usi Twitter e ti dirò che politico sei

Sempre più leader politici aprono un account Twitter, ma ben pochi sanno come utilizzarlo per comunicare con i propri elettori (o con i propri cittadini). Alla Social Media Week, l'esperto Matthias Lüfkens ha illustrato la situazione mondiale e individuato 5 accorgimenti utili per i politici che twittano

Medvedev-Twitter

– Credits: Matthias Lüfkens

Da come un politico, un diplomatico, un candidato o un amministratore della cosa pubblica utilizza Twitter si possono capire tante cose, molte più di quante si potrebbe pensare in un primo momento. È questo, volendo, il sottotesto dell’ottima presentazione che l’ex-Head of Digital del World Economic Forum, Matthias Lüfkens ha tenuto ieri nel contesto della Social Media Week di Milano.

C’è chi usa Twitter come vetrina elettorale permanente, chi invece (ad esempio il diplomatico svedese Carl Bildt) come strumento per catturare l’attenzione di altri interlocutori, alcuni capi di governo lo usano per comunicare con i cittadini, altri per fare dichiarazioni epocali (Obama, con il tweet sui diritti delle coppie gay), altri ancora, come il primo ministro del Rwanda , per supplicare i propri cittadini di lavorare di più e bere meno. Ma c’è anche chi lo usa per aprire una finestra sulla propria quotidianità, come Hugo Chavez, che non esita a esultare con un tweet quando la sua squadra fa gol.

Una cosa è certa, tra i social media Twitter è l’unico che negli ultimi anni è stato capace di ottenere una popolarità e una credibilità tale da tracciare inediti ponti comunicativi capaci di interconnettere semplici utenti, primi ministri, candidati politici e le alte cariche della diplomazia internazionale.

Stando ai dati forniti da Lüfkens, il 75% dei governi mondiali ha un account ufficiale su Twitter, non solo, 141 tra Capi di Stato e di Governo e 56 Ministri degli Esteri. utilizzano attivamente il proprio account per condividere con la Rete notizie sul proprio operato. L’agenzia Burston-Marsteller, per cui oggi Lüfkens lavora, ha condotto nel 2012 uno studio intitolato Twiplomacy , che ha analizzato nel dettaglio non solo chi dei leader mondiali usa Twitter, ma come lo utilizza.

Ciò che ne emerge, sostanzialmente è questo: sempre più leader mondiali aprono un account su Twitter, ma ben pochi lo utilizzano in modo ragionato. Basti pensare che, su 264 leader mondiali presenti su Twitter, solo 30 intrattengono una vera comunicazione tra loro, e molto pochi twittano con regolarità. Questa tendenza, Lüfkens l’aveva già individuata nel 2011: “Dei 62 leader mondiali delle 49 nazioni che utilizzano Twitter, solo 25 si seguono tra di loro. Questo significa che tra di loro esistono solo 300 connessioni, mentre potrebbero essercene 6162.”

Insomma, non basta aprire un account su Twitter e limitarsi a postare qualche tweet asettico per far vedere che si esiste. L’arte del twitting politico-diplomatico (o della twiplomacy, come la chiama Lüfkens) segue regole ben precise. Qualche esempio:

1. Non bisogna limitarsi ad accumulare follower, bisogna seguire altri leader mondiali, ministri, diplomatici e anche giornalisti. E soprattutto, bisogna “conversare” con loro regolarmente
2. Si deve coinvolgere il proprio pubblico di follower. La forza di Twitter consiste anche nella sua diplomaticità, un leader 2.0 deve imparare a rispondere alle domande e, soprattutto, a porne.
3. Un atteggiamento rigido e istituzionale non paga. I messaggi più efficaci sono quelli più personali e autentici, ma anche quelli con un linguaggio meno aggressivo e meno errori grammaticali. Lo stesso vale per le foto, meglio pubblicare istantanee scattate a un meeting internazionale, che riciclare foto istituzionali.
4. Pochi tweet sono un male, ma troppi possono essere anche peggio. È importante mantenere un equilibrio tra la quantità di tweet postati e la frequenza delle risposte date ad altri tweet. In generale, meglio non superare i 15 tweet al giorno, e rispondere il più possibile.
5. Twittare nel proprio linguaggio va bene, ma è buona pratica, periodicamente, affiancare anche tweet riassuntivi in lingua inglese, per assicurarsi di raggiungere un pubblico più ampio.

C’è chi, come Barack Obama (@BarackObama), il presidente del Consiglio Europeo Herman van Rompuy (@euHvR), il primo ministro australiano Julia Gillard (@JuliaGillard), il presidente brasiliano Dilma Rousseff e il presidente francese Francois Hollande (@fhollande), utilizzando questi accorgimenti, hanno trasformato i propri account Twitter in uno strumento mediatico eccezionale e di enorme portata.

E in Italia? Come si stanno comportando i politici in queste elezioni? Siamo in piena par condicio, perciò eviterò di parlare in modo generale delle performance 2.0 dei nostri politici. Se ci tenete, però, Lüfkens ha messo a disposizione online la seconda parte della sua presentazione , in cui mostra come i 6 candidati premier utilizzano nel dettaglio Twitter, utilizzando dati estrapolati tramite Twitonomy .

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