VKontakte algoritmo isis
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Social media: creato l’algoritmo che predice gli attacchi terroristici

Alcuni ricercatori hanno analizzato per mesi un social network russo per creare schemi predittivi e anticipare le minacce dell’Isis

Dal 1 gennaio al 31 agosto 2015 i ricercatori dell’Università di Miami hanno analizzato ogni singolo centimetro di VKontakte, un social network russo che conta circa 360 milioni di utenti in tutto il mondo. Il motivo? Cercare di isolare gruppi di persone considerate molto vicine alla propaganda terroristica, finalizzata in principal modo al reclutamento pro-Isis. Il risultato è racchiuso in un database di oltre 108.000 individui, rintracciati non solo per l’utilizzo di certe parole chiave ma per concrete connessioni con il sedicente stato islamico.

Niente di così speciale, direte voi, già Facebook e Twitter svolgono un lavoro del genere con il fine di segnalare gli account agli organi di polizia, ma a Miami sono andati oltre. Lo studio, durato sette mesi, ha permesso di inserire le informazioni ottenute all’interno di un software avanzato, che le ha contestualizzate tirando fuori una sorta di algoritmo, uno schema da utilizzare successivamente sui social network per individuare simili linee di comportamento, che potrebbero anticipare l’insorgenza di eventi violenti.

Pubblicato su Science

La ricerca, pubblicata su Science, ha prediletto alcune procedure peculiari, come l’analisi dei gruppi piuttosto dei singoli utenti, ovviamente più numerosi e difficili da catalogare. Inoltre, gli aggregati minori sono stati, a poco a poco, associati a quelli più ampi, per restituire un quadro generale dipendente da variabili limitate. Secondo Neil Johnson, del team di Miami, i dati raccolti possono essere sfruttati per incrementare le procedure anti-terrorismo online: “Potremmo costruire una macchina autonoma che spulci i social per riconoscere certi aggregati, determinare le loro dinamiche e avvisare nel caso di particolari picchi di interesse, quando si avverte un incremento dei livelli di attenzione e di organizzazione”.

Intelligence al lavoro

Difficile dire in che modo l’algoritmo possa concretamente evitare un attacco, visto che di rado su internet (e non solo sui social) vengono utilizzati riferimenti in chiaro, su orari e luoghi, ma i ragazzi negli USA credono di poter dare una spinta determinante alla battaglia contro la minaccia “fantasma”. La pratica è che, avuta la certezza dell’organizzazione di un attacco, l’intelligence possa mettersi in moto per capire dove avverrà e con quali modalità, riducendo al minimo i rischi per la popolazione.

Eliminare non è sempre la scelta migliore

L’algoritmo anti-Isis mette in risalto quella che per molti è una pecca nella prevenzione del terrorismo sui social network. L’eliminazione delle attività di propaganda online, come su Facebook e Twitter, può infatti creare non pochi problemi a chi tenta di sfruttare modelli informatici per supportare gli organi di polizia e di investigazione. Le due principali reti social godono di team dedicati all’identificazione e rimozione di account e gruppi che postano e condividono materiale a favore del terrorismo, di qualunque matrice esso sia. All’inizio del 2016 Twitter ha sospeso circa 125.000 utenti legati all’Isis, così come Anonymous, che nei mesi scorsi ha contribuito a denunciare le campagne di inneggiamento alla guerra contro l’Occidente, soprattutto in concomitanza degli attacchi francesi.

C'è tanto da fare

Si tratta sicuramente di una pulizia utile a tenere i servizi citati candidi (almeno da un certo punto di vista) ma è chiaro che in questo modo analisti e ricercatori non possono manipolare i dati per tentare di risalire a fonti e focolai. Visto il lavoro prematuro, non è possibile affermare con certezza che lo schema dell’Università di Miami abbia una reale valenza nella predizione di atti terroristici; servirà più tempo.

Come spiega il New York Times, gli studiosi sono alquanto scettici nei confronti di un software automatico che dovrebbe rintracciare e dare senso alle comunicazioni tra presunti terroristi in rete. Ma ulteriori implementazioni sono dietro l’angolo. La tecnologia più volte ha dimostrato di poter raggiungere risultati migliori e più velocemente di quanto possa fare l’uomo con i propri mezzi. È questione di tecnica, ma anche di fiducia. 

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