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Privacy questa sconosciuta: Facebook traccia anche i non utenti

Lo scrive il Guardian alla fine di una ricerca commissionata dall'agenzia belga sulla protezione della privacy. Ecco cosa dice

Facebook terrebbe traccia di quello che fanno gli utenti al computer anche se non sono iscritti al social network. Detta così sembrerebbe un bel pesce d'aprile in anticipo visto che è stato il Guardian a gettare l'amo il 31 marzo. Secondo il quotidiano inglese, la piattaforma di Zuckerberg installerebbe suoi cookie nei computer di utenti e non utenti quando si imbattono in pagine che contengono plugin del sito o pagine visitabili senza iscrizione. Detta così sembrerebbe una grande bufala, anche a livello tecnologico, ma forse dietro c'è un minimo di verità.

Cosa succede

L'agenzia belga per la protezione dei dati personali e la privacy ha commissionato una ricerca per capire in che modo venga attivato il tracciamento degli iscritti di Facebook anche quando entra in gioco il cosiddetto meccanismo di op-out, ovvero il rifiuto da parte dei navigatori di essere analizzati per ottenere annunci pubblicitari su misura. Il report è scaturito dal lavoro del Centre of Interdisciplinary Law and ICT (ICRI), il Computer Security and Industrial Cryptography (Cosic), l'Università di Leuven, il Dipartimento media, information and telecommunication (Smit) e l'Università Vrije di Bruxeless. Alla fine i ricercatori hanno affermato come Facebook tracci i movimenti degli utenti con o senza il loro permesso, sia loggati che non sulla piattaforma; un'attività che va contro le norme europee sulla privacy.

Come ci riesce

Il tutto viene reso possibile dal pulsante Like che è installato su più di 13 milioni di siti nel mondo. A livello tecnico al suo fianco ci sono cookie di tracciamento che si insidiano nei computer delle persone quando visitano pagine di terzi che presentano il fatidico pulsantino oppure nel momento in cui si clicca su una fanpage o un profilo che può essere visualizzato anche senza login. Il problema è che le leggi dell'UE richiedono che i cittadini continentali forniscano un esplicito consenso prima di poter essere tracciati attraverso i cookie. Lo aveva ricordato anche il Garante italiano insistendo sul fatto che i portali di aziende con interessi in Italia devono indicare al loro accesso chiaramente la richiesta di installazione dei cookie. Se la notizia su Facebook dovesse essere confermata si aprirebbe una disputa legale non da poco.

La smentita

Intanto il social network ha diffuso una nota in cui chiarisce la sua posizione in merito: "Questo rapporto contiene inesattezze fattuali. Gli autori non ci hanno mai contattato, né hanno cercato chiarimenti sui presupposti su cui si basa il loro rapporto. Nemmeno sono stati accolti i nostri commenti sulla relazione prima che questa venisse resa pubblica. Abbiamo spiegato nel dettaglio le inesattezze contenute nel primo draft del rapporto (dopo la sua pubblicazione) direttamente al Garante della Privacy Belga, che ha commissionato lo studio, e ci siamo proposti per un incontro volto a spiegare le inessattezze contenute nello studio, ma l’invito è stato declinato. Tuttavia, restiamo disponibili ad una collaborazione con loro e speriamo che possano aggiornare il lavoro in corso d’opera". 

Cosa possiamo fare

Per il momento chiunque ci tenga a far si che le proprie decisioni vengano rispettate può arginare il discusso menefreghismo del social network installando dei plugin che aiutino l'utente invece di monitorarlo. C'è ad esempio Privacy Badger, un programmino della Electronic Frontier Foundation che consente di bloccare gli annunci spia e i tracker invisibili. Come gli altri colleghi si tratta di software che limitano il tracciamento ma non lo eliminano del tutto, per questo gli organi di garanzia dovranno far capire chiaramente ai big della rete quanto sia importante la privacy, al pari della loro necessità di venderci pubblicità.

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