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PlaceAvoider, una museruola social per Google Glass

Con la crescente diffusione di dispositivi che fotografano e condividono ogni singolo istante della nostra giornata, c'è bisogno di un filtro per evitare che vengano condivise immagini compromettenti

– Credits: Drakh @ Flickr

Prova a immaginarti a camminare per strada, una qualsiasi strada del centro di una grande città, di qui a cinque anni. Se, come sperano alcuni preconizzatori, dispositivi come Narrative e Google Glass saranno diventati ubiqui, è possibile che mentre tu cerchi di uscire illeso da uno struscio domenicale, decine di dispositivi ti stiano fotografando o filmando, pronti ad assicurare la tua faccia affaticata ai posteri digitali condividendo il tutto in rete.

Ecco, a qualcuno dev’essere venuto in mente che uno scenario simile potrebbe creare qualche piccolo problema di privacy, e ha già pensato a come correre ai ripari. Quel qualcuno si chiama Apu Kapadia ed è a capo del team che sta lavorando a un nuovo progetto chiamato PlaceAvoider .

L’idea alla base di PlaceAvoider è quella di ottenere un sistema in grado di capire quando determinate foto non possano essere condivise e che si occupi dunque di condividere in sicurezza tutte le altre. Dal momento che operare una scrematura delle immagini scattate in automatico sulla base del loro contenuto sarebbe impensabile (almeno per ora), Kapadia e colleghi hanno pensato bene di concentrarsi sui luoghi in cui vengono catturate.

Semplicemente, non c’è il tempo materiale per controllare manualmente le migliaia di immagini che questi dispositivi generano in un solo giorno, e in un mondo così interconnesso questo potrebbe portare alla condivisione involontaria di foto che non vuoi condividerespiega Kapadia “Stiamo dunque cercando di aiutare le persone a sfruttare queste applicazioni a pieno fornendo loro un modo per condividere in sicurezza.

Quello che l’utente dovrà fare, una volta installato PlaceAvoider, sarà “istruire” il software in modo che riconosca gli ambienti in cui la condivisione andrà bandita. Per fare ciò sarà sufficiente fornire all’algoritmo una serie di immagini dei luoghi interessati, a partire dalle quali sarà in grado di capire automaticamente quando l’utente è in un posto off-limits (la camera da letto, ad esempio, o il bagno, o l’ufficio in cui si tengono riunioni riservate), e bollare tutte le immagini scattate in quell’ambiente in modo che debba essere l’utente stesso a decidere in seguito se condividerle o meno.

Un simile sistema tornerà sicuramente utile, considerando il crescente successo riscontrato da dispositivi come Narrative , una fotocamera clip da applicare ai vestiti che si occupa di registrare ogni momento della tua giornata scattando in automatico centinaia di fotografie. Ciò nonostante, PlaceAvoider non può fare nulla con quello che è il vero problema privacy legato a questo genere di dispositivi.

Se anche avessimo a disposizione un filtro capace di scremare con un’accuratezza soddisfacente (quella di PlaceAvoider, per ora, si assesta intorno al 90%), niente ci assicura che, nelle situazioni che vorremmo cancellare dalla nostra cronologia fotografica, non ci siano altri che ci riprendano e condividano istantaneamente nella socialsfera.

Per questo motivo, PlaceAvoider potrà avere un’utilità relativa, in attesa che vengano adottate delle misure per evitare che il solo uscire in strada ci renda bersaglio dei maniaci del self-tracking.

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