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Ecco perché non esiste (e non esisterà) un anti-Facebook

Ello è un nuovo social network che vuole spodestare Facebook promettendo un'esperienza senza pubblicità. Ma per superare Zuckerberg ci vuole altro

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– Credits: rielaborazione di un'immagine di Fudyma @ Flickr

C’è un nuovo social network all’orizzonte, si chiama Ello, rastrella 34.000 nuovi utenti ogni ora ed è l’ultimo contendente dell’ormai leggendaria battaglia per spodestare Facebook dal trono del mondo social.

Fondato da un designer specializzato in biciclette e giocattoli, Ello offre ai propri utenti una piattaforma social sgombra da qualunque tipo di pubblicità, consente di condividere contenuti su cui si ha un controllo pressoché totale e di categorizzare i propri contatti in due schiere: “Amici” e “Rumore di fondo”, il suo logo è uno smile nero e il suo “manifesto” è un collage di slogan ormai ritriti come “i social network sono strumenti di responsabilizzazione” e “Tu non sei un prodotto.

Insomma: niente che non si sia già visto negli anni passati. Ello, per il momento, si posiziona come l’ennesimo anti-Facebook, senza offrire nulla di davvero differente da aspiranti paladini della privacy come Diaspora e Unthink.

La differenza tra Ello e tutti i passati tentativi di spodestare Zuckerberg dalla sua torre d’avorio è questa: Ello sta riscuotendo un successo inaspettato, attirando centinaia di migliaia di utenti ogni giorno. Perché? Difficile a dirsi. Sicuramente un ruolo ce l’ha avuto la scelta del social network di Menlo Park di obbligare gli utenti a utilizzare i propri nomi reali, alienando una nutrita fetta di utenti (molti dei quali appartenenti alla comunità LGBT) che hanno preferito levare le tende.

Ma se davvero la forza di Ello consiste nella libertà che offre ai propri utenti, questo probabilmente non basterà. Gli ultimi anni di scandali e polemiche sulla privacy hanno sicuramente convinto qualche utente a traslocare in altre piattaforme, ma non hanno eroso in maniera visibile il predominio di Facebook nel settore. Basti pensare che nonostante l’NSA, nonostante le continue modifiche osteggiate dagli utenti, nonostante le class action, ancora oggi il 73% degli adulti presenti online dichiara di utilizzare Facebook.

Certo, oggi si registra una maggiore attenzione nei confronti della privacy (il successo di app come Telegram ne è un esempio), ma questo non sembra bastare per generare uno stravolgimento del panorama social. Il perché è piuttosto intuibile.

Se si va a guardare la storia dei social network, appare lampante che gli utenti si sono spostati in massa da una piattaforma all’altra inseguendo nuove funzionalità e nuove opportunità di interazione. È successo con i blog, è successo con Fotolog, è successo con Myspace, e prima o poi succederà anche a Facebook.

Perciò, piuttosto che continuare a cercare di reinventare Facebook, i contendenti al trono social dovrebbero cominciare a lavorare in un’altra direzione, immaginando in che modo vorranno interagire gli utenti del futuro e quali aspetti degli attuali social network sono destinati a diventare obsoleti.

Il rischio, altrimenti, è di finire stritolati nel paradosso di Achille e la tartaruga: finché ci si ostina a inseguire qualcuno, risulterà quasi impossibile superarlo.

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