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Flipboard 2.0, ora chiunque può creare una rivista e pubblicarla online

La nuova versione della popolare applicazione introduce la possibilità di creare riviste personalizzate con contenuti presi dal Web e condividerle sulla piattaforma. Avrà successo? Dipende dagli editori (quelli veri) e dagli inserzionisti

Nuovo Flipboard

– Credits: Flipboard

Da oggi chiunque può diventare un editore, o almeno provarci, utilizzando le funzionalità di social curation introdotte nella nuova versione di Flipboard .

Lo so, sembra un annuncio pubblicitario truffaldino, come tanti se ne leggono e ascoltano da anni a questa parte. Ma questa volta, almeno tecnicamente, corrisponde a verità.

Ma andiamo con ordine.

A tre anni dal suo lancio su iPad, Flipboard è ormai una delle principali app di riferimento per chi vuole “consumare” notizie e contenuti web in modo ordinato e visualmente funzionale. Oggi, con il lancio di Flipboard 2.0 la startup di Palo Alto solleva l’assicella di un buon numero di spanne, lanciandosi in un’impresa ambiziosa: consentire a chiunque di realizzare vere e proprie riviste online, aggregando i contenuti dalla Rete, e di renderle disponibili a chiunque.

La nuova versione di Flipboard introduce diverse piccole novità, ad esempio un’impostazione grafica più improntata sulle immagini, una nuova Content Guide, un bookmarklet per selezionare nuovi contenuti in scioltezza e la possibilità di commentare ogni singolo contenuto (inviando i commenti sul sito originale).

Al di là di questi pur validi colpi di lima, però, il vero punto di svolta consiste nel nuovo pulsante +.

Utilizzando il nuovo pulsante ‘+’ che appare su tutti i contenuti trovati su Flipboard, o utilizzando il nuovo bookmarklet per il web, i lettori possono riempire le proprie riviste con contenuti che esprimano un punto di vista, che riflettano gusti personali o che condividano idee che loro trovano stimolanti." si legge nel comunicato ufficiale "Per gli editori questo può essere un nuovo modo di condividere contenuti d’archivio, pubblicare favolose collezioni o confezionare pacchetti di storie in modo completamente nuovo.”

Il modo più semplice per creare una rivista su Flipboard è fare una ricerca. Andando a interrogare il motore su un argomento specifico, il software si dedicherà automaticamente a produrre un magazine istantaneamente sfogliabile con tutti i contenuti rilevanti trovati per quell’argomento. La vera sfida proposta da Flipboard ai suoi 50 milioni di utenti richiede però uno sforzo in più. Il lettore può creare quante riviste vuole, curarne la copertina, scegliere un titolo adatto, selezionare gli articoli più validi, affiancarci una colonna sonora che segua la lettura, e infine condividere la rivista sulla piattaforma Flipboard in modo che chiunque possa raggiungerla, sfogliarla e nel caso si dimostri di suo gradimento, “abbonarsi” (leggi: diventare follower), alla rivista o al suo “editore”.

In questo modo, Flipboard punta a diventare un'autentica edicola 2.0 in cui utenti, compagnie pubblicitarie ed editori professionisti possano mettere in mostra il proprio magazine, nella speranza che venga letto e condiviso con sufficiente frequenza da comparire nella sezione Recommended Reading di Flipboard.

Il nuovo Flipboard rappresenta il punto di arrivo della social curation, termine relativamente nuovo che va a confezionare un concetto ormai diffuso. Con l’avvento dei social network e delle piattaforme di microblogging gli utenti hanno via via imparato a selezionare, condividere e ricondividere contenuti altrui, andando di fatto a svolgere una sorta di lavoro “editoriale” e trasformando via via le proprie pagine profilo in una sottospecie di organo d’informazione social, arbitrario e personalizzato. Questa tendenza è andata poi consolidandosi con il diffondersi di piattaforme come Tumblr e Pinterest, attraverso le quali gli utenti hanno cominciato ad affiancare alla selezione, una vera e propria catalogazione e presentazione grafica dei contenuti.

La nuova sfida di Flipboard va a inserirsi esattamente in questo solco. Si rivelerà un successo? Dipenderà dagli utenti, certo, ma anche (e forse soprattutto) dall’atteggiamento che inserzionisti ed editori riserveranno a questo nuovo strumento “editoriale”.

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