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LinkedIn bandisce la prostituzione dai propri profili

Il nuovo contratto d'utilizzo di LinkedIn lo mette in chiaro, l'utilizzo del social network per promuovere la prostituzione non è consentito, nemmeno nei paesi in cui è legale. Ma ciò rischia di creare problemi per chi si occupa, per lavoro, di prostituzione

Amsterdam prostituzione

– Credits: Stuck in Customs @ Flickr

Se anche le prostitute hanno bisogno di limare un curriculum in Rete, vuol dire che la crisi ha travolto ogni settore.” È uno dei tanti commenti apparsi oggi in calce a una delle notizie più bizzarre della storia del Web, ossia che LinkedIn ha sentito la necessità di diffidare prostitute e papponi dal farsi pubblicità sui suoi canali.

Da poche ore, il career social network più famoso e utilizzato di sempre, ha pubblicato un nuovo contratto di licenza con cui ha di fatto comunicato ai propri 200 milioni di utenti le nuove regole di comportamento da osservare per non essere cacciati a pedate da LinkedIn. In particolare, l’articolo 10 intitolato “Attività consentite” e “attività non consentite” di LinkedIn, elenca una serie di nuovi divieti, tra cui spicca inequivocabile quello di: “Caricare, pubblicare, inviare email, trasmettere o mettere a disposizione in altro modo oppure creare profili o fornire contenuti, anche se fosse legale nel luogo in cui Lei si trova, promuovono servizi escort o prostituzione.”

È bastato accostare le parole “escort” e “prostituzione” perché tutti cominciassero a domandarsi se LinkedIn stia diventando una sorta di casa chiusa 2.0, un ricettacolo della peggiore mercificazione, un infallibile sistema per anonimizzare il traffico di esseri umani. Frenate i vostri pruriginosi timori, al momento non esiste alcun emergenza prostituzione su LinkedIn.

E allora a che pro prendersi il disturbo di farne cenno diretto nel contratto di licenza? A quanto pare, per puro scrupolo.

Nel vecchio contratto di licenza, avevamo precisato che nessuno poteva utilizzare un profilo per promuovere qualcosa di ‘illegale’” ha spiegato un portavoce di LinkedIn “Tuttavia, esistono paesi in cui questo tipo di professioni sono legali.

In realtà, cercando prostitution utilizzando il motore Skill&Expertise di LinkedIn si viene rimandati a una pagina specifica in cui vengono elencati gli esperti in questo campo. In effetti, il termine “prostitution” viene utilizzato da LinkedIn per indicare un’abilità vera e propria per cui si può addirittura ricevere o dare raccomandazioni. Questo perché esistono professionisti (agenti di polizia, preti, assistenti sociali) che per lavoro si occupano di sfruttamento della prostituzione e del reinserimento delle vittime del traffico di esseri umani nella società.

Questo non significa però che non esistano utenti che tentano di sfruttare LinkedIn per fini illegali , tra cui anche la promozione della prostituzione. Fino a qualche giorno fa, tra un consulente e un esperto in traffico di esseri umani, spuntavano anche sedicenti “massaggiatori” che tra le proprie competenze annoveravano abilità come “massaggi alla prostata” e “massaggi corporali in totale nudità.”

 
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